DELLA LIBERTA’, CONTRO LO STATO, CONTRO IL TIRANNO

di ETIENNE DE LA BOETIE*

I coraggiosi non temono il pericolo per ottenere ciò che desiderano. Gli avveduti non rifiutano la fatica. I vili e gli ottusi non sanno sopportare il male né riconquistare il bene: si limitano a desiderarlo, e la virtù di aspirarvi gli è negata dalla loro vigliaccheria, restandogli per natura il desiderio di averlo. Questo desiderio, questa volontà di aspirare a tutte le cose che, una volta ottenute, li renderebbero felici e contenti, è comune ai saggi ed agli stolti, ai coraggiosi ed ai codardi.

C’è una sola cosa di cui, non so perché, manca agli uomini il desiderio naturale: è la libertà, che pure è un bene così grande e piacevole, che una volta perduto, tutti i mali vengono uno dietro l’altro, e perfino i beni che restano dopo di lei perdono completamente gusto e sapore, corrotti dalla servitù. Solo la libertà, gli uomini non la desiderano perché, così pare, se la desiderassero essi l’otterrebbero; come se rifiutassero di fare questa conquista solo perché troppo facile.

Poveri e miseri popoli insensati, nazioni ostinate nel vostro male e cieche nel vostro bene, vi lasciate strappare sotto gli occhi la parte migliore del vostro reddito, saccheggiare i vostri campi, derubare le vostre case e spogliarle dei mobili antichi e di famiglia! Vivete in modo da non poter vantare niente che sia vostro; e ciononostante sembrerebbe per voi un grande favore tenere in affitto i vostri beni, le vostre famiglie e le vostre vite. E tutto questo danno, questa disgrazia, questa rovina, non vi viene da molti nemici, ma bensì da un solo nemico, da colui che voi fate così potente com’è, per il quale andate coraggiosamente in guerra, per la cui grandezza non rifiutate certo di affrontare la morte. Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità? Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell’assassino che vi uccide e traditori di voi stessi? Seminate i vostri frutti, affinché ne faccia scempio.

Riempite ed ammobiliate le vostre case, per rifornire le sue ruberie. Allevate le vostre figlie perché abbia di che inebriare la sua lussuria. Allevate i vostri figli, perché, nel migliore dei casi, li porti alla guerra e li conduca al macello, li faccia ministri delle sue bramosie, ed esecutori delle sue vendette. Vi ammazzate di fatica perché possa trattarsi delicatamente nei suoi lussi e voltolarsi nei suoi piaceri sporchi e volgari. Vi indebolite per renderlo più forte e rigido nel tenervi la briglia più corta. E di tutte queste indegnità, che neanche le bestie potrebbero accettare o sopportare, voi potreste liberarvi se provaste, non dico a liberarvene, ma solo a volerlo fare. Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scacciate o lo scuotiate, ma solo che non lo sosteniate più, e lo vedrete, come un grande colosso al quale è stata tolta la base, piombare giù per il suo stesso peso e rompersi.

*Tratto da “Discorso sulla servitù volontaria”

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