STRANO IN CECENIA: PUTIN VOTATO AL 99,76%

di STEFANO MAGNI

Vladimir Putin, come era ampiamente prevedibile, è tornato ad essere il presidente della Federazione Russa. E’ stato votato dal 63% dei russi. Ma in Cecenia è stato votato dal 99,76% degli aventi diritto al voto. Dato curioso. Forse ci troviamo di fronte a un fenomeno di Sindrome di Stoccolma di massa: “ama il tuo aguzzino più di te stesso”. Oppure c’è sotto qualcosa che non torna, nelle statistiche e nella democrazia russa applicata al Caucaso settentrionale.

Andiamo indietro di 13 anni per cercare di trovare una spiegazione razionale.

Da ieri Putin è tornato al Cremlino per la terza volta, ma ci ricordiamo come lo era diventato, per la prima volta, nel 2000, succedendo a Boris Eltsin? Putin è nato e cresciuto politicamente con la guerra in Cecenia. Dal 1996 voleva lavare l’onta della sconfitta nella Prima Guerra Cecena (1994-1996), quando Eltsin aveva tentato di riconquistare militarmente la regione secessionista del Caucaso, ma aveva subito talmente tante perdite da concederle uno status di semi-indipendenza. Putin è diventato celebre anche in Occidente nel settembre 1999, quando, per rispondere agli attentati di Mosca e Volgodonsk, immediatamente attribuiti ai separatisti ceceni, dichiara che avrebbe dato la caccia ai terroristi “fin nei loro cessi”. Prima in veste di premier, poi di presidente, poi ancora di premier, dal 1999 al 2009 Vladimir Putin ha condotto una guerra decennale contro la Cecenia secessionista. E non è mai andato per il sottile: 14.000 morti fra i ribelli ceceni, circa 25.000 civili (secondo Amnesty International), 5000 “desaparecidos”, 200.000 profughi è il prezzo che la Cecenia ha dovuto (finora) pagare. La capitale, Grozny, ora in gran parte ricostruita, nei primi due anni di guerra era stata ridotta a un ammasso di macerie fumanti dall’aviazione e dall’artiglieria russe, con il bombardamento più massiccio dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Anche i russi hanno dovuto piangere lacrime amare per i loro morti: 3643 soldati regolari, 1722 agenti del Ministero degli Interni, 1045 poliziotti ceceni fedeli a Mosca, circa 1000 civili in altre regioni della Russia, compresi i 188 bambini massacrati dai terroristi ceceni nella scuola elementare di Beslan nel 2004.

Usare il passato, quando si parla della guerra cecena, potrebbe non essere appropriato. Benché la conclusione ufficiale delle operazioni militari sia stata annunciata dal presidente Dmitri Medvedev nel 2009, in Cecenia e nel Caucaso settentrionale in generale (dunque anche in Daghestan e in Inguscezia) la guerra non è mai realmente finita. Agguati, attentati, cattura di cellule terroristiche, mine lasciate sulle strade e sulle spiagge, avvengono tutti i mesi, talvolta tutte le settimane. A giudicare dagli eventi sanguinosi, non si direbbero regioni in cui è stata raggiunta una riconciliazione nazionale post-bellica. Sembrerebbero, anzi, aree ancora profondamente segnate dal conflitto civile. Come è possibile che abbiano votato all’unanimità per Putin? La risposta ha un nome e un cognome: Ramzan Kadyrov. Dal 2005 è in corso una “cecenizzazione” del conflitto nel Caucaso: non più truppe russe contro ribelli ceceni, ma truppe cecene, che rispondono a un governo locale filo-russo, contro ribelli ceceni. Ai musulmani indipendentisti ceceni, i russi contrappongono altri musulmani, non certo più moderati. Il presidente del governo pro-Cremlino inizialmente era l’imam Akhmad Kadyrov, lo stesso che nel 1996 aveva proclamato la Jihad contro i russi. Nella seconda guerra cecena era passato dalla parte dei russi. Ucciso il 9 maggio 2004, suo figlio Ramzan gli è subentrato dopo 3 anni di interregno del presidente Alkhanov. Tre anni durante i quali Ramzan Kadyrov, leader del gruppo paramilitare dei Kadirovtsij (responsabile, secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati, del 75% dei crimini di guerra in Cecenia) ha fatto una carriera fulminante, da vice-premier a premier e poi presidente, nominato personalmente da Putin il 15 febbraio 2007. Kadyrov è sospettato di aver fatto eliminare fisicamente tutti i suoi nemici politici e di essere direttamente implicato nell’assassinio della giornalista di inchiesta Anna Politkovskaja. La Cecenia è diventata letteralmente un suo feudo. Freedom House registra in quella regione uno dei più bassi indici di libertà (civile e politica) nel mondo. Ciò che caratterizza Kadyrov è la sua fedeltà assoluta a Putin. “Non sono un uomo di Mosca, né del Cremlino, né dell’Fsb, sono un uomo di Putin” ha dichiarato esplicitamente. Ora gli ha portato i voti del 99,76% dei “suoi” ceceni.

 

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4 Comments

  1. Laqualunque says:

    “STRANO” cosa ced di strano non vedo proprio?
    Putin e un capo di stato amato dalla sua gente amato perche fa linteresse del suo paese e del suo popolo,strano per noi! un voto cosi non lo vedremo mai con i politici che abiamo bugiardi ladri mafiosi criminali hahahahaha…..ma scherzate…..anzi non abiamo neanche piu diritto al voto gli
    americani ci mettono diretamente quelli che vogliono loro
    hahahahahah….povera Italia

  2. enrico says:

    Almeno in RUSSIA , hanno votato !
    Qua in italia il primo ministro non l’ha votato nessuno .
    Qual’è il male minore??????????

  3. Marc says:

    wow! quasi quanto il Regno d’Italia al plebiscito veneto 😉

  4. ale says:

    noi europei siamo un feudo americano (libia, q8, iraq, afghanistan…, lasciamo il diritto agli altri paesi di avere il loro feudi…

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