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Stiglitz ha un’idea: “Europa superstato e debito pubblico comune”

di STEFANO MAGNI

Dal profondo di una crisi che non accenna a finireè lecito chiederci: chi ispira le politiche economiche? Uno dei “guru” più ascoltati è Joseph Stiglitz, già capo economista della Banca Mondiale, premio Nobel nel 2001, sostenitore del movimento Occupy Wall Street e amato, dalle nostre parti, soprattutto da Beppe Grillo.

Stiglitz, in un’intervista rilasciata al quotidiano austriaco Der Standard, giunge alla conclusione che la causa della crisi sia… l’austerità. “Sui programmi di austerità la situazione sta peggiorando – dice l’economista – La Spagna si trova in depressione. La Grecia è a sua volta in depressione. L’Eurozona non è riuscita a ripristinare la fiducia”. Ora: di quale austerità stiamo parlando? La crisi è stata generata dal debito pubblico degli Stati nazionali membri dell’Unione Europea. Hanno speso più di quanto potessero permettersi i loro contribuenti. E, di conseguenza, i mercati non hanno più fiducia in quegli Stati che hanno passato tutti i limiti: la Grecia e la Spagna, prima di tutto, ma anche il Portogallo, l’Italia e non passerà molto tempo prima di vedere analoghe fughe di capitali anche dalla Francia di François Hollande.

La tanto temuta “austerità” è un tentativo degli Stati nazionali (spronati dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale) di chiudere la stalla quando i buoi sono già, in gran parte, fuggiti. Ma quanta “austerità” è già stata fatta? In Italia, la spesa pubblica è passata dal 47,6% del 2010 al 50,1% del 2012 (in rapporto al Pil). La Spagna dal 39,2% al 42% nello stesso lasso di tempo. La Francia dal 52,6% al 55,8%. In nessuno di questi tre casi, si nota uno sforzo dei governi nazionali a ridurre il debito pubblico tramite una riduzione della spesa. La Grecia, questa estate, ha assunto 70mila nuovi dipendenti statali. Se Stiglitz lamenta che l’austerità non abbia prodotto i risultati sperati, forse non si accorge che l’austerità… non c’è ancora. E’ una politica che sarà attuata da questi mesi, forse. E sarà solo dall’anno prossimo, allora, che si potranno valutare seriamente i suoi risultati. Sempre che venga perseguita con coerenza.

Il premio Nobel afferma anche che: “La strategia di austerità dell’Europa è un fantasma che non ha mai funzionato. Né in Asia negli anni ’90, né in Argentina”. A parte il fatto che l’Argentina è comunque uscita dalla crisi e che in Asia ci sono due realtà (Hong Kong e Singapore) che sono due locomotive mondiali, Stiglitz non vede o rifiuta di vedere gli esempi più vicini: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca. Tutte queste nazioni europee sono uscite dalla crisi (nel caso della Polonia, addirittura, non c’è mai entrata) grazie a coerenti programmi di austerità: riduzione del peso dello Stato nell’economia, tasse basse, mercati aperti agli investitori stranieri.

Perché un premio Nobel per l’Economia ignora gli esempi più vicini e punta il dito contro un’austerità che non c’è ancora? Forse perché vuole lanciare la sua proposta politica. Che consiste in: mettere in comune i debiti pubblici. Non solo: “I debiti pubblici devono essere mutualizzati”. Che, tradotto in soldoni, vuol dire emettere gli eurobond, buoni del tesoro per tutta l’eurozona. E: “In più serve la creazione di un fondo di garanzia comune sulle banche. La vigilanza centralizzata, così come è prevista attualmente, da sola non basterà”. Quindi, anche secondo l’economista statunitense, l’Europa deve essere centralizzata per funzionare meglio. Se i singoli Stati non reggono, meglio un super-Stato continentale. Ci deve spiegare, però, come fa la somma di debiti pubblici nazionali fuori controllo, più l’emissione di ulteriori buoni europei (quindi: altri debiti) a ridurre il debito pubblico. A rigor di logica, un’addizione non è una sottrazione, quindi se hai 4 gravi problemi, non li risolvi sommandoli. Perché avresti un problema quadruplicato.

Purtroppo il ragionamento di Stiglitz affonda le sue radici in un secolo e mezzo di teorie stataliste, dure a morire e piene di contraddizioni. Contraddizioni quali: se un governo locale è debole, trasferisci le sue funzioni a un governo centrale (senza passare dalla necessaria cura dei problemi locali). E anche: se ti indebiti e finisci i soldi, indebitati ancora di più. Perché, alla fine: se il potere politico fallisce, devi dare più potere ai politici. Mistero della fede.

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7 Responses to “Stiglitz ha un’idea: “Europa superstato e debito pubblico comune”” Subscribe

  1. fabio 25 febbraio 2013 at 4:51 pm #

    se non si converge dal putno di vista reale non ci stanno santi nè madonne..questa unione sarà destinata a fallire.. e questa convergenza nominale non porterà alla convergenza reale!! un’unione senza meccanismi endogeni di riequilibrio è destinata a fallire..o stati uniti d’europa o lira,marco e peseta..così non si va avanti

  2. fabio 25 febbraio 2013 at 4:48 pm #

    che l’austerità non c’è ancora è una falsità..dal 2010 c’è l’austerità..vatti a leggere i dati sulle fonti ufficiale e lo potrai verificare: tutti gli stati PIIGS hanno migliorato il saldo primario strutturale!!!!!! dal 2013 entra in gioco il fiscal compact, ma l’austerità già c’era.. e cos è successo?? il colmo: il debito pubblico è esploso quando ? negli anni 2008-2009 della spesa pubblica crescente in tutti i paesi per gli aiuti alle banche? NO!!! è esploso dal 2010 quando questi hanno iniziato a fare fiscal retrenchment!!!!! l’austerità non paga, non ha mai pagato fino ad oggi, e non pagherà..ormai manco più il FMI ci crede..

  3. alberto 5 ottobre 2012 at 3:36 pm #

    Debbo dissentire. Innanzitutto, il signore in questione, è arcinoto a chiunque sappia un minimo di economia ed è una voce autorevole (per usare un diseufemismo). Secondo: Stiglitz parla di un super-stato nel quale accomunare un debito…e non per giocarcelo a briscola, ma per creare una banca centrale come garante d’ultima istanza. Vi siete mai chiesti come mai Usa (103% di debito, che levita a 150% se si unisce quello dei singoli stati) e Giappone (230%) paghino il 1% di interessi e la Spagna (75%) il 6%?
    Col super-stato, qualora sia funzionante (come Stiglitz ebbe modo di specificare più volte), si abbattono i costi di spese quali quelle militari, dei trasporti, ecc ecc
    Terzo, l’esempio polacco o estone è, a mio avviso, fuorviante, dacché queste nazioni fallirono proprio come fallì l’Argentina. L’austerità valse solo dopo il fallimento.

  4. Orazio 4 ottobre 2012 at 9:36 pm #

    Pensare male è peccato, ma questa volta penso che non lo sia… visto quanto sta a blaterare questo super nobel, che continua a dire frescacce una dietro l’altra.
    Del resto perchè avrebbe avuto il nobel?
    A parte che si potrebbe mettere in pari tra Obama che ha preso il nobel per la pace (forse sarebbe stato più giusto per la guerra) e questo personaggio che come dice correttamente Diego Tagliabue è sicuramente alle dipendenze dei poteri forti…
    Mi sorge però un dubbio atroce, che non stia cercando di tirare la volata per il NWO (nuovo ordine mondiale) tanto caro ai banchieri ed anche al “nostro” beneamato papa?
    Del resto il conto torna… sono piccoli passi per una dittatura generalizzata ma, non si dica mai che è contro il popolo, VERO?

  5. Diego Tagliabue 4 ottobre 2012 at 5:34 pm #

    Questo si buca.

    In tutti i PIGS non sono mai stati fatti tagli significativi ai mangiasoldi cronici… e questi non sono solo i politici!

    Se Stiglitz vuole a tutti i costi la parità col Dollaro, mediante il dissanguamento di nazioni e regioni virtuose con gli Eurobonds (= miliardi buttati in pozzi senza fondo), dica pure di essere sul libro paga di Moody’s o della Goldman Sachs! Sarebbe un segno minimo di “onestá”.

    • claudio 4 ottobre 2012 at 10:56 pm #

      thumbs up!

  6. Dan 4 ottobre 2012 at 4:55 pm #

    Superstato ?

    Ma

    sto

    cazzo

    !

    150 anni non sono bastati a fare gli italiani e 10 dovrebbero fare gli europei ?

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