Lo Stato non domanda un bel niente ai cittadini: impone e basta!

di MATTEO CORSINI

Nei consueti panni di insegnante per giovani allievi, Fabrizio Galimberti spiega come funziona il rapporto tra Stato e cittadini in merito alla tassazione. Leggiamo: “E’ come se lo Stato dicesse ai cittadini: ‘Volete che io paghi i tribunali, i soldati, le strade, la scuola, gli ospedali…? Allora ho bisogno che voi mi diate i soldi per far tutto questo’. Non è un vero e proprio contratto… è un contratto implicito supportato da una legge che stabilisce quanto e quando bisogna pagare per le tasse”.

A prescindere da ciò che pensa dello Stato in generale, credo che un ragazzo con un minimo di perspicacia dovrebbe realizzare che qualcosa non va nella spiegazione di Galimberti. Esiste veramente un contratto implicito tra Stato e cittadini? Questo è quello che vogliono dare ad intendere coloro che sentono la necessità di giustificare il monopolio dell’uso della forza da parte dello Stato ed evidentemente ritengono che la “rule of law” e quella che potremmo definire la “rule of lawmakers” siano la stessa cosa. Nulla di meno vero.

In primo luogo, lo Stato in realtà non domanda un bel niente ai cittadini. Impone. Ne consegue che il cosiddetto contribuente è obbligato a pagare le tasse a prescindere dal fatto che voglia che sia lo Stato a istituire i tribunali, a costruire le strade e a fornire servizi vari. In alcuni casi, poi, se vuole può, pagando nuovamente, rivolgersi a un altro fornitore; in altri casi lo Stato stabilisce di essere monopolista, per cui il cittadino non ha alternative.

Tutto questo in virtù del fatto che il provvedimento legislativo “che stabilisce quanto e quando bisogna pagare per le tasse” viene emanato da una delle parti di questo pseudo contratto implicito: lo Stato stesso. Per quanto “implicito”, non è proprio il massimo dei contratti: una parte stabilisce le obbligazioni dell’altra, la quale non è neppure libera di non sottoscrivere quel contratto. Solitamente i sostenitori del mantra “lo Stato siamo noi” ritengono chiusa la questione affermando che siamo in democrazia e con il voto si può cambiare la controparte del contratto “implicito”. Ma anche il meno perspicace dei giovani lettori di Galimberti penso possa rendersi conto che cambiare la controparte non significa sanare il vizio insito nel rapporto tra Stato e cittadino, che rimane sempre e comunque in una posizione di sudditanza, tranne nel caso in cui riesca a salire sul carro di coloro che vivono sulle spalle degli altri. Una condizione (peraltro ingiusta) che, però, può riguardare solo una parte di persone e che sarebbe illusorio supporre possa essere generalizzata, come già rilevava Bastiat definendo lo Stato.

I giovani interlocutori di Galimberti potrebbero allora trovare più calzanti le parole (che non mi stancherò mai di citare) di Lysander Spooner: “E’ vero che secondo la teoria della nostra Costituzione, tutte le tasse vengono pagate volontariamente e che il nostro Stato è una compagnia di mutua assicurazione, alla quale le persone aderiscono volontariamente. Ma questa teoria del nostro sistema di governo è del tutto differente da quel che si verifica in pratica. Il fatto è che lo Stato, come un bandito di strada, intima alle persone “o la borsa o la vita”. E molte se non tutte le tasse vengono pagate sotto il peso di questa minaccia. Lo Stato, in effetti, non tende un agguato a un uomo in un luogo solitario, balzando dal ciglio della strada, per puntargli la pistola alla tempia e svuotargli le tasche. Ma non per questo la rapina cessa di essere una rapina a tutti gli effetti, anzi, è ben più codarda e vergognosa. Il bandito di strada assume su di sé tutta la responsabilità, il pericolo e la criminalità del suo atto. Egli non pretende di avere un giusto titolo al vostro denaro, né di volerlo usare a vostro beneficio. Non pretende di essere altro che un rapinatore. Non è tanto impudente da affermare di essere semplicemente un “protettore” e di prendere il denaro dei passanti contro la loro volontà solo per essere in grado di “proteggere” quei viaggiatori che si illudono di essere perfettamente capaci dì difendersi da soli o che non apprezzano il suo peculiare sistema di protezione. Il ladro si limita a rapinarvi: non cerca di rendervi il suo zimbello e il suo schiavo, come fa lo Stato ogni qualvolta vi obbliga a fare qualcosa dicendo che è per il vostro bene, ergendosi ad arbitro morale delle vostre vite.”

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One Comment

  1. Dan says:

    Lo stato impone laddove non trova motivo di portare rispetto altrimenti tratta fino a trovare “soluzioni”.

    Stato v Mafia: Trattativa perchè altrimenti a quest’ora non c’era più uno stato.

    Stato v Clandestini: “soluzioni” altrimenti di kabobo ne trovavamo ad ogni angolo.

    Stato v Cittadini: non c’è nessun Stato v Cittadini perchè questo tipo di “accordi” si fanno tra pari e noi con la nostra tranquillità, la nostra propensione a tenere basso lo sguardo, la nostra incapacità di reagire convinti che deve farlo sempre un altro al nostro posto, non siamo degni di alcun rapporto di parità quindi le cose ci vengono imposte.

    Uno schiavo non ha altri diritti oltre a garantire agi e ricchezze al proprio padrone.

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