Stato cattivo pagatore. Ma allora perché lo subiamo senza fargli la guerra?

stato centralistadi RICCARDO POZZI – «Sono 100.000 le imprese fallite in Italia dall’inizio della crisi a oggi: e 1 su 4 salta perché lo Stato è un cattivo pagatore», scriveva Maurizio Gardini presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane.

Da anni il variegato e pulviscolare movimento autonomista e/o indipendentista padano, con tutte le sue infinite sottocorrenti e sfumature, si sgola, si indigna, divulga i numeri della vessazione, si divide, si sottodivide, tra i puri e quelli venduti, poi tra i più puri dei puri e i meno venduti tra i venduti, poi si divide ulteriormente, cerca nuove connessioni, sinergie, collaborazioni e unità di intenti nel nome dell’antico ideale comune.

Decenni di appassionati tentativi di sensibilizzare un popolo che sembra intorpidito, facendogli prendere coscienza dei numeri con cui lo stato lo deruba annualmente, residui fiscali, tagli alle regioni virtuose e rifinanziamenti alle più irresponsabili, forestali, finti invalidi, pubblico impiego.

Tanto che, dopo tanti anni, viene anche il dubbio che la gente non voglia sapere, non voglia comprendere per non essere obbligata a reagire. Che desideri essere lasciata in pace sul divano, con la pay-tv, il campionato e l’allarme inserito. Come chiedesse di essere lasciata in pace, nonostante le mafie che investono al nord, l’allarme sicurezza, le tasse più alte del mondo civile (se rapportate ai servizi erogati), la morsa monetaria, il ricatto della globalizzazione.

La conferma arriva dall’affermazione in testa a queste note: circa 25 mila imprese si stima siano fallite perché lo Stato pagatore non paga e lo Stato tassatore pretende le tasse su ciò che non ha pagato.

Cosa altro deve vedere un popolo per percepire il diritto di ribellarsi? Cos’altro, oltre allo Stato che fa fallire i cittadini perché non li paga, occorre sperimentare prima che una società attivi i propri anticorpi e  ritenga opportuno rovesciare il tavolo?

L’ipocrisia è come le rughe, vediamo sempre prima quella degli altri.

La realtà è che questo popolo, se non reagisce di fronte a questo, non reagirà mai di fronte a nulla. Tollererà tutti i presidenti  in visita distribuendo bandierine italiane nelle scuole, racconterà a se stesso che tutto sommato non va ancora male, si convincerà che prima o poi ci sarà una ripresa e che i propri figli faranno un lavoro migliore dei padri, metterà  il “Sacco del nord” su uno scaffale polveroso cercando di dimenticare i suoi numeri, cercherà di convincersi che i residui fiscali siano legati alla raccolta differenziata e andrà avanti così, paralizzato dalla propria pavidità, verso l’inevitabile impoverimento.

Si arrabbierà con i parlamentari che ha eletto, vantandosi con gli amici di conoscere quel parlamentare, venderà la casa dei nonni per poter continuare ad andare in vacanza, romperà l’ammortizzatore nella buca sulla strada davanti casa e manderà un infuocata lettera al direttore sul giornale locale, in attesa dei prossimi mondiali che, santo cielo, prima o poi dovranno pure arrivare. Forzaitalia.

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