Successo del plebiscito veneto, “illegale” ma per per gli italiani

di CLAUDIO ROMITI

Nonostante la preoccupata propaganda degli unitaristi, sempre buoni a sventolare un certo amor patrio italiota da stadio, tendente a sminuirne il valore, è indubbio che il referendum “informale” sull’indipendenza del Veneto sia un successo politicamente molto significativo. Non convinci metà degli aventi diritto al voto, circa due milioni di cittadini, ad esprimersi su un tabù come la “sacra” indivisibilità del Paese di Pulcinella solo allo scopo di farsi una passeggiata di salute. Evidentemente, ma personalmente non ho mai nutrito dubbi in merito, è molto cresciuta nel tempo tra la popolazione veneta la sensazione di vivere dentro una feroce cortina di ferro nazionale. Una cortina di ferro la quale, attraverso una fiscalità e una burocrazia eufemisticamente folli, sta letteralmente soffocando il ben noto spirito di iniziativa –dunque la libertà- degli stessi veneto. E nonostante la delusione che questo operoso e civile popolo ha subìto a causa del fallimento politico della Lega Nord, il referendum dimostra –se ce ne fosse ancora bisogno- che una grande porzione degli abitanti di questa terra mantengono intatta la loro autentica aspirazione indipendentista.

D’altro canto, come ho avuto modo di scrivere in passato, un regime democratico più funzionare in maniera relativamente equilibrata se le popolazioni che lo compongono risultino sostanzialmente omogenee sul piano delle relative aspirazioni economiche. Ciò detto in parole semplici significa vivere ed operare all’interno di un edificio nazionali in cui, a prescindere dalle razze a dalle religioni, siamo tutti d’accordo a rimboccarci le maniche e lavorare. Tuttavia, ed è questo il caso della patria dei santi, dei poeti e dei navigatori, quando metà del Paese preme da decenni per ottenere il classico posto al solo finanziato a colpi di tasse, caricandosi di fatto sulle spalle del resto della popolazione, allora si pone un serio problema democratico. In forza di alcuni complessi meccanismi del consenso, che non è questa la sede per approfondire, accade –come di fatto sta accadendo in Italia da almeno 50 anni- che la politica nazionale non possa prescindere dal comprarsi legalmente il voto di chi reclama più Stato, utilizzando le risorse delle regioni più operose e produttive, tra cui per l’appunto il Veneto.

Questo meccanismo, eufemisticamente chiamato residuo fiscale, unito ad una devastante crisi internazionale, sta letteralmente strangolando la libertà economica della componente più sviluppata del Paese. Sta di fatto che qualunque partito nazionale, onde mantenere ed accrescere il proprio radicamento elettorale, deve necessariamente fare i conti con  milioni di voraci cittadini che, molto compatti su questo piano, sono disposti a regalare il proprio consenso solo a chi garantisca loro il citato posto al sole pubblico, o pagato coi soldi pubblici. Ebbene, partendo da questo devastante presupposto, occorre prendere atto che una siffatta democrazia è destinata a condurre l’intero sistema verso l’approdo della povertà e del sottosviluppo. Povertà e sottosviluppo a cui, a quanto pare, milioni di veneti non vogliono rassegnarsi. Staremo a vedere.

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7 Comments

  1. roby says:

    io sono convinto che la questione della nostra “indipendenza” non riguarda solo la gente confinata nella regione italiana chiamata veneto.
    con il plebiscito truffa del 1866 l’italia si prese tutta la serenissima escluso parte dello stato da mar (istria e dalmazia) e parte dello stato de tera (bergamo brescia – all’incirca – ).
    ci stiamo prendendo cura, egoisticamente, di un’esigua parte del popolo venetiano e cioè una riserva italiana chiamata veneto. crediamo d’essere i veri discententi di tutta la gloriosa storia del popolo serenissimo (spero non sia così altrimenti qui c’è un bel pò di ignoranza).

    un altro punto che non mi piace è che, a quanto dicono i risultati del plebiscito-sondaggio, la popolazione voglia sì l’indipendenza da roma ma voglia invece continuare a rimanere sotto l’europa, sotto l’euro, e sotto la nato O_o
    beh, allora si tratta di una fievole indipendenza, cioè alla fine siamo ancora dipendenti dalla banca europea, dalle sue normative e burocrazie, e dagli usa.
    proprio quelle nazioni che 150 anni fa vollero si facesse l’italia unita e che finanziarono i savoia e la spedizione dei mille.

  2. franco says:

    E va bene se questa votazione è illegale bisogna costringere il parlamentino veneto di approvare il progetto di legge n 342 proposto dal consigliere Valdegamberi che prevede l’indizione di un referendum consultivo atto a sancire legalmente il volere assoluto della gente veneta, è questo l’unico modo per mettere il bavaglio a tutti coloro che cercano di sminuire ciò che è appena stato fatto.

  3. Moray says:

    Ora da internet bisogna passare ai fatti. Se gli indipendentisti veneti non saranno in grado di raccogliere firme per presentarsi alle europee e montare un bel casino nelle piazze saremo davanti ai soliti chiacchiere e distintivo.

  4. Eugenio Sonda says:

    Caro Claudio, quando mi ha rubato l’analisi? Ogni popolo, per il proprio bene, deve essere amministrato da propri rappresentanti.

  5. gino lucetti says:

    Bisogna fare presto o finiremo in miseria. Anche se questo referendum è stato definito da Zaia “un sondaggio” si può adesso organizzarne uno definitivo, come le “primarie” del PD. Inoltre, va organizzato sin da ora un governo ombra del Veneto, con istituzioni parallele, come nel Kosovo. Poi vedremo quanto saranno capaci di continuare a ridicolizzare una cosa così importante in tutto il mondo.!…

    • Ernesto Furioso says:

      Di illegale cè il plebiscito farsa del 1866,il Veneto non doveva essere annesso a quel cesso del regno Sabaudo.
      La documentazione storica non manca,fu una truffa infame.

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