Strade sicure, la via è l’Esercito?

di Luigi Basso – Da più parti, da destra a sinistra e da nord a sud, si levano urla che invocano l’impiego dell’esercito con finalità di controllo del territorio per contrastare la circolazione delle persone.
Il modello invocato è, ovviamente, l’unico esistente, ovvero la Legge sulle Strade Sicure del 2008.
Ora, al di là del fatto che coloro che invocano i Colonnelli meriterebbero di averli davvero, ciò che colpisce è la fiera esibizione, da parte di questi pseudopolitici, della loro assoluta e crassa ignoranza della legislazione in materia.
L’art 7 bis della Legge 125 del 2008, infatti, subordina l’impiego dei militari alle seguenti inderogabili condizioni, poste all’epoca dal legislatore proprio per evitare che qualche imbecille devastato mentale volesse militarizzare la Penisola:
1 per prevenzione della criminalità, che non vuol dire per prevenire Reati, va specificato perché non si sa mai…
2 solo in aree metropolitane o densamente abitate
3 solo per identificare e al massimo perquisire, con categorica esclusione dell’esercizio di funzioni di polizia giudiziaria
4 con numero massimo di soldati autorizzabile non superiore alle 3000 unità su tutto il territorio nazionali.
Nella malaugurata ipotesi in cui le grida degli stolti, che invocano le catene, venissero accolte, non vorremmo assistere all’ennesima violazione dei diritti costituzionali.
Strade sicure, ma sempre con vie legali e costituzionali: a noi la Cina piace solo per turismo.
A buon intenditor….

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