Statuto del contribuente: il pianto ipocrita dei commercialisti d’Italia

di ANGELO PELLICIOLI

Nei giorni scorsi, si è tenuto a Bari il congresso nazionale dei commercialisti. Come al solito, nell’assise, si è discusso principalmente dei problemi economici e fiscali. E come al solito si è dato fiato alle trombe (ed ai tromboni) senza approdare a quelle poche significative, ma incisive,  azioni che, qualora intraprese, possano far pensare ad un reale cambiamento dello status quo burocratico e fiscale nel quale il nostro belpaese  si crogiola beato. Già il fatto che i commercialisti si siano presentati al congresso con due fazioni, (equivalenti  per numero di delegati nazionali), oggi duellanti fra loro più che mai  e  sospinte da una faida atroce che  le vede autrici di ricorsi e azioni legali, da ambo le parti, ci fa capire che aria tiri in casa dei  cultori del fisco. Della serie: se non riescono nemmeno a risolvere i problemi in casa loro, come potranno essere credibili e, soprattutto risolvere i problemi dei cittadini contribuenti che se ne impippano assai dei loro giuochini interni volti alla presa (o alla ripresa) di un potere, peraltro appiattito, ormai da decenni, su quello politico. Il che la dice lunga.

Uno degli argomenti più dibattuti al congresso è stata la mancata osservanza della Legge 212/2000, cosiddetta dello “Statuto del Contribuente”. Legge che, per stessa ammissione di autorevoli esponenti della magistratura tributaria, sembra essere stata disattesa, negli ultimi dieci anni dalle 400 alle 700 volte. Sull’argomento sono intervenuti, oltre al Presidente uscente Siciliotti,  i soliti soloni relatori, che con tono infinitamente carezzevole (al fine di non urtare troppo la sensibilità di politici e burocrati presenti in sala, e non solo), si sono cimentati nell’esporre le loro lamentele riguardo alla violazione del suddetto Statuto, senza però sostenere,  con la necessaria determinazione, e soprattutto con azioni concrete,  l’unica strada percorribile: quella di un’azione forte, mirata e decisa di tutta la categoria (oltre centomila iscritti) volta a far assumere alla suddetta norma, sempre più disattesa,  il  rango di legge costituzionale. Rango che permetterebbe allo Statuto del Contribuente non solo di sopravvivere a se stesso, ma pure di farsi egregiamente rispettare (essendo in tal caso impedita qualsiasi deroga  espressa proveniente da altre norme).

Niente di tutto ciò. Scimmiottando i loro cugini avvocati azzeccagarbugli, i commercialisti hanno invece preferito prodigarsi  in elucubrazioni mentali sulla nemesi storica del soffocamento burocratico in merito a tutto quanto proviene dallo Stato, o che vi passi attraverso. Così si è relazionato, per l’ennesima volta, del groviglio dei tributi e del moltiplicarsi degli adempimenti relativi, divenuti per i commercialisti e per le imprese ormai inaccettabili. Ma i ragiunat sono  andati ben oltre: hanno anche scoperto che il continuo tradimento dello Statuto del Contribuente, da parte del legislatore,  rappresenta un danno morale per la collettività. – Ma come – ci chiediamo tutti – hanno impiegato oltre dieci anni per accorgersene?

Poi la chicca finale. Dal congresso nazionale è emerso il senso di frustrazione di una categoria alle prese con tale disagio (la sistematica violazione dei diritti del contribuente); categoria che è costretta a confrontarsi quotidianamente con uffici, specie in ambito locale, laddove i burocrati di Stato non sono predisposti ad ascoltare le ragioni dei suoi iscritti. Atteggiamento, questo, che alimenta quindi la diffidenza fra i commercialisti e i funzionari dell’Agenzia delle Entrate o di Equitalia. Si tratta, insomma di un comportamento anomalo da parte dei burocrati di Stato che  alimenta pure diffidenza e, a volte, un pregiudizio di scarsa imparzialità, se non di incompetenza degli stessi funzionari. Si sta insomma instaurando ed imponendo un clima di reciproca “disistima”, che danneggia il Paese e che va assolutamente contrastato.   E quindi? Avendo, i commercialisti, a fine congresso,  coniato questo neologismo etico (si fa per dire), pensano essi di aver risolto qualche problema al già troppo bistrattato contribuente? Al cittadino incavolato che non ne può più delle inutili code, degli sportelli, dei burocrati di Stato, dei professionisti compiacenti, dei politici arroganti, arruffoni e ladri, e di quant’altro?

Non è che, per caso, i congressi, dove si continua a discutere di tutto senza mai risolvere alcunché, servano per gettare fumo negli occhi alla gente? E, soprattutto, non è che i commercialisti non siano un gran ché interessati a cambiare tale andazzo di cose, andazzo che permette loro, in mezzo a tale groviglio, di realizzare ulteriori prestazioni professionali ? Sono due domande che il cittadino contribuente si pone, tutti i santi giorni e che potrebbero essere smentite solo da azioni concrete, di effettivo cambiamento, da parte della categoria dei fiscalisti. Azioni che però, fino ad oggi, non si sono viste. Neppure sul limitare.

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7 Comments

  1. michelberg says:

    Angelo Pelliccioli e’ una mosca bianca che da piu’ di venti anni cerca disperatamente di cambiare la categoria e e questo paese per renderlo piu funzionale e normale. ;

    beh anch’io ci ho provato con lui ……ma quando feci presente all’Ordine che era piu’ opportuno occuparsi dei problemi del paese che non di sterili beghe interne …..per esempio…smisero di pubblicare i miei articoli…..

    semplificare gli adempimenti ? ehi ci togli il lavoro…cosi’ ora siamo diventati una massa di archivisti con costi cosi’ elevati che i clienti non riescono a pagarci ….bell’affare di ritorno !

    chissa’ se un giorno la categoria osera’ fare un piccolo sciopero., statuto del contribuente ( violato .) .permettendo…
    come dire: sui contribuenti tutto e’ permesso !
    ( democraticamente eh ..eh…ovvio vi pare ? cosi’ lo stato per primo insegna a non rispettare le leggi…tantomeno i referndum passati )

    e gli imprenditori che si lamentavano ? dicevano … eh no siete voi ( commercialisti ) che dovete darvi da fare !

    bene ! a ognuno il suo …e ad Angelo tanto di cappello !

  2. Albert Nextein says:

    Altra casta.
    Mi chiedo se ci sia qualche libertario tra di loro.

  3. Carlo says:

    Loro ,i commercialisti, in questa situazione ci sguazzato….perchè dovrebbero battersi per cambiare le cose ?

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