Stranieri, a noi solo le braccia. Agli Stati Ue tutte le menti

di ROBERTO BERNARDELLI – Gli stranieri, scriveva settimana scorsa la Fondazione Moressa, solo in Veneto rappresentano il 10% del Pil. Un dato sorprendente, che dimostra, al di là i qualsiasi polemica, che se c’è integrazione, tutti concorrono allo sviluppo di un territorio e vi si integrano.

Ma il punto è: nel resto d’Italia cosa accade? Che tipo di immigrazione importiamo? Cosa offre l’ondata migratoria ma, anche, cosa resta di questa ondata? Il “meglio”? O  il quadro è fosco? Il quadro è foschissimo. Nei giorni scorsi il quotidiano linkiesta.com ha diffuso dei dati che allarmano.

“In Europa, e in particolare in Italia, la presenza di stranieri è già realtà da diverso tempo, a gennaio 2015 secondo le stime dell’Istat sono 5 milioni gli immigrati presenti nel nostro Paese, più dell’8% della popolazione”. Ma il livello medio di istruzione a che punto è?

Non fa una piega leggere che “le possibilità di crescita di un Paese dipendono anche dalla capacità di attirare talenti, o comunque persone che possano contribuire positivamente all’economia del Paese non solo costando meno”.

Morale: non solo sono i nostri talenti a scappare dall’Italia, ma sono gli stessi stranieri maggiormente qualificati a non prendere l’Italia come punto di approdo. “Non siamo riusciti né ad attirare laureati né ad occuparli in modo proficuo come accaduto altrove”, scrive linkiesta.

E le tabelle parlano….stranieri studio

Naturalmente l’occupazione degli stranieri sale con il grado di istruzione, ma meno di quella degli italiani.

Il confronto con gli altri Paesi europei è molto chiaro, se consideriamo gli immigrati con meno competenze, l’Italia è nella parte alta della classifica dei tassi d’occupazione, come molto raramente capita al nostro Paese.

Gli stranieri con bassa istruzione hanno un tasso d’occupazione addirittura superiore del 10% di quello degli italiani con analogo titolo di studio.

 

Se invece è la percentuale di stranieri con alto titolo di studio con lavoro, siamo in fondo alla classifica…. stranieri studio2

Certo, la posizione sarebbe simile anche se parlassimo di occupazione dei laureati italiani.

Solo il 10% degli stranieri in Italia ha una laurea. 

stranieri studio 4

 

La teoria vorrebbe che quei pochi laureati, proprio perchè con poca concorrenza, avessero più possibilità di avere un’occupazione, e invece non è così.

Tutti questi dati ci dicono quindi molto non solo sull’immigrazione, ma anche sul grado di arretratezza dell’economia italiana, che fa in modo che non vi sia domanda di competenze più complesse, italiane o straniere, a dispetto dell’offerta particolarmente bassa, perchè ricordiamo che l’Italia è agli ultimi posti per il tasso di laureati anche tra gli autoctoni.

“Se osserviamo il 47% di laureati tra gli immigrati nel Regno Unito o il 39% in Svezia, tra l’altro occupati per l’80% circa, appare chiaro come sia lo sviluppo del terziario avanzato uno dei principali motori che attirano e occupano immigrati di valore”.

Morale: i nostri giovani non trovano impiego ma anche gli stranieri non trovano attrattiva l’Italia. E questa è la fotografia di un paese arretrato economicamente.

Chissà perché invece la Germania ha aperto con più facilità ai siriani. Laureati, docenti, la classe media dirigente. Forse noi ne abbiamo già abbastanza!

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