Stranieri in Veneto. Noi chiudiamo, loro aprono bottega

di REDAZIONEVENETO

Il tema dell’immigrazione occupa spesso un posto di rilievo all’interno del dibattito pubblico e viene sentito come molto urgente dall’opinione pubblica, in quanto incide nella quotidianità delle città, andando a modificare i consumi, l’organizzazione urbana, le relazioni di vicinato e l’accesso ai servizi. Molto spesso si tende però a considerare la popolazione straniera come un unico soggetto omogeneo.

Il progetto NOISE (un progetto regionale per promuovere Capacity Building, Formazione e Partecipazione Attiva) i cui risultati verranno presentati al pubblico mercoledì 24 giugno presso il Palazzo della Regione Veneto, parte dunque dalla constatazione di una generale difficoltà degli immigrati nel dialogo con la pubblica amministrazione e si pone l’obiettivo di creare una rete istituzionale in grado di promuovere e potenziare i servizi rivolti ai cittadini stranieri.

 

La presenza straniera in Veneto. Focalizzandoci sulla realtà regionale, i circa 500 mila cittadini stranieri rappresentano il 10,4% della popolazione complessiva e costituiscono una componente significativa dal punto di vista demografico, sociale ed economico.

Nonostante la crisi, negli ultimi 5 anni la popolazione straniera è aumentata mediamente del 21,9% (con punte del 42,6% a Venezia e del 39,5% a Rovigo). Un quinto della popolazione straniera in Veneto proviene dalla Romania (21,9%), il 10,7% proviene dal Marocco e l’8,1% dall’Albania. Nel complesso, la composizione della popolazione straniera appare frammentata, dato che la somma delle prime 10 nazionalità supera appena il 70%.

 

Il contributo economico. I 245 mila lavoratori stranieri rappresentano il 12,1% del totale dei lavoratori a livello regionale, con un tasso di occupazione pari al 61,1%. Nonostante la crisi, il numero di contribuenti stranieri è aumentato dal 2009 al 2013 del 5,8%: i contribuenti stranieri rappresentano il 10,8% del totale dei contribuenti a livello regionale, con un volume di redditi dichiarati pari a oltre 5 miliardi di euro. Infine, in un contesto basato su piccole e medie imprese sparse sul territorio, anche l’imprenditoria immigrata svolge un ruolo significativo: le imprese condotte da stranieri rappresentano il 9,1% del totale; dal 2011 al 2014, mentre le imprese italiane sono diminuite (-4,1%), le imprese straniere sono aumentate (+11,5%).VENETO2

 

Le priorità emerse. Le problematiche e le proposte emerse dall’analisi e dalla riflessione degli attori coinvolti sono state sintetizzate in alcune parole chiave. #Capacity building: per fare in modo che le associazioni di immigrati siano effettivamente in grado di rispondere alle esigenze dei propri iscritti e offrano servizi concreti, è opportuno favorire un costante contatto con le istituzioni locali per favorire una corretta trasmissione di informazioni riguardo i servizi e le opportunità offerti dal territorio. #Orientamento e formazione: la ricerca attiva di occupazione rappresenta il principale strumento per ridurre le difficoltà economiche alla base delle problematiche abitative. A questo si collegano i percorsi di orientamento, formazione e informazione. #Partecipazione attiva: in un percorso di integrazione, il coinvolgimento delle due componenti (autoctona e straniera) è fondamentale. Ad ogni livello e in ogni ambito è importante ricercare un confronto attivo tra gli attori coinvolti.VENETO3

 

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One Comment

  1. Dan says:

    Beh è facile capire cosa sta dietro.

    1° Se lo straniero non possiede proprietà raggiungibili (si le ha, in africa, mo vagliele a pignorare) è libero di giocare all’imprenditore finchè vuole, libero da ogni concreto obbligo fiscale.

    2° Se lo straniero è poi un cinese, di fatto è una testa di legno che apre un bazar rifornito di roba non sua dove le vere teste stanno altrove in europa se non direttamente in cina e si torna al punto 1.

    3° Se si esclude il ricatto mosso ai danni delle proprietà private non facilmente liquidabili di fatto non esistono delle punizioni di portata tale da scoraggiare questo tipo di attività, almeno da noi.
    Qualcuno potrebbe pensare: se i cinesi ci fanno il tiro della testa di legno da noi, rendiamo il servizio da loro. Sbagliato ! Da loro ci sono i Laogai: provate ad aprire un’attività da loro e non pagare le loro tasse perchè “tanto non ho niente da farmi sequestrare”. Qualcosa c’è e sei te stesso.
    Si potrà dire ciò che si vuole su questa pratica, che viola i diritti umani e quant’altro, però in molti paesi a cominciare dal nostro sarebbe un toccasana

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