Storia della Letteratura Padana dall’antichità all’unità d’Italia, di Andrea Rognoni

foto (1)Si legge in un lungo viaggio in treno e finchè non l’hai finito non ti dedichi ad altro. O lo divori in un pomeriggio ovunque si possa staccare la mente un momento delle cose ovvie che passano davanti agli occhi. Perché la “Storia della Letteratura Padana dall’antichità all’unità d’Italia” del prof. Andrea Rognoni va giù come l’acqua. E come l’acqua scava, porta via con sè i detriti dei pregiudizi e delle vecchie classificazioni, per intenderci quel “dal… al…” che sottotitola le opere letterarie per periodo, per genere, per autore. Senza mai però considerare il “da dove…”. Questo fa Rognoni, editorialista, studioso di antropologia, linguistica, direttore del Centro regionale delle culture lombarde, per il quale ha già curato la Grammatica dei dialetti della Lombardia, la Toponomastica della Lombardia, la Geostoria della civiltà lombarda e altre opere.

Insomma, che si legge nello scorrevole volume che incuriosisce pagina dopo pagina? Con immediatezza il prof ti proietta nel dunque: esiste o meno una letteratura padana? Se esiste, va da sè che esistano degli scrittori padani. Per stile, per temperamento, per personalità delle vedute. O per nascita? Possiamo allora o meno parlare di letteratura padana prima che di letteratura italiana? O tutte e due insieme? La provocazione invita alla lettura.

E così si parte con Cecilio Stazio, il primo padano in esilio a Roma, dove visse “i primi anni con estrema fatica, avversato e denigrato da molti”. Rivale di Plauto, non trovò vita facile nell’impero… Non ha bisogno di presentazioni Virgilio, ma neppure Catullo, cognome forse derivante dalla radice celtica Cat, “come sostengono alcuni filologi che ritrovano nella poesia del veronese dei tratti e dei motivi di impronta chiaramente celtica”…

Ma la carrellata è lunga: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, Cornelio Nepote e Tito Livio, altri due in “esilio”  a Roma, scrive Rognoni. Livio, in particolare, “fu famoso per il suo spessore morale più che per l’impronta tipicamente padano-veneta del suo stile di scrittore, mai accettata dai critici italici”.

Poi il tempo vola, si arriva a Paolo Diacono, alla corte di Carlo Magno, il maggiore storico dei longobardi. I capitoli scorrono logici uno dietro l’altro, secondo la ratio dell’autore: la grande filosofia padana del mille, la padanità del maestro Dante. Ecco Rognoni: “I compilatori delle storie e delle antologie, si sono trovati davanti a un inghippo. Purtroppo Dante, pur essendo nato e cresciuto nella bella, civilissima e divinissima Firenze, è stato costretto a frequentare le “desertiche” lande della cosiddetta “Italia settentrionale”.

“Il concetto di Padania come “terra d’esilio” è sempre piaciuto molto agli studiosi di letteratura italiana – precisa il prof. Rognoni – perché nella maggior parte delle loro teste la cosiddetta “Val Padana” non potrà mai essere matrice o culla di civiltà”…

Invece, “va detto che se Alighieri non fosse stato costretto a venire a Ravenna e a Verona, non avrebbe mai potuto concludere la sua Divina Commedia”.

E dopo Dante, Rognoni scrive di Pico della Mirandola, di Savonarola, “prima decisa voce padana contro Roma”, “contro le piaghe della Chiesa arricchita e dell’arte corrotta”; ripercorre le saghe di “Boiardo, un innamorato padano”, o la “fantasia padana dell’Ariosto”, o “il padovano Ruzzante, il grande degli umili”. C’è infine anche una “padanità del Tasso”, la cui famiglia era originaria della Val Brembana.

Ludovico Antonio Muratori, storico, cronista del primo Settecento, o Giuseppe Parini con la sua lezione civile, aprono invece verso il mondo moderno. Arriva Carlo Goldoni, nel cui teatro scrive Rognoni c’è “il trionfo della padanità”. Irrompe Vittorio Alfieri, “carattere fiero e orgoglioso come molti piemontesi”, c’è infine la “lezione di Cesare Beccaria”, per non parlare di Carlo Porta.

Rognoni però “osa” di più e affronta con coraggio lo spigoloso Ugo Foscolo, nato da famiglia veneziana a Zante. “Torna alle radici veneziane e padane in giovanissima età per scoprire i tratti di un mondo che non smetterà più di amare.

Passa la storia, scorrono le pagine  e si arriva al manifesto romantico di Giovanni Berchet, nato a Milano da una famiglia della Svizzera romanda. Le pagine toccano, ancora, Pellico, Romagnosi, Cattaneo, Gioberti, Rosmini, Tommaseo, Manzoni, Mazzini…. fino a Nievo e alla storia e alla Brianza di Cesare Cantù.

E il volume è finito. Pieno di “becche” tra una pagina e l’altra, di pieghe a segnare quello che colpisce, stupisce e sorprende.

(ste.pi.)

 

Storia della letteratura padana dall’antichità all’unità d’Italia, Andrea Rognoni, edito da Greco&Greco editori, pagine 309, euro 12.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. Padano says:

    Pure i due Plini?

  2. luigi bandiera says:

    Non so piu’ cosa dire, mi sento un po’ fuori posto e tempo. A volte circondato da taliani, i peggiori.
    Tuttavia, libro o meglio STORIE da non perdere di sicuro.
    Grazie

Leave a Comment