Quando saltano i tralicci lo Stato scende a patti con le leggi

di GIUSEPPE REGUZZONIsudtirolo non è italia

Nel leggere le cronache di politica estera non sappiamo più a chi dare retta. La stampa chiama “ribelli” e “resistenti” i mercenari pagati dall’Arabia Saudita che in Siria massacrano, devastano chiese e usano gas nervino, dando poi la colpa ad Assad, e chiama, invece, “terroristi” i sudtirolesi della Notte dei Fuochi … Non capiamo….

I resistenti sudtirolesi non rivolsero mai la loro ira contro le persone, ma sempre e solo contro le cose che rappresentavano un potere oppressivo e straniero.
Era la notte tra l’11 giugno e il 12 giugno 1961, quando il Tirolo meridionale fu investito da un’ondata di attacchi a strutture dell’ENEL e a vecchi monumenti inneggianti al fascismo all’italianizzazione di quelle terre. Nel giro di poche ore saltarono per aria 37 tralicci dell’alta tensione, paralizzando l’attività industriale di gran parte dell’Italia settentrionale. Fu solo l’inizio di una lunga serie di azioni che si protrassero per tutto il decennio successivo. Non ci furono vittime, almeno sino a quando il Ministero degli Interni non ordinò una durissima reazione. I “ribelli” tirolesi non volevano che fosse versato del sangue, Roma, invece, sì.
C’è un antefatto politico che merita di essere ricordato. Nel luglio del 1959 era divenuto Cancelliere della Repubblica d’Austria Bruno Kreisky, ebreo socialista, ricordato come grande uomo di pace, per le sue mediazioni tra Europa Orientale e Occidentale e tra Palestinesi e Israeliani. Kreisky avviò sin da subito trattative con il Governo italiano, ma, e qui citiamo quanto scritto da La Stampa, «presto avrebbe toccato con mano che la diplomazia e la politica italiana non facevano avanzare d’un passo la situazione delle minoranze tedesca e ladina a Bolzano. Le rivendicazioni della popolazione di lingua tedesca si scontravano con il muro di gomma di Roma. Le proteste di Vienna venivano respinte come “ingerenze”». Come, del resto, aggiungiamo noi, le proteste di molti altri entro i confini italiani … Roma mostrava di infischiarsene non solo degli Accordi di Parigi del 1946, che tutelavano la “minoranza” tirolese, ma anche della sua stessa Costituzione.
Fu in quel contesto che assunse la guida morale del movimento di liberazione sudtirolese il “Befreiungsausschuss Südtirol”, Comitato di Liberazione del Sud Tirolo, nato nel 1956 a opera di Sepp Kerschbaumer, poi “misteriosamente” morto di infarto nel carcere di Verona, e di Georg Klotz. All’inizio del 1961 Joseph Innerhofer, uno dei suoi capi, incontrò Kreisky, che, quando gli fu esposto il progetto di minare i tralicci, non disse né sì, né no. La resistenza tirolese, fermamente intenzionata a fermarsi all’attacco a cose materiali, intese quell’atteggiamento come un appoggio, non solo morale.
Fu l’inizio di un percorso violento, in cui Roma, incattivita, reagì con le incarcerazioni facili, le strane morti di prigionieri cui si negava la qualifica di “politici”, la presenza ossessiva dei servizi segreti e gli attentati sanguinari attribuiti ai Tirolesi, il martirio di un popolo che si dimostrò fiero e compatto. Ma fu anche l’inizio della liberazione del Tirolo Meridionale, perché, senza quella notte, non si sarebbe mai arrivati alla sua autonomia amministrativa e alle leggi che la tutelano. Anche se non si tratta di un percorso ancora compiuto e rispettato sino in fondo dallo Stato italiano, deve far riflettere come l’identità non sia stata svenduta. Ancora oggi, nuove forze indipendentiste in sudtirolo rivendicano il rispetto dei patti.

 

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12 Comments

  1. cowborn says:

    La notte dei fuochi saltarono tralicci enel…….io ero un ragazzino ed ero lì……non solo quella notte saltarono tralicci,ma anche prima e dopo fino alla firma del secondo statuto autonomia SUDTIROLO E TRENTINO del 1972……in quei tempi andavo in vacanza in val d’adige a cica 600 slm……di notte si sentivano le esplosioni…….io andavo a tagliare l’erba sui ripidi pendìì con i miei amici amplatz,pichler,herbert e oti…….si mangiava speck che dico speck,quello era per i signori…….si mangiava pane di segala e pancetta affumicata e si beveva acqua di sorgente…….ho imparato a fare il filo alla falce in quei luoghi portandomi via mezzo dito indice……..ogni tanto nel paesino di Montagna facevano saltare la tomba del Tolomei che voleva italianizzare i nomi tedeschi……guardate ora come siamo ridotti…….ci riempiono di scaraffoni che fanno il mestiere di MICHELAZZO…….sapete qual’è il mestiere di MICHELAZZO…….mangiano……bevono……e vanno a SPASSO.
    Mi dispiace per i giovani del nord che hanno il cervello rimbambito dagli smartphone e dalla dieta vegana.

  2. cowborn says:

    boh!

  3. Maloenton says:

    In Sud Tirolo ci sono molti arabi e burqa in giro per Bolzano/Bozen ecc…loro sono il futuro ! fanno figli e imprese..,erediteranno l’Europa. fatevene una razione…l’indipendenza è per chi ha le palle

  4. teleaspettatore says:

    Purtroppo la questione sudtirolese è un problema ormai superato. Non perchè le rivendicazioni dei tedeschi non siano giuste, perchè i tedeschi stessi ormai si sono estinti. Rubrica del telefono alla mano, oggi il cognome più diffuso a Bozen è Esposito, i tedeschi sono uno su mille.
    L’unica speranza per i Sudtirolesi è fare figli, solo in questo modo si può contrastare l’immigrazione.

    • Stefania says:

      Magari fosse un problema superato. I sudtirolesi sarebbero felici, uniti a ciò che è consono alla loro identità. Come spiegare poi il recente referendum consultivo sull’autodeterminazione, seppur privo di valore legale, che ha sancito che il 92% dei votanti vuole unirsi all’Austria?
      Il partito indipendentista di Eva Klotz infine è passato da due a tre consiglieri regionali, dal 4,9 al 7,2 per cento e da 14.888 voti a 20.736. La questione è tutt’altro che risolta. Infine, a prescindere dalle rubriche dei telefoni, in democrazia i diritti delle minoranze non sono suppellettili, specialmente quando la storia delle facili annessioni cancella i diritti dei popoli a restare padroni a casa propria.

  5. haizo says:

    La strada forse è lunga…. Südtirol innanzitutto ma anche il Welschtirol non hanno certo perso l’Heimat e non smetteranno mai di crederci: unico Tirolo come è naturale che sia. Non si cancellano secoli e secoli di storia tirolese solo perché l’arroganza fascioitaliana ha negato e nega l’evidenza. Preferire Vienna a Roma non solo è ovvio ma ridicolo pensare il contrario e chi lo pensa è un intruso. Infine, Alto Adige non esiste. E’ solo un nome inventato dal nanetto Napoleone e poi ripescato dal criminale Tolomei. Qui è Südtirol. Und Welschtirol. Sino a Borghetto. Punto.

  6. Giuliano says:

    Il tempo passa e le cose cambiano, oggi credo che in alto adige non interessi a nessuno tornare con l’Austria si trovano bene cosi. Quanto a voi e il vostro referendum farlocco non vi verra’ concesso nulla , visto che avete votato in massa per Renzi.

  7. luigi bandiera says:

    Aldo,
    qua si discute si discute e intonto il tempo passa e fanno sempre più italiani. Se non nascono dalle nostre donne (terre) li vanno a prendere oltre il mare loro.
    E noi in silenzio, quando non parliamo per niente, lì a pagare il conto piuttosto salato.
    Calcio calcio calcio…

    E tutti si sentono liberi e sovrani, nel mantenerli a vita e in vita.

    Viva litaglia

  8. Dan says:

    Con le buone maniere non si ottiene mai niente ma mettendo l’altra parte davanti il fatto compiuto che può finire male la si induce in fretta a più miti consigli

  9. luigi bandiera says:

    Ottimo “pezzo”. Si pezzo perché l’intera storia sarebbe lunghissima.
    Con la ikx non cambi nulla in uno stato uno e indivisibile.
    Di diritto poi… komunista.

    Bisogna ripetere o bisognera’ ripetere la GARIBALDINATA che fece l’unità (forse) degli stati esistenti nella parte continentale, penisolana e isalana. (passatemi i termini ruspanti).
    Detto ciò di evince che ci vuole azione e non orazione.

    Saluti a tutti anche agli irragiungibili del miglio grigio. (lo avevo scritto).
    E, con questi intenti “uniti” non si ottiene proprio nulla. Anzi. Ci si danneggia a vicenda e non a Vicenza.
    Peccato…

  10. Aldo says:

    Indubbiamente in SudTirolo vive una popolazione che guarda alle soluzioni pratiche e non si perde negli Italici bizantinismi .
    Buon per loro, quà nel resto dello stivale non c’è altrettanta determinazione e coraggio.
    Cordilai saluti da Aldo

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