Lo Stato e i controllori che sono anche i controllati

di FRANCO FUMAGALLI

In un vecchio testo di “Diritto costituzionale”, ho trovato un passo che ritengo interessante portare a conoscenza dei lettori. La frase è la seguente: Per “stato” s’intende la persona o il complesso di persone e di istituzioni titolari di quella che si denomina potestà di governo. E’ questo il significato tradizionale della parola, da quando per la prima volta venne adoprato da Machiavelli, è questo il significato della parola nella frase di Luigi XIV “l’étatat c’est moì”, intendendosi appunto con questa espressione che nel sovrano si assommava l’intero governo dello “stato”.

Questo è anche il significato di stampo rinascimentale che viene dato, ancor oggi, dalla dottrina e dalla pubblicistica, alla parola “stato”. In questa definizione sono insite tutte le anomalie istituzionali del presente: ancor oggi lo “stato” è ritenuto, nell’accezione comune, corpo separato e distinto dalla società civile. Non viene riconosciuto che la società è cambiata. Se consideriamo che in cinquant’anni, nella società civile, sono si sono attuati cambiamenti più che nei tremila precedenti, si può comprendere come alcuni concetti e istituzioni, che oggi sono alla base del convivere, siano inadatte, obsolete e contraddittorie. Oggi ci sono cittadini e non sudditi; oggi l’analfabetismo quasi assoluto è stato sostituito (almeno nelle statistiche) dall’istruzione generalizzata; oggi la tecnologia stravolge i vecchi criteri dei rapporti sociali e quindi non si può gestire il “nuovo” con regole e istituzioni inadeguate. In termini giuridici si può definire lo “Stato” come “l’ordinamento che ha per fine specifico ed essenziale il regolamento globale dei rapporti sociali tra i membri di una data popolazione e sopra un dato territorio”. In questo concetto di “ordinamento giuridico” é insita la necessità che si disponga di un’organizzazione apposita, distinta dalla massa dei consociati, incaricata di provvedere alla realizzazione degli scopi sociali (servizi) ma dipendente, a tutti gli effetti, dalla società civile e non, come ancor oggi concepito, da corpo separato. Come potrebbe un “terzo” (un corpo separato) realizzare gli interessi della società civile? Si deve riconoscere che è altresì necessario che talune di queste organizzazioni debbano essere dotate di autorità, di “imperium” per lo svolgimento dei loro mandati all’interno  della società medesima. Se per ogni attività vi è, necessariamente, tutta una serie di individui, di organi, che realizzano i servizi, questi individui e organi devono definirsi come “funzione pubblica”, non “stato”.

Non è semplicemente una distinzione formale perché lo “Stato” è costituito dal popolo, sono i cittadini, non i suoi delegati. Per tale ragione, le norme istituzionali che regolano l’attività sociale dovrebbero  sempre essere confermate dai cittadini con appositi strumenti. Questi devono poter controllare le attività del potere legislativo – realizzazione di nuove regole, – del potere esecutivo – attivazione delle nuove regole -. del potere  giudiziario – sanzionante le inadempienze e i delitti. Gli appartenenti alla “funzione pubblica” hanno semplicemente un mandato, a cui devono sottostare con  compiti precisi e relative responsabilità. Ai cittadini devono rendere conto del loro operato, pena la revoca del mandato stesso. Siccome la “funzione pubblica” non è soggetta a  ”concorrenza”, le indennità agli appartenenti agli organi devono essere stabilite dai cittadini, come datori di lavoro, e commisurate al merito e all’efficienza. Altro che inamovibilità! Altro che sindacati nella “funzione pubblica”! Il sindacato ha un significato quando si produce ricchezza, non servizi, per di più, come detto, senza competitori. I funzionari pubblici, devono eseguire l’applicazione delle norme, sempre secondo il fine di garantire ai cittadini il miglior livello di servizi. Oggi i tre poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – con l’aggiunta di una burocrazia, nulla facente costosa ed inefficiente, operano come se fossero loro  lo “stato” secondo l’applicazione integrale della definizione di Machiavelli. Questi organismi, operano ciascuno per conto proprio non curandosi delle esigenze dei cittadini e arrogandosi il diritto di gestire a loro piacimento i “sudditi” che devono subire anche le loro incoerenze, perché senza controllo democratico.

O, meglio, siamo all’assurdo che, quando ci sono, i controllori provengono dagli stessi ranghi dei controllati! Le tre funzioni citate devono ricordarsi che hanno il compito di gestire la socialità e a favore di questa. Oggi, in realtà, in linea con Luigi XIV, i tre poteri, attorniati da una burocrazia di stampo sovietico, hanno il solo fine di perpetuare sé stesse, naturalmente a spese dei cittadini, con apparati pletorici, inefficienti e costosi. E di accordarsi privilegi. E’ ora di cambiare.

*Unione Padana Mantova

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    “E’ ora di cambiare”.
    Da tanto tempo … e non cambia nulla.
    La pressione sale, stanno correndo per un governo che, se qualcuno riuscirà a fare, poi non durerà.
    La pressione sale ed arriveremo alla resa dei conti.
    Alleluia!

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