Storia inedita del Movimento studentesco 3 / Dopo 30 anni siamo ancora succubi del sinistrismo

movimento studentesco milanodi SERGIO BIANCHINI – Proprio come lo stalinismo,  che fu implacabile all’interno dell’Urss e dell’Internazionale ma equilibrato e rispettato nelle relazioni internazionali,  così il Movimento studentesco fu durissimo e muscolare con le altre forze  dell’estremismo studentesco e con le dissidenze interne ma capace di tessere relazioni equilibrate e di reciproco rispetto con il mondo della cultura , con le forze politiche parlamentari e perfino con “lo stato borghese”.  Si, “noi  eravamo realisti e dicevamo pane al pane e vino al vino”, commentava un alto dirigente del MS poco tempo fa rivangando quei tempi.

Era un realismo particolare, sintetizzabile nella famosa frase “siamo realisti vogliamo l’impossibile” per certi aspetti furbesca, per altri poetica. Un mix di “realismo rivoluzionario e di romanticismo rivoluzionario” avrebbe detto la disgraziata moglie di Mao. Un mix molto apprezzato anche da molte fanciulle dell’epoca non troppo femministizzate.  Certo, anche il MS portava, come il PCI, la doppiezza nella pancia. Era una forza concettualmente antagonista extraparlamentare che però giocava sempre più, ed infine totalmente, sul terreno della democrazia”borghese”.

La doppiezza non fu mai elaborata apertamente ed alla fine si dissolse con l’azzeramento del terrorismo da un lato e con l’atterraggio di tutti i dirigenti MLS  nelle diverse forze della sinistra, principalmente PSI e  PCI che,  con Berlinguer,  abbandonò definitivamente l’URSS nel  1980. Ma poco dopo (1989) l’URSS stessa si autosciolse spiazzando coloro, PCI in primis ma non solo, che da essa si erano parzialmente dissociati dal “64 in poi,  senza abbandonare però  il nocciolo  genetico originario su cui si erano costituiti.

Qualcuno ha detto che non è stata scritta la storia dell’MS.  E’ vero e strano. Perché fu un fenomeno molto particolare e significativo, inizialmente per Milano ma poi per l’Italia intera.

Probabilmente proprio i conti con lo Stalinismo, che fu nel cuore di moltissimi militanti e dirigenti MS, sono ben lungi dall’essere fatti davvero. Si può dire che sul piano internazionale la linea delle vie nazionali al comunismo  ( io la chiamo forse un po’ provocatoriamente nazional-comunismo) di Stalin e Togliatti è stata clamorosamente vincente (all’esterno, nel “mondo” ma non in casa propria). Tralasciando la vittoria sul nazismo ed il fascismo,  Il più grande successo dopo la seconda guerra mondiale fu la nascita della Repubblica popolare cinese  (1949). Poi venne la  fase terzomondista  e la vittoria del Vietnam (1975). Proprio la lotta dei vietnamiti  per l’indipendenza fornì, secondo me, negli anni ’60 e ’ 70, uno dei  principali contributi emotivi ed energetici  alla rivolta giovanile (assieme alla rivoluzione sessuale).

L’Asia comunista è la grande novità mondiale del terzo millennio.

Nella Russia stessa la riflessione su Stalin e la caduta dell’URSS è in pieno svolgimento. Sia la svolta Kruscioviana (’56) che quella di Gorbaciov (’85) non sono ancora state comprese e spiegate pienamente. Certo sono state il riflesso di gravissime difficoltà organizzative e culturali interne che però non sono state elaborate chiaramente. Paradossalmente dopo ogni fase di riduzione del contrasto ideologico con l’occidente si è avuta una acutizzazione del contrasto politico, come con la crisi di Cuba dopo la svolta di Krusciov  ed il crescente confronto odierno Russia-USA dopo la caduta del muro di Berlino.

In Cina la riuscitissima duttilità nelle relazioni internazionali sia economiche che politiche ed ideologiche e la non aggressività  esterna si accompagnano  ad una intransigenza interna verso il confronto ”democratico”.  Ma il confronto con gli USA anche  in Asia sembra crescente.

D’altra parte nei paesi democratici, dove la democrazia  parlamentare e la libertà dei media impazzano, la sensazione da parte di masse sempre più ampie di cittadini di contare niente è ovunque in continua crescita.

Ci sono tante cose da comprendere (e speriamo da creare) sui sistemi politici, sia degli altri che nostro e quindi ogni aggressività teorica verso l’esterno (ma anche ogni copiatura acritica) andrebbe abbandonata, aumentando quella verso noi stessi.

Una cosa però è certa. In Italia siamo impregnati (patologicamente?) di Universalismo, più di qualunque altro paese occidentale. Non siamo capaci didefinire un interesse nazionale ed un rapporto cittadini-stato ampiamente condivisi.  Siamo vaccinati contro gli eccessi del destrismo ma non ancora pienamente contro quelli del sinistrismo. E quindi siamo ancora incapaci di esprimere governi efficaci ed istituzioni autorevoli .

E questo a ci fa molto male.

(3-fine)

http://www.lindipendenzanuova.com/storia-inedita-del-movimento-studentesco-1-universita-e-nipotini-cattolici-di-stalin-poi-al-governo-dellitalia/

http://www.lindipendenzanuova.com/storia-inedita-del-movimento-studentesco-2-da-mao-allingresso-in-politica/

Print Friendly

Recent Posts

Leave a Comment