STATUTO VENETO: BOSSI E LA LEGA CALANO LE BRAGHE

di GIANLUCA MARCHI

Dopo settimane di sostanziale isolamento e immersione nei problemi interni del Carroccio, Umberto Bossi recupera la scena nazionale e ieri è entrato a Palazzo Chigi per incontrare Mario Monti e trovare la quadra sull’impugnazione dello statuto del Veneto da parte del governo. Il senatur era accompagnato dal governatore Luca Zaia: sul tavolo c’era la questione dello statuto e quella delle quote latte, ma è evidente che l’incontro ha rappresentato un’occasione per avviare un dialogo fino ad ora mai partito. Va bene criticare il governo, e infatti non c’è giorno in Parlamento che dai banchi della Lega non partano emendamenti ed offese nei confronti dell’esecutivo. Ma nella logica del Senatur, abituato a giocare sempre su più tavoli, non si può neanche andare allo sbaraglio, sacrificando gli interessi delle Regioni e delle amministrazioni a guida leghista. Meno che mai ora che lo strappo con il Pdl appare non facile da recuperare. Il Carroccio rischia e teme di rimanere isolato. E le difficoltà potrebbero aumentare se si concretizzasse quell’asse Pdl-Pd sulla legge elettorale che mira proprio ad isolare le ali del panorama parlamentare: Lega e Idv in primis.

La Lega, dunque,  punta ad avere un minimo di sponda con il governo. Forse anche per questo è scesa  a più miti consigli su quello statuto Veneto che fino all’anno scorso veniva sbandierato come il primo passo verso l’autonomia regionale. «Il Veneto come la Catalogna», dicevano i leghisi. Ora, Zaia e Bossi hanno accettato di rivedere la norma sulla «autonomia finanziaria» in base alla quale l’esecutivo aveva impugnato l’intero statuto. «Tutto è bene ciò che finisce bene», è stato il commento di Zaia al termine dell’incontro con Monti. Ma in realtà, leggendo attentamente il comunicato di Palazzo Chigi, si capisce abbastanza bene quale, delle due parti, ha calato maggiormente le braghe: «La presidenza del Consiglio dei Ministri comunica di aver ricevuto la deliberazione della Giunta Regionale n. 210 del 7 febbraio 2012 avente per oggetto ‘Statuto della Regione del Veneto-Controllo ai sensi dell’art. 123, comma 2, della Costituzionè, con la quale la Regione delibera di ribadire che con la norma di cui all’art. 30, comma 4, del nuovo Statuto, rubricato Autonomia finanziaria, la Regione non viola i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e non intende procedere ad alcuna elusione di tali vincoli, e in particolare di quelli relativi al rispetto del patto di stabilità interno e dei limiti di indebitamento. Tale norma, peraltro, verrà cambiata in occasione della prima revisione utile dello Statuto, in senso conforme all’interpretazione indicata nella delibera oggi notificata».

Bossi, invece, non è rimasto così contento dell’esito dell’incontro, non ha risposto e ha detto ai giornalisti di leggersi le agenzie stampa. Interpretazione che trova conferma nelle parole consegnate in serata al quotidiano La Padania in edicola oggi: “Corsa solitaria della Lega alle prossime amministrative, nessuna alleanza dunque? “In Lombardia il consiglio nazionale ha detto no e così anche nelle altre regioni”. Umberto Bossi ribadisce la linea coerente e chiara della Lega Nord: nessuna alleanza ,nemmeno a livello territoriale, sarà possibile con chi a livello nazionale appoggia il governo dei banchieri e dei professori nemico della Padania».

Se Bossi e Zaia avessero portato a casa un vero successo, il Senatur avrebbe usato un’altra terminologia. E invece basta continuare a leggere la nota della presidenza del Consiglio: «Il Consiglio dei Ministri del 14 febbraio prenderà atto degli impegni assunti (la modifica della parte di Statuto contestata, n.d.r.) e non si darà corso al contenzioso». «Resta ferma – conclude il comunicato – l’impugnazione della legge elettorale» regionale sul numero dei consiglieri eleggibili.

Il primo tentativo di aprire un dialogo con il governo non sembra dunque essere così riuscito come qualcuno ha cercato di presentarlo. Nemmeno sulla contestatissima vicenda delle quote latte Bossi e Zaia sono tornati acasa con qualcosa in mano. L’unica dichiarazione rilasciata dice che l’argomento necessita di ulteriori approfondimenti da effettuare nei prossimi giorni. Un linguaggio diplomatico per dire che al momento le parti sono distanti. D’altra parte si sa che Bossi vorrebbe trovare la “quadra” per i suoi amici splafonatori che non si sono mai messi in regola nemmeno aderendo alle leggi che consentivano di rateizzare le multe, e insiste perché si accetti per intero una relazione dei Carabinieri presso il Mipaaf che ha alimentato seri dubbi sul regime delle quote latte. Ma dall’altra parte del tavolo ieri a Palazzo Chigi si è trovato un ministro, Mario Catania, che fin dal suo insediamento ha ribadito che chi non è in regola deve pagare le multe, e l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura deputata a riscuotere le multe) che ha sempre contestato l’attendibilità statistica della relazione dei Carabinieri. E se durante la reggenza del ministro Saverio Romano  s’era intravista la possibilità di un “colpo di spugna” da fare gridare vendetta, adesso che in sella ad Agea è tornato il prof. Dario Fruscio, leghista sacrificato a fine giugno sull’altare degli splafonatori, è assai improbabile che sulle multe possa essere tracciato un tratto di penna senza colpo ferire. Per la cronaca va ribadito che la vicenda delle quote latte è talmente complessa, annosa e così difficile da districare che difficilmente se ne verrà mai a capo (anche se da qualche settimane una pregevole inchiesta giornalistica condotta dal collega Luigi Chiarello di Italia Oggi sta cercando di accendere qualche faro su aspetti abbastanza oscuri).

Dunque Bossi, per non restare isolato e vedersi chiudere ogni spazio di manovra, anche ai fini della partita interna al movimento, cerca di giocare su più tavoli, pratica che in passato gli riusciva molto bene (oggi non si sa), cercando di mantenere  nello stesso tempo mantenendo la Lega sulle barricate di un’opposizione dura e pura. Così facendo spera che, avvicinandosi le amministrative, i lumbard possano recuperare i voti degli scontenti. Tuttavia il suo appare un gioco un poco stanco e logoro, con il quale non sarà facile convincere ancora una volta schiere di elettori rimasti, negli ultimi quindici anni, con un pugno di mosche in mano.

 

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8 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Cari distratti,

    tutti sotto e non solo la lega o pincopallino.

    Lo stato occupante si sta chiudendo sempre piu’ viste le tante voglie di AUTODETERMINAZIONE.

    Ferma OGGI LA LEGA, DOMANI VENETO STATO E COSI’ VIA…

    pERCHE’ SIETE COSI’ TANTO DISTRATTI..??

    pER AVERE L’INDIPENDENZA SI DEVE NON ANDARE PIU’ A VOTARE. NON CI RIGUARDA DA SEMPRE MA ORA BISOGNA CAPIRLA..!!

  2. cogo andrea says:

    cioe’ ?

  3. lorenzo canepa says:

    la solita fiuraccia. Me l aspettavo da quano tempo bossi ci prende o melio Vi prende per mil c…,

  4. Enrico VR says:

    La Lega è finita solo banalità e ciacole per ricucire qualche militante… ultimamente si tengono stretti il tricolore e e il portafoglio romano che fino a questo momento di posto fisso è meglio tenerselo stretto e portarsi casa quanto più e possibile di €€€€€€ per loro…l’unica salvezza e la scialuppa chiamata Veneto Stato!! non ci sono alternative il mostro TITALIC STA AFFONDANDO CON BOSSI A SEGUITO.
    Viva San Marco viva l’indipendenza viva Venetostato !!

  5. Luca68 says:

    Mai visto un leader più cerchiobottista di lui, con l’aggravante dinon avere mai ottenuto uno straccio di risultato concreto da 20 anni a questa parte sul piano politico. Solo in Italia un tipo così poteva durare tanto. Tolti i primi anni di lotta e di credibilità non rimane che un partito che più italiota non si può, con la credibilità dei suoi attuali vertici a polpette, macchiati da vergognosi ed infruttuosi compromessi. Sono negli anni emerse anche vere e proprie prese in giro nei confronti dei propri militanti e dei propri elettori (la svendita del simbolo al piazzista di Arcore, il brevetto della cosiddetta “bandiera nazionale padana”, sparate a salve propagandistiche rivelatesi poi farsesche, iniziative risibili sportive spacciate come avvenimenti epocali e chi più ne ha più ne metta)… Al riguardo l’ottimo libro di Facco inquadra benissimo il personaggio ed il partito. Mi chiedo anch’io come possa continuare ancora questa pagliacciata. Miglio lo aveva capito da tempo, addirittura adesso tentano di riappropriarsi delle sue idee spacciandole come sempre condivise. Infami e senza onore ecco cosa sono. Ora l’anima autonomista ed indipendentista sta trovando altre strade. Auguriamoci tutti di aver imparato dagli errori passati ed uniamoci nella lotta. Questo giornale è un punto di ri-partenza. Forza gente…

  6. Gianluca says:

    Xe proprio vero Albert, ieri sera ero a Cittadella e ho sentito Marcato e Bitonci, quanta povertà e banalizzazione ho visto! solo uno Stato Veneto ci può salvare…….

  7. Albert says:

    Che novità….oramai chi vota lega dovrebbe essere abituato a figure del genere.
    P.s
    chi ha ancora il coraggio e la pazzia di votare gentaglia del genere?

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