Fancazzisti? Assenteismo? “Ci vuole la mazza da baseball”

di ROBERTO BERNARDELLIassenteismo

Non sono parole mie ma del sottosegretario alla Semplificazione e alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, secondo il quale “è chiaro che quando c’è una non predisposizione etica rispetto al compito che si ha, per cui andare in ufficio viene interpretato come un qualcosa in più perché tanto lo stipendio arriva lo stesso, uno può prendere soltanto una mazza da baseball”. Parole sante. Dopo l’irreperibilità sindacale dei vigili di Roma la notte di Capodanno e dopo il danno perpetuo dell’assenteismo nel pubblico impiego, che ci costa  6,5 miliardi di euro solo, con oltre 22mila persone denunciate. Le sanzioni contro i dipendenti pubblici, nel 2012, ammontavano a 15 milioni di euro (dati riferiti alla gestione Brunetta).

Dopo i primi controlli dell’allora ministro del governo Berlusconi, al primo giro di controlli,le assenze ingiustificate calarono del del 19,7 per cento, con punte del 35,5 per cento per le Asl e del 31,8 per cento nelle regioni meridionali. E oggi?

Oggi abbiamo la stupefacente risposta delle rsu dei vigili di Roma: restare servizio la sera di capodanno “non era un obbligo ma solo un servizio extra”. Quindi “questo sistema, in una fase di attrito contrattuale, è stato rifiutato dai lavoratori”. Ah ecco…..

Era solo un problema di “attrito contrattuale”! Comunque nel frattempo il Garante degli scioperi ha avviato un “procedimento di valutazione” per possibili sanzioni dopo le massicce assenze dei vigili urbani capitolini. E nel caso l’authority “verificasse un nesso causale tra la mobilitazione organizzata dai sindacati, sui quali l’Autorità si era già pronunciata, e le assenze per malattia (che saranno verificate sulla scorta dei dati forniti dall’amministrazione), non esiterà ad adottare le sanzioni”.

“Non è accettabile – sostiene il Garante in una nota – che a subire gli effetti della protesta siano i cittadini-utenti. La legge 146 del 1990 disciplina l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici e solo all’interno delle regole da essa previste è possibile scioperare”.

 

Presidente Indipendenza Lombarda

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5 Comments

  1. Parole sacrosante, Pippogigi.
    Posso testimoniarlo da ex pubblico dipendente.
    Ho lavorato alle Poste di Rialto a Venezia; assunto il I° di Giugno del ’64; provenivo da una serie di lavori, diciamo così, eterogenei.
    Il primo stipendio percepito, alla Posta, era di £ 53.000, per otto ore di lavoro al giorno: una manna per chi come me era abituato a lavorare una media di 12, ore quotidiane per £ 27.000 mensili.
    Non mi sembrava vero!, naturalmente cercavo di lavorare in modo da non suscitare rimproveri, le “tanghere” che prendevo da ragazzino quando non ero rapido ad ubbidire alle indicazioni del Capo, lavoravo in un albergo come cameriere dove avevo cominciato la mia attività lavorativa a 13 anni, erano state una scuola!
    Poche settimane dopo l’assunzione, consegnavo telegrammi ed espressi, alle dipendenze del “Telegrafo”, fui avvicinato da un individuo che cominciò a rimproverarmi per un qualcosa che non riuscii a capire, urlava, quasi: Se “fai così tutti i tuoi colleghi si dovranno adeguare e fare la – consegne – di corsa come fai tu: datti una calmata”.
    Al momento non avevo capito il motivo del rimprovero, ma mi si chiarì nel proseguo dei giorni.
    L’imprinting ricevuto in giovane età non mi “consentiva” di “adeguarmi” alla nuova “etica”.
    Rimasi, perciò, come una specie di “corpo estraneo” all’interno di quella Amministrazione Statale.
    Ne passai molte!
    Arrivai al punto di dovermi difendere, oltre che dal sindacalista, anche dal Direttore del mio ufficio che di quelli era “succube”.
    Ad ogni lettera di denuncia che scrivevo indirizzata alla Direzione Provinciale, dovevo farla pervenire per via gerarchica, mi arrivava in ufficio il solito sindacalista che, davanti a tutti mi minacciava anche fisicamente.
    Dopo una serie di peripezie con il “sindacato”, ma anche con la “direzione”, venni spedito alle Poste Ferrovia; quella Sezione veniva considerata come la Colonia penale: perché c’era da lavorare, li ci spedivano molti rompi coglioni come me!
    Qui ne vidi anche di peggio: sindacalisti che facevano presenza per neanche un’ora e che percepivano, oltre alla paga, che io guadagnavo per loro, anche gli straordinari che si “dimenticavano” di corrispondere a me, che li facevo!
    Alla fine per aver auspicato l’intervento della Magistratura, contro coloro i quali non lavoravano, mi riferivo ad un “lercio” democristiano, venni affrontato da uno sporco comunista che arrivò al punto di minacciare di spararmi, il tutto pubblicamente, se non avessi tenuto la lingua a freno, questo era il clima creato da quegli individui.
    Era la fine del 82, il vaso era “pieno”, decisi così di approntare le “carte” per il pre-pensionamento.
    L’impiegato al quale mi rivolsi mi indicò i documenti necessari per la “pratica”.
    Quando glieli portai me ne richiese altri, di diversi, e così fece questa “manfrina” per più di una volta: voleva guadagnar tempo.
    Alla fine consegnai l’ultimo documento il 16 febbraio 1983.
    La “richiesta non venne “registrata” per tempo, venne messa a dormire, così che il 29 dello stesso mese il Parlamento promulgò la “Legge” denominata “baby pensioni”; così che fui tagliato fuori da quei diritti che la legge, “Unilaterale dello Stato” aveva riconosciuto, fino a quel momento, ai propri dipendenti.
    Era stata valida per sindacalisti, amanti di pezzi grossi, ma non per me che avevo lavorato con coscienza e che me ne andavo solamente per sottrarmi ad ulteriori vessazioni.
    La “Legge” che mi toglieva quel “diritto” mi concedeva, bontà sua, di ripristinare l’Indennità Integrativa Speciale al conseguimento dei sessantacinque anni.
    Quando arrivò quel “momento” mi recai all’ INPDAP reclamando il “diritto”, mi fu detto, da una “responsabile”, che “L’INPDAP” non faceva di queste cose.
    Un impiegato mi rincorse per avvertirmi che se mi fossi affidato al “Sindacato”, grazie ad una “Causa legale” ed al pagamento di € 155 in pochi anni avrei visto riconosciuto il mio diritto!

    Lasciai la Posta per fuggire dal sindacato ed ai guasti che questo aveva fatto ai lavoratori ed al Paese ed ora mi suggerivano di PAGARE proprio Quello per vedere riconosciuto un mio diritto.

    PREFERISCO L’INDIPENDENZA!

  2. luigi bandiera says:

    Pippogigi,

    l’italia e’ KOMUNISTA e di DX e di SX e di CNT.

    Per questo motivo in primis votare a DX o a SX o al CNT e’ votare sempre UNA e INDIVISIBILE e cioe’ KOMUNISTA..!

    Robe di questo mondo, specie italico, e non dell’altro…

    AUGURI… e viva lo stivalon sempre piu’ nella merrrrdddd….

  3. luigi bandiera says:

    Secondo me non serve nessuna mazza,. basta il JOBS ACT… applicato anche a loro..!
    Invece, loro, sembrano proprio dei BAMBOCCIONI..! Sono lavoratori a parte o a qualche ora.
    Sono trattati da bambocci per cui bisognosi di tutto..!

    DI RIPOSO innanzitutto..!

    Ma i “patrioti” del kax non starnazzano, quotidianamente, che la legge e’ uguale per tutti e che bisogna stare UNI E INDIVISIBILI PER VIVERE IN LIBERTA’ E CON SERENITA’..?

    Che chi vuole la divisione e’ un maledetto e fottuto anti democratico e pochissimo solidale..?

    Uhei, lo dicono i “patrioti” che ci pensano poco a produrre per mantenere sto stato e status..!

    Fate quel che dico e non fate quel che faccio, pare intendano dire..!

    E bravi sti “patrioti” uni e indivisibili, nel magna’ a sbafo..!

    Amen

  4. Pippogigi says:

    Sul sito Dagospia, il cui proprietario è romano di Roma, l’assenza dei vigili è stata così commentata:
    “SE IN ASSENZA DELL’85% DEI VIGILI LA NOTTE DI SAN SILVESTRO, ROMA È ANDATA AVANTI BENISSIMO, VUOL DIRE CHE BASTA IL 15% DI LORO PER ASSICURARE IL FUNZIONAMENTO DELLA CAPITALE”.
    La cosa non deve stupire. La Svizzera, la vicina e funzionante Svizzera ha un rapporti di 1 dipendente pubblico ogni 60 abitanti, l’Italia di uno ogni 17. Immagino che da questo rapporto rimangano fuori un bel po’ di mantenuti perché 1 dipendente ogni 17 fa 3,5 milioni di dipendenti pubblici e a me ne risultano invece 4 milioni, ma lasciamo perdere.
    Questo vuol dire che all’Italia bastano 1 milione di dipendenti pubblici per andare avanti. E gli altri? Appunto. Gli altri semplicemente non hanno lavoro, sono stati assunti keynesianamente per percepire uno stipendio, con i soldi di chi paga le tasse, e spendere quello stipendio, generare consumi. Si preleva la ricchezza da dove è prodotta (la Padania) e la si dirotta altrove (Roma ed il mezzogiorno) per generare consumi che altrimenti none esisterebbero vista l’assenza di un industria ed il disprezzo che hanno colà per il lavoro manuale, quindi l’agricoltura ed il turismo non vengono sfruttate.
    Ovvio che tutta questa gente non è stata assunta per lavorare ma per spendere. Ecco allora i servizi di Striscia la Notizia sugli impiegati pubblici che in orario di lavoro timbrano il cartellino e poi vanno a fare la spesa, in palestra, a pescare, le assenze massicce in ogni ponte, festività, ecc.
    Ma tutta questa gente se rimanesse in ufficio semplicemente NON AVREBBE NULLA DA FARE, non esiste lavoro per loro perché sono in sovrannumero.
    Mi pare evidente che non esiste soluzione al problema se non l’indipendenza. A questi milioni di dipendenti pubblici (e locali occorre aggiungere) in esubero, assunti per spendere e votare i loro benefattori, occorre aggiungere almeno 10 milioni di pensionati che ricevono una “falsa” pensione ovvero una pensione a cui non corrispondono dei contributi versati, quindi le pensioni sociali, le babypensioni, le pensioni d’oro e le pensioni pubbliche, visto che lo Stato si guarda bene dal versare i contributi per i propri dipendenti (un imprenditore va in galera, è reato penale….) .
    Mette insieme tutti questi mantenuti (e votanti) ed avrete il partito di maggioranza in Italia, ecco perché qualsiasi riforma è impossibile. Solo l’indipendenza può salvarci, qui abbiamo un modello economico che possiamo definire “pseudocomunista”, in cui la proprietà privata, l’imprenditoria privata sono scoraggiate e punite a favore dell’economia statale. Il comunismo è crollato perché insostenibile, lo pseudocomunismo italiano, in cui pochi lavorano (17 milioni) e devono mantenere tutti gli altri è insostenibile, lo vediamo tutti, ma a differenza di uno Stato comunista, in cui la cosa riguarda tutti, qui abbiamo uno Stato (l’Italia) che ne sfrutta un altro (la Padania) come se fosse una colonia.

    • Dan says:

      Esatto solo l’indipendenza può salvarci ma dal momento che anche al nord la deboscia scorre potente, non si può sperare di arrivarci continuando a blaterare di voti e referendum. Le uniche due strade sono un’azione violenta o uno sciopero fiscale totale da parte di coloro che effettivamente tengono in piedi la baracca.
      …e vallo a spiegare al mulo che deve smetterla di tirare…

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