IL XXI° SARA’ ANCORA IL SECOLO AMERICANO

di CHARLES GAVE*

Sono sia stanco che esasperato dello psicodramma europeo. Il lettore conosce il mio punto di vista e il meno che si possa dire è che purtroppo ho avuto ragione, oltre le mie peggiori ipotesi, fatto che non impedisce agli uomini politici europei di continuare a spiegare che la linea Maginot è un’ottima idea. Buon pro lor faccia!

Parliamo d’altro e parliamo quindi degli Stati Uniti e tanto per cambiare anche qui la stupidità è abbondantissima e in particolare in Francia. Noi ci troviamo alla vigilia di una rivoluzione industriale: dieci anni fa i robot potevano fare concorrenza al lavoro degli uomini se questi costavano meno di 50 $ all’ora. Oggi siamo arrivati a 2 $, valore che è inferiore al costo del lavoro in Cina. Le fabbriche che sono state aperte in Cina se ne andranno e torneranno in patria il più vicino possibile ai centri di consumo. In questo modo la bilancia commerciale americana tornerà a essere in eccedenza o per lo meno in equilibrio.

Al contempo gli Stati Uniti stanno investendo massicciamente nei gas di scisti e il Canada negli scisti bituminosi. Fra dieci anni gli Stati Uniti, forse, ma sicuramente l’America del Nord sarà completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. In tal modo gli Stati Uniti non dovranno più mantenere un esercito e una marina così forti per garantirsi gli approvvigionamenti energetici e potranno sensibilmente abbassare le spese militari.

Il Presidente degli Stati Uniti ha già detto che gli Usa concentreranno i propri sforzi nell’oceano Pacifico a spese di Nato e Medio Oriente. Oggi il dollaro Usa è sottovalutato in rapporto a numeroso valute, fra cui la totalità delle monete europee, e gli Stati Uniti dominano, come mai nessuno, le industrie del futuro, ossia quelle legate all’economia della conoscenza. Fra le 100 migliori università, secondo la classificazione detta di Shanghai, più dei tre/quarti sono negli Usa.

Certamente hanno un problema di bilancio perché hanno ritenuto un bene eleggere un uomo assolutamente incompetente, ma ecco che questo può essere rapidamente corretto poiché lo Stato Americano rappresenta il 27% del PIL, contro una media del 22%, mentre in Francia siamo al 55%, in termini di peso dello Stato nell’economia. (In Italia anche peggio, ndr).

Infine, gli Stati Uniti hanno una demografia soddisfacente e manterranno sempre la possibilità di importare, se lo riterranno opportuno, mano d’opera di qualità.

Da parte sua l’Europa, che sta abbandonando tutti i programmi nucleari, ha delle frontiere in comune con la zona rappresentativa di tutti i pericoli, che è il Medio Oriente e ha appena tagliato i ponti con l’unico paese che ha qualche credibilità sul piano militare, intendo dire la Gran Bretagna. Segnaliamo inoltre che la demografia in Europa è orribile e che gli europei più istruiti fuggono il vecchio continente il più velocemente possibile, mentre i sistemi sociali europei, i più costosi del mondo, sono in pieno dissesto e i disequilibri inter-europei non possono essere corretti a causa del Frankenstein finanziario che è l’Euro, fatto che condanna tutto il sud Europa alla depressone.

La conclusione è semplice per tutti quelli che si vogliono premunire contro il rischio europeo che non fa che aumentare.

Il XX secolo è stato il secolo Americano e lo stesso sarà per il XXI. Acquistate cespiti Usa.

*Institut Tourgot – Traduzione di Giovanni Cella

 

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4 Comments

  1. Piotr says:

    L’articolo ha appena dimostrato che il 21 secolo non sarà americano. Infatti parla di ritorno all’isolazionismo….mentre quello che ha fatto “grande”, si fa per dire, l’america sono state le sue continue “interferenze” in campo internazionale…

  2. Maciknight says:

    A me è sembrato uno spot pubblicitario sugli USA, che in realtà sono messi peggio dell’Europa, ma sanno meglio dissimulare e cercare capri espiatori e nemici esterni

  3. denis says:

    mi sembra una gara a chi sta peggio.

    certo, note interessanti, ma non vedo riferimenti alla politica inflazionista della fed e ad un sistema economico che, inevitabilmente, dovrà cadere

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