Dopo le bombe “intelligenti”, i droni “intelligenti” sul Pakistan

dronedi ANDREA CARLO MONTI

Esistono realtà talmente spaventose ed inumane, così inconcepibili per noi che viviamo nel ventre della bestia, che raccogliere informazioni su di essere risulta più difficile per l’imbarazzo che provocano piuttosto che per la loro effettiva reperibilità; in particolare la mia attenzione è stata attirata da una nuova tecnologia che si è fatta prepotentemente largo nelle priorità di investimento americane, fino al punto che in futuro, il suo ampio utilizzo verrà associato all’amministrazione Obama tanto quanto l’Obama care (la riforma della sanità) o l’uccisione di Osama Bin Laden.
Predator Drones, droni predatori, sono il nuovo marchio di fabbrica della belligeranza made in Usa; la realizzazione del sogno americano di fare la guerra senza alzarsi dalla poltrona, seminando morte e distruzione (e libertà a sentire loro) in ogni angolo del pianeta, senza mai dover rischiare le preziose vite dei soldati americani.
I droni sono aerei bombardieri senza pilota, che sono stati sviluppati e perfezionati negli ultimi anni tanto che il loro impiego è aumentato di otto volte sotto Obama e che hanno aiutato gli Usa nella loro metodica “conquista” del medio oriente, anno dopo anno questo nuovo sistema di combattere il terrorismo ha sempre più allargato i suoi orizzonti, fino a diventare il principale strumento di repressione in varie nazioni che stentano ad avere i cordiali rapporti di amicizia che tanto gli americani cercano nei loro partner.

Facciamo un salto in Pakistan, la situazione di questo paese è a dir poco instabile, le guerre, i terremoti, e le continue rivolte che caratterizzano il nuovo millennio per il sesto stato più popoloso del mondo, non ci giungono nuove; il Pakistan ha sofferto molto anche la presenza sul suo territorio di organizzazioni terroristiche islamiche molto forti, come i Talebani, al-Quaeda e molte altre. Ovviamente queste presenze hanno attirato l’attenzione della più grande forza liberatrice e pacifera che la storia abbia mai visto, ovvero gli Stati Uniti d’America.
Lo zio Sam ha sempre trovato insopportabile che delle associazioni del terrore sbocciassero e fiorissero senza il proprio consenso (o i propri armamenti), non ha grande simpatia per i musulmani e soprattutto ha un’ossessione atavica per qualsiasi tipo di minaccia, persino la più ridicola, al proprio stile di vita. La guerra in medio oriente si trascina ormai da anni e conosciamo molti tratti di come le offensive occidentali abbiano causato più morte e distruzione di quella che i terroristi avrebbero potuto sognare in mille vite.
Il Pakistan dicevamo, dove i governi si susseguono a colpi di ribellioni e gli ultimi anni di guerra hanno ridotto buona parte della popolazione all’età del ferro. C’è una zona in particolare, il nordest, dove il confine con l’Afghanistan è molto sottile e dove gli Usa hanno allestito un circo degli orrori del quale voglio raccontarvi; dal 2004 una nuova politica è stata sperimentata con grande diligenza, la strategia dei raid con i suddetti droni predatori. I droni sono macchine perfette per combattere il terrorismo, seminano distruzione e incutono il timore per la libertà e la giustizia di cui gli Stati Uniti sono alfiere e baluardo.

Fosse vero sarebbe interessante e confortante, ma ovviamente è tutta una menzogna, come quasi ogni cosa arriva in questi anni dalla vecchia colonia di Sua Maestà. La schizofrenia e l’assoluta incapacità di riconoscere la realtà che caratterizza ormai il popolo e le amministrazioni americane ha portato questa “guerra dei droni” ad un livello pressoché incredibile di sufficienza e violenza. Gli attacchi indiscriminati di queste macchine di morte sono ormai praticamente incontrollabili e il conteggio dei civili colpiti oscilla tra i trecento e i novecento, con ovviamente un buon paio di centinaio di bambini. Questi numeri sono già spaventosi, al punto che Amnesty International già da tempo ci informa che parte di questi attacchi di dorni sono assimilabili a crimini di guerra.
Crimini di guerra. Sì, poiché oggi la vita in Pakistan è una costante convivenza con i bombardamenti degli americani, che senza legge e senza scuse decidono di uccidere chiunque vogliano, in qualsiasi momento, tramite armi senza pilota, per ordine di uomini senza volto, insabbiando poi nei modi più vili e mediocri le proprie azioni. Vi invito ad ascoltare le conferenze stampa di vari generali e responsabili di queste offensive, dove affermano senza vergogna che, sì, alcuni dei morti potrebbero essere civili, ma presumibilmente (in base all’altezza, all’età e alla posizione geografica) i bersagli sono terroristi. Questo sarebbe come dire che io, dato che ho 22 anni e mi trovo ad Appiano Gentile, allora sono presumibilmente un giocatore dell’Inter. La follia che traspare dalle decisioni degli stati maggiori americani è cruda realà nel momento in cui si vanno ad ascoltare i civili che vivono in Pakistan e che convivono con il giornaliero terrore di una morte che proviene dall’alto, giovani e vecchi asseriscono che ormai il terrore del cielo azzurro (poiché col cielo nuvoloso i droni non possono volare) è il loro nuovo compagno di vita. Provate ad immaginare una situazione dove in ogni momento un ordigno può caderti in testa senza ragione, dove la tua vita non è più un diritto, ma una concessione di politicanti e militari dall’altra parte del mondo.
Mio padre mi racconta che uno dei pochi aneddoti che mio nonno rivelava della grande guerra erano i colpi dei mortai dei russi, e l’attesa in trincea delle truppe, la morte indiscriminata che colpiva chiunque senza ragione, sentivi partire il colpo e poi cominciavi a pregare, perché da quel momento nessuno era più al sicuro. In Pakistan gli innocenti hanno sentito partire il colpo nel 2004, e ad oggi ancora pregano che qualcuno si ribelli a questa politica assassina della nazione che dovrebbe combattere il terrore, ma che dai dati e dai fatti risulta averne creato di nuovo, di più grande e di più insensato.
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