Strapotere delle lobby, tutti i partiti marionette. Le finte difese dei cittadini

di DISCANTABAUCHIlobby2

L’Italia, assieme alla Spagna e al Portogallo, è uno dei paesi europei in cui le pratiche di lobbismo e gli stretti rapporti tra il settore pubblico e quello finanziario indeboliscono l’azione riformatrice, producendo maggiori rischi corruttivi. Lo scrive un rapporto sulle Lobby in Europa a cura di ‘Transparency International’, un’organizzazione che si batte conto la corruzione. In particolare, lo studio sottolinea che in questi paesi gli sforzi a favore di riforme del settore finanziario dopo la crisi “sono stati contrastati e annacquati in gran parte a causa dell’intensa attività di Lobby“. Secondo il rapporto, in tutta Europa c’e’ un “urgente bisogno di una riforma dell’attività delle Lobby“. Dei 19 paesi europei sotto esame, solo 7 hanno una legge che regola la loro azione, cosi’ importante nel momento in cui si assumono decisioni che influiscono sulla vita dei cittadini europei. E un’attività di lobbying senza alcuna regolamentazione, conclude lo studio, “apre la porta alla corruzione”.

L’ultimo rapporto di Transparency International, “Lobbying in Europe. Hidden Influence, Privileged Access”, classifica di 19 nazioni europee l’Italia spiega così che siamo 19°,   con  20 punti su 100. Praticamente dei corrotti allo stato puro.  “E’ da sottolineare che le maggiori nazioni al centro della crisi finanziaria si trovano al fondo della classifica, insieme all’Ungheria”, si legge. L’Italia si colloca al di sotto della media europea.

Per i dati del Corporate Europe Observatory (CEO) il settore finanziario spende 120 milioni di dollari all’anno per attività di lobbying a Bruxelles e impiega più di 1700 lobbisti. Altri settori, come quello farmaceutico, delletelecomunicazioni e dell’energia, spendono fiumi di soldi in attività di lobbying.

Ma cosa si trova ancora nelle pieghe del rapporto? Vediamo cosa ha estrapolato il Fatto Quotidiano: “LE FINTE CAMPAGNE DAL BASSO: ARRIVA L’ASTROTURFING. Le modalità di azione dei lobbisti sono le più svariate. Tra le più gettonate, secondo il rapporto, ci sarebbero le campagne rivolte ai cittadini. Petizioni, lettere collettive, dibattiti o manifestazioni pubbliche sono alcuni degli strumenti ritenuti più efficaci. Fino al cinico “astroturfing”, ovvero la pratica di mascherare dietro la parvenza di campagne dal basso la difesa di interessi privati. Accanto a queste strategie resistono poi i più classici incontri vis à vis, consumati prevalentemente in luoghi pubblici come golf club, stadi, sale di attesa degli aeroporti, bar, etc., le cosiddette “anticamere del lobbying”, dove si gettano le basi di possibili intese future, ancora da costruire. In Italia, ad esempio, un luogo strategico dove lobbisti e politici si incontrano, secondo il rapporto, è la sala riservata del club Alitalia presso l’aeroporto di Linate a Milano, dove spesso sostano i passeggeri in viaggio verso Roma.

L’ASCESA DEI SUPERCONSULENTI. dispetto della dimensione più informale, in molte nazioni si registra comunque una progressiva professionalizzazione della figura del lobbista. Molto spesso associata a quella di avvocati e consulenti legali che possono proteggere il loro operato invocando la segretezza imposta dalla loro professione. Secondo Transparency non è infatti un caso se delle circa 7mila organizzazioni di lobbying registrate nel “EuTransparency Register”, che è volontario, solo 88 sono studi legali. Ed iniziano a circolare preoccupazioni circa l’influenza che le 4 grandi realtà di consulenza internazionali, Pwc, Ernst & Young, Deloitte e Kpmg, riescono a esercitare sia a livello nazionale che rispetto alle decisioni della Commissione Europea.

Sul totale dei Paesi analizzati dal rapporto solo 7 (Austria, Francia, Irlanda, Regno Unito, Lituania, Polonia e Slovenia) hanno una legge che regolamenta l’attività di lobbying. E tra questi solo l’Austria impone un codice di condotta a lobbisti e politici. Delle tre istituzioni europee solo la Commissione ha una regolazione delle attività di lobbying che le fa sfiorare la sufficienza (53%) mentre il Parlamento Europeo e il Consiglio si fermano rispettivamente al 37 e 19 per cento.

INTERESSI PRIVATI & DEMOCRAZIA. La percezioni che hanno i cittadini del fenomeno appare ancora peggiore di quella descritta dai dati. Il 58% degli abitanti dei Paesi analizzati attribuisce ai gruppi di potere la capacità di condizionare del tutto o in gran parte le decisioni dei propri governi. Ed è questa opinione, negativa e molto diffusa, polarizzata dagli scandali giudiziari, ad attribuire un significato negativo al termine lobby. Un termine di per sé neutro e che anzi, secondo Trasparency, rappresenta una componente della democrazia in quanto possibilità per tutti i gruppi di far valere le proprie istanze presso i governi. Ma che è spesso stato tradito. Il suo valore positivo dipende infatti da una condizione imprescindibile: che esistano regole in grado di garantire trasparenza e correttezza nei rapporti. Esattamente quel che manca all’Italia e a molti altri paesi europei”.

E’ sufficiente per capire che la politica dei partiti, le loro campagne populiste e dal basso, sono in realtà sotto la regia di chi non si fa vedere ma conta più della sovranità parlamentare?

 

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    La lobby che io considero più potente è quella di tutti coloro che percepiscono quattrini dallo stato e che non intendono rinunciare ad alcunché.
    Dal bidello della scuola che chiude, al presidente della repubblica passando per comuni, province, regioni, consorzi, enti inutili e quant’altro.
    Capita di vedere in Tv interviste a tizi che se la passano visibilmente bene, ma non viene detto da dove prendano i soldi, gli ultimi dati sul mercato dell’auto segnalano acquisti nel settore privato ed indice negativo per i mezzi aziendali, ma dove prendano i soldi questi “privati” non è dato saperlo. Tra il 2012 1d il 2014 si sono suicidate 439 persone, il 45% erano imprenditori, il 42% disoccupati (non della p.a.) e non si è verificato alcun suicidio per la disperazione tra politici e burocrati a qualunque livello.

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