Storia inedita del Movimento Studentesco 1/ Università e nipotini cattolici di Stalin. Poi al governo dell’Italia

Stalindi SERGIO BIANCHINI –  Viva -il compagno- Giuseppe -Stalin- terrore dei fascisti- terrore dei padroni-terrore- di tutti- i falsi comunisti.

Alla luce dei lapidari giudizi  prevalenti sullo stalinismo  sembra quasi impossibile pensare che migliaia di giovani studenti dal ‘69 fino al  “76 a Milano scandissero con grande forza questo slogan sia nei confronti dello stato democratico che delle altre forze extraparlamentari rivali di cui abbondava il movimento degli studenti milanesi.

Nel 61 e nel 63 la Cina aveva iniziato una diatriba con l’URSS che vedeva un confronto teorico radicale, uno scontro tra marxismo leninismo “ortodosso” e” revisionismo”. I cinesi di dichiaravano difensori e continuatori creativi della politica della 3° internazionale secondo loro tradita da Kruscev che nel ‘56 aveva  avviato a sorpresa in URSS la destalinizzazione. Questo assolutamente nuovo dibattito pubblico interno all movimento comunista  si presentò a livello mondiale con due opuscoli diretti contro …Togliatti.

I due opuscoli si intitolavano- Sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi- e –Ancora  sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi-.

La scelta di Togliatti non era casuale perché Togliatti aveva contribuito negli anni ‘30 assieme a Dimitrov e Stalin ad elaborare  la linea generale del movimento comunista internazionale. Togliatti aveva inoltre creato in Italia il più forte partito comunista dell’occidente e ciò lo rendeva autorevolissimo. Togliatti è l’espressione più alta del mondialismo italico non cattolico e della sua capacità (speculare di quella cattolica)di coniugarsi col localismo.

Così in Italia abbiamo avuto per più di 30 anni(1934 -1964) sia uno dei massimi dirigenti del movimento internazionale comunista sia il massimo dirigente della chiesa universale. E’ quasi miracoloso il fatto che il paese abbia tenuto, in presenza di una identità nazionale  debole fin dalla nascita dello stato italiano e poi azzerata politicamente dalla reazione  contro la retorica fascista.

A contendersi l’egemonia culturale del paese erano dunque:

-la chiesa cattolica con la sua grande tradizione culturale e filosofica e la sua esperienza organizzativa, il suo gigantesco apparato sia centrale che periferico molto legato alle popolazioni .

-il PCI, maggioritario nella sinistra e guida del sindacato più forte, la CGIL.

L’alto livello teorico e filosofico dei vertici della chiesa probabilmente aveva generato per contrasto l’alto livello filosofico e culturale dei vertici del Pci unitamente alla capacità di collegarsi alla base popolare.

Lo scontro mondiale tra Cina ed URSS influì sulle dinamiche interne al PCI che aveva nella pancia una insormontabile, anche se consapevole, doppiezza tra rivoluzionarismo comunista e democrazia  nazionale e occidentale.

Ciascuna delle forze studentesche  sessantottine Milanesi aveva una base logistica in cui esercitava la piena egemonia (tra gli studenti e non sull’istituzione spesso ostile) e da cui partiva per allargare il proprio peso nella città e poi in tutto il paese.

Nelle assemblee studentesche Avanguardia Operaia  dominava alla facoltà di Fisica, Lotta Continua era maggioritaria all’Università Cattolica, Lotta Comunista divenne maggioritaria al Politecnico ed alla Casa dello Studente di viale Romagna.

Il movimento studentesco  all’Università Statale di via Festa del Perdono partì per ultimo(dopo Cattolica e Città Studi) e dopo una fase di compresenza competitiva dei vari comitati di agitazione cittadini che sorgevano come funghi nelle scuole e nelle facoltà, vide affermarsi la famosa e particolare componente che diede poi vita al MLS. L’aula magna di via Festa del Perdono, dopo il soffocamento del movimento nella Cattolica e l’espulsione di Capanna divenne il centro cittadino della rivolta studentesca. Tutti convergevano lì nelle settimanali assemblee di mobilitazione o di dibattito.

In quella sede cominciarono a convergere anche dirigenti politici della sinistra comunista ed ex partigiani e  le forze che facevano riferimento all’ideologia Marxista-Leninista  che in quella fase viveva a livello mondiale il clamoroso scontro tra Cina ed URSS. L’insieme di queste tendenze prese poi il sopravvento in Festa del Perdono.

Pur con tutte le vistose divisioni accennate, all’esterno tutti i movimenti si presentavano ed erano visti come “rivoluzionari”.  In quegli anni essere rivoluzionario era di gran moda nelle università. Ognuno cercava di essere più rivoluzionario o più “autenticamente rivoluzionario” degli altri.

Si dicevano rivoluzionari sia i movimenti extraparlamentari che il PCI il quale dichiarava che la via democratica era quella giusta per “fare davvero la rivoluzione”.  Perfino un teorico come Napolitano, che apparteneva a quella corrente PCI considerata con disprezzo “ di destra” da molti suoi compagni di partito, confutava il terrorismo non per la sua finalità “rivoluzionaria” ma perché controproducente per  il suo oggettivo” contributo alla conservazione”.

Anche i giovani cattolici di CL si dicevano rivoluzionari e perfino i giovani cattolici “tradizionali” difendevano come veramente rivoluzionario il missionariato e la totale dedizione agli altri.

Ma forse per i giovani dirsi rivoluzionario era più la descrizione di uno stato d’animo antagonista rispetto ai costumi tradizionali prevalenti, ai modi tradizionali di intendere la famiglia, la professione, l’amore, la gerarchia sociale ed istituzionale.

Dentro questo coacervo di convergenze lessicali, di dissensi politici, di competizioni  a volte assurde e incomprensibili si andava via via consolidando l’antagonismo antistatalista estremo che poi fornì il personale operativo  al terrorismo  da cui il MS rimase totalmente estraneo.

(1-segue)

di SERGIO BIANCHINI – Ci sono voluti 10 anni ( 68-78)di enormi turbolenze interne ed internazionali per cambiare il clima politico in Italia e mettere fine alle tendenze insurrezionali.

Lo stile stalinista del Movimento studentesco aveva  un grande fascino sui giovani. Il famosissimo servizio d’ordine (nato come Katanga) fece scuola e tutti cercarono di imitarlo. Con conseguenze anche tragiche sia negli scontri con i fascisti e la polizia sia negli scontri tra movimenti extraparlamentari. E mentre invocavano più democrazia nelle scuole e nella società i giovani, inquadrati militarmente, cantavano con orgoglio…

– proletaria è la nostra disciplina- comunismo l’idea che ci avvicina- rosso sangue il color della bandiera- partigiana la nostra fitta schiera ….-

Per il militante MS era motivo di grande orgoglio e forza interiore sentirsi parte di un movimento capace di sofisticate contese politico- filosofiche- storiche ed allo stesso tempo di concretissime azioni  anche militari di piazza e di strada a cui partecipavano anche i massimi dirigenti. Certo, si era fieri di non essere “rivoluzionari da salotto”,” come quelli del Manifesto o di Avanguardia Operaia”.

Come facevano tutti i “rivoluzionari da salotto” a dirsi Maoisti senza essere Stalinisti?  Forse proprio la polemica, allora efficacissima, contro i “rivoluzionari da salotto” portò alla progressiva militarizzazione di tutti i “servizi d’ordine” dei gruppuscoli  ed all’aumento della azioni “muscolari” anche sanguinose e a volte tragiche contro i fascisti e la polizia.

Questo tipo di militanza “coerente” e “conseguente” era sentito come un forte antidoto alla inconcludenza, all’eclettismo e alla dilagante “modernizzazione borghese” centrata sulla droga,  lo sballo, sul femminismo erotizzante e sull’abbandono di tutti i tradizionali nobili criteri esistenziali cristallizzati anche nella tradizione “proletaria” e comunista.

Il MS della Statale fu in costante divergenza con gli altri estremismi studenteschi Milanesi: sul tema del valore da dare allo studio,  del rifiuto totale delle droghe di qualunque genere,  del  rapporto col sindacato considerato il custode della tradizione proletaria con cui bisognava assolutamente rapportarsi , del ruolo della gerarchia e della disciplina, della coerenza e della dignità, del rapporto uomo donna non decaduto al collezionismo e allo sperimentalismo sessuale, sulla valutazione dell’esperienza storica  social- comunista  ed in particolare dello stalinismo. Come lo stalinismo, fu contro una visione del rivoluzionarismo inteso come ribellismo o anticonformismo costante , caratteriale e quindi inconcludente, e invece a favore di un serio esame della fase, cioè del livello storico reale , delle forze in campo e del modo di sentire del popolo reale.

Il tentativo cinese (maoista) allora in pieno svolgimento, di coniugare dittatura del partito e dinamiche di base e di massa (con le famose guardie rosse ed i tatsebao) era percepito come la  possibile soluzione del dilemma  tra socialismo reale e democrazia.

A Milano si ripeté in pochi anni, nelle aule universitarie e scolastiche, il secolare e drammatico percorso storico  del socialismo.

Prima con lo scontro nell’800 di Marx con Bakunin, gli anarchici  e con l’estremismo verbale senza chiarezza programmatica. Poi lo scontro tra Leninismo e riformismo o rivoluzionarismo inconcludente, poi tra stalinismo e trotzkismo. Sullo sfondo lo scontro mondiale in atto tra  maoismo e revisionismo Kruscioviano. Tutte le fratture storiche si ripeterono come in una farsa, purtroppo a volte sanguinosa,  nelle aule universitarie e nelle piazze milanesi. Alla fine la Statale e la maggioranza degli  istituti medi milanesi  furono in mano stabilmente all’MS, creatore poi dell’MLS ,ma intanto la massa studentesca si era silenziosamente defilata. E dopo la morte di Toscano (il massimo dirigente rispettatissimo e amatissimo) avvenuta  solo due mesi dopo la trasformazione del MS in MLS( febbraio marzo’76) iniziò un rapido declino del movimento, accompagnato da una mutazione genetica  tacita sempre più diretta verso l’arco costituzionale.

(2-segue)

http://www.lindipendenzanuova.com/storia-inedita-del-movimento-studentesco-1-universita-e-nipotini-cattolici-di-stalin-poi-al-governo-dellitalia/

 

di SERGIO BIANCHINI – Proprio come lo stalinismo,  che fu implacabile all’interno dell’Urss e dell’Internazionale ma equilibrato e rispettato nelle relazioni internazionali,  così il Movimento studentesco fu durissimo e muscolare con le altre forze  dell’estremismo studentesco e con le dissidenze interne ma capace di tessere relazioni equilibrate e di reciproco rispetto con il mondo della cultura , con le forze politiche parlamentari e perfino con “lo stato borghese”.  Si, “noi  eravamo realisti e dicevamo pane al pane e vino al vino”, commentava un alto dirigente del MS poco tempo fa rivangando quei tempi.

Era un realismo particolare, sintetizzabile nella famosa frase “siamo realisti vogliamo l’impossibile” per certi aspetti furbesca, per altri poetica. Un mix di “realismo rivoluzionario e di romanticismo rivoluzionario” avrebbe detto la disgraziata moglie di Mao. Un mix molto apprezzato anche da molte fanciulle dell’epoca non troppo femministizzate.  Certo, anche il MS portava, come il PCI, la doppiezza nella pancia. Era una forza concettualmente antagonista extraparlamentare che però giocava sempre più, ed infine totalmente, sul terreno della democrazia”borghese”.

La doppiezza non fu mai elaborata apertamente ed alla fine si dissolse con l’azzeramento del terrorismo da un lato e con l’atterraggio di tutti i dirigenti MLS  nelle diverse forze della sinistra, principalmente PSI e  PCI che,  con Berlinguer,  abbandonò definitivamente l’URSS nel  1980. Ma poco dopo (1989) l’URSS stessa si autosciolse spiazzando coloro, PCI in primis ma non solo, che da essa si erano parzialmente dissociati dal “64 in poi,  senza abbandonare però  il nocciolo  genetico originario su cui si erano costituiti.

Qualcuno ha detto che non è stata scritta la storia dell’MS.  E’ vero e strano. Perché fu un fenomeno molto particolare e significativo, inizialmente per Milano ma poi per l’Italia intera.

Probabilmente proprio i conti con lo Stalinismo, che fu nel cuore di moltissimi militanti e dirigenti MS, sono ben lungi dall’essere fatti davvero. Si può dire che sul piano internazionale la linea delle vie nazionali al comunismo  ( io la chiamo forse un po’ provocatoriamente nazional-comunismo) di Stalin e Togliatti è stata clamorosamente vincente (all’esterno, nel “mondo” ma non in casa propria). Tralasciando la vittoria sul nazismo ed il fascismo,  Il più grande successo dopo la seconda guerra mondiale fu la nascita della Repubblica popolare cinese  (1949). Poi venne la  fase terzomondista  e la vittoria del Vietnam (1975). Proprio la lotta dei vietnamiti  per l’indipendenza fornì, secondo me, negli anni ’60 e ’ 70, uno dei  principali contributi emotivi ed energetici  alla rivolta giovanile (assieme alla rivoluzione sessuale).

L’Asia comunista è la grande novità mondiale del terzo millennio.

Nella Russia stessa la riflessione su Stalin e la caduta dell’URSS è in pieno svolgimento. Sia la svolta Kruscioviana (’56) che quella di Gorbaciov (’85) non sono ancora state comprese e spiegate pienamente. Certo sono state il riflesso di gravissime difficoltà organizzative e culturali interne che però non sono state elaborate chiaramente. Paradossalmente dopo ogni fase di riduzione del contrasto ideologico con l’occidente si è avuta una acutizzazione del contrasto politico, come con la crisi di Cuba dopo la svolta di Krusciov  ed il crescente confronto odierno Russia-USA dopo la caduta del muro di Berlino.

In Cina la riuscitissima duttilità nelle relazioni internazionali sia economiche che politiche ed ideologiche e la non aggressività  esterna si accompagnano  ad una intransigenza interna verso il confronto ”democratico”.  Ma il confronto con gli USA anche  in Asia sembra crescente.

D’altra parte nei paesi democratici, dove la democrazia  parlamentare e la libertà dei media impazzano, la sensazione da parte di masse sempre più ampie di cittadini di contare niente è ovunque in continua crescita.

Ci sono tante cose da comprendere (e speriamo da creare) sui sistemi politici, sia degli altri che nostro e quindi ogni aggressività teorica verso l’esterno (ma anche ogni copiatura acritica) andrebbe abbandonata, aumentando quella verso noi stessi.

Una cosa però è certa. In Italia siamo impregnati (patologicamente?) di Universalismo, più di qualunque altro paese occidentale. Non siamo capaci didefinire un interesse nazionale ed un rapporto cittadini-stato ampiamente condivisi.  Siamo vaccinati contro gli eccessi del destrismo ma non ancora pienamente contro quelli del sinistrismo. E quindi siamo ancora incapaci di esprimere governi efficaci ed istituzioni autorevoli .

E questo a ci fa molto male.

(3-fine)

Print Friendly

Articoli Recenti

Lascia un Commento