Statali: arrivano i primi 4500 licenziamenti imposti dalla Troika

di FABRIZIO DAL COL

L’Italia è come la Grecia, procede a tappe spedite nella dismissione delle sovranità popolari e, rispettando le tabelle di marcia volute dalla Troika, ovvero quella triade massonica formata da FMI, la BCE e Ue che disegna e gestisce il futuro modello degli Stati Europei, dà il via alla prima delle tre ondate previste, da qui a gennaio del 2013, di licenziamento del personale pubblico. Di per sé questa non è una notizia in quanto, la maggior parte degli italiani già sapeva dell’enorme e sproporzionata pianta organica relativa al personale dipendente dello Stato, aumentata nel corso degli anni senza motivi apparenti e a dismisura da tutti i governi dal dopoguerra fino ai giorni nostri. Sembra che oggi sia caduto un fulmine a ciel sereno, ma nella realtà chiunque se lo sarebbe potuto aspettare dato che, dopo l’approvazione del discusso art. 18 sui licenziamenti del personale in eccedenza, originariamente previsto per le sole aziende private, lo stesso è stato poi esteso anche agli enti pubblici.

Alla luce di quanto sopra, la vera notizia appare però essere un’altra, ovvero quella relativa alle tempistiche che ha adottato il governo Monti per approvare quei provvedimenti legislativi imposti dalla Troika all’Italia fin dal novembre scorso. Quando, con la famosa lettera dell’agosto 2011, l’Europa invitava l’allora governo Berlusconi ad approvare le sue richieste di risanamento, l’Italia le varò in cambio del proprio salvataggio,  impegnandosi altresì a portare a termine il programma di risanamento, fortemente voluto dalla Troika e imposto poi dai vertici Europei. In sostanza, e per farla in breve, ora sembra sempre più chiaro che il premier italiano Mario Monti, succeduto a Berlusconi nel novembre scorso, stia recitando, più che il ruolo di premier, il ruolo “pro tempore” di commissario diligente, rispettoso e abile, che l’Europa gli ha affidato con l’appoggio del presidente della Repubblica. Appare ancora più evidente invece, come la credibilità e la competenza finanziaria ed economica internazionale del professor Monti fossero in realtà la garanzia necessaria, fortemente voluta e richiesta dagli organismi europei, per applicare i provvedimenti ritenuti obbligatori e finalizzati a salvare il paese Italia. Provvedimenti che invece erano ritenuti impossibili da applicare se fosse rimasto in carica il governo Berlusconi. Di conseguenza, oggi tali provvedimenti sono  imposti “manu militari alle forze politiche che sostengono il governo, facendo così strame delle sovranità popolari previste dai principi della carta costituzionale italiana.

Nel mese di agosto avevo scritto proprio su questo giornale di una probabile caduta del governo Monti, in concomitanza con l’attuazione dei licenziamenti nel pubblico impiego e, alla luce di quanto sopra, non posso che confermare oggi ciò che scrissi allora. Come non ricordare adesso le affermazioni rilasciate in estate alla stampa da Monti ovvero di quando paventava il rischio di un fattore disgregante degli Stati nazionali, che a suo dire avrebbe potuto manifestarsi a causa della moneta unica? E come non ricordare ora, ciò che è stato anche di recente ricordato da una nota trasmissione televisiva della Rai, quando il professore faceva chiaramente intendere che la crisi era da ritenersi una opportunità in quanto, con gli stati a rischio di sopravvivenza, sarebbe stato poi più facile costituire quell’Europa politica che altrimenti non avrebbe potuto essere realizzata? Personalmente ho sempre creduto che questi meccanismi perversi servono ad “inginocchiare” e di conseguenza artatamente far fallire i così detti PIIGS che, impossibilitati a salvarsi da soli, sarebbero poi inevitabilmente finiti col subire i diktat europei ed a essere così governati direttamente dalla Troika. In ultima analisi, in molti oggi sorge il sospetto che la crisi economica sia stata invece pilotata e prevista fin dal momento in cui gli Stati, dopo che avevano adottato la moneta unica, si sapeva non avrebbero più potuto avvalersi della facoltà di svalutazione delle loro valute e così sono ora costretti a quella costituzione dell’uropa politica che, viceversa, non si sarebbe potuta realizzare se i suddetti Stati avessero continuato a mantenere le loro singole sovranità popolari e le loro monete.

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12 Comments

  1. francescopd says:

    Se vero, è solo un millesimo di quello che serve !!!

  2. Quando leggo una frase in cui si depreca la fine “delle sovranità popolari previste dai principi della carta costituzionale italiana” sento puzza di statalismo lontano un miglio. Non riesco proprio a capire il senso di questo articolo su L’indipendenza. Ci sono ancora i nostalgici dell’Italietta e della sovranità nazionale del padronato di stato? Spero proprio di no!

  3. ingenuo39 says:

    Come al soito lasciano a casa 4500 lavoratori statali, che anche se lavorano poco, prendono uno stipendio chiamiamolo regolare. Mentre per risparmiare veramente,bisognerebbe lasciare a casa 4500 dirigenti statali che anche loro lavorano poco e magari sono inutili, prendono un sacco di soldi e senza prendersi la responsabilità del loro operato, pertanto si risparmierebbe molto di piu con la stessa manovra alla parita di costo, cioè la lettera di licenziamento e basta.

    • Aquele Abraço says:

      Parlando di dipendenti statali del SSN ben remunerati come i Primari, beh, negli ospedali del sud ci sono quasi più primari che medici, e questi quasi più degli infermieri.
      Ma non erano scappati all’estero i nostri cervelli?

  4. Roberto Porcù says:

    Sono come san Tommaso e sino a quando non vedrò i licenziati nel pubblico impiego, non ci crederò.
    Ho visto gente spostata da un posto all’altro, con aumenti, o messi a riposo con ogni agevolazione possibile.
    A spasso come dipendenti di un’azienda privata che non ha lavoro per loro ed ancor meno di che pagarli … beh, aspetto di vederlo.
    Nel paradiso comunista, andavano di moda i piani quinquiennali nei quali arrivavano subito le bastonate, ma accompagnate da progetti di carote, disegni di legge di carote, studi di carote in apposite commissioni, … ed alla gente arrivavano così le mazzate e le carote, ma quest’ultime non come loro avrebbero voluto.
    Penso che a mettere in ordine nei conti dello stato, si riuscirà quando in tasse non ci sarà nulla più da spremere ed i politici con i loro apparati vedranno che per loro non cè più trippa.
    Sarà il default a risanare l’Italia.

  5. max says:

    Lei è mal informato,nella notte i politici hanno firmato il turnover del pubblico impiego,dunque esci perché pensionato,e rimpiazzi con forze nuove,con la nuova legge di stabilità,altro che 4000 licenziamenti,in verità c’era da mandarne via almeno 500mila al colpo.

  6. Alberto says:

    Era ora, siamo stufi di mantenere posti di lavoro parassiti.
    4500 sono pochi

  7. Dan says:

    “una probabile caduta del governo Monti, in concomitanza con l’attuazione dei licenziamenti nel pubblico impiego”

    Tranquilli che non succederà.

    I politici ingrassano grazie ai soldi stampati da Bruxelles e questi non escono dalla stampante se non ballano il tiptap a tempo.
    Fino a ieri bisognava preservare il posto pubblico perchè creava consenso e spianava la strada al campeggio permanente parlamentare ma da ora in avanti se ne potrà fare benissimo a meno ergo i dipendenti delle poste (categoria statale a caso) devono tenere pronte le valigie.
    O in alternativa ritrovarsi come ieri ma con molti fischietti in meno e tanti bastoni in più che ad aspettare sempre che partano studenti e centri sociali hai voglia a vedere qualche cambiamento

    • Aquele Abraço says:

      Sei un vero duro, Dan.
      Perché non frequenti una palestra di box così dai sfogo alle tue pulsioni aggressive e violente in maniera più costruttiva?

  8. francesco says:

    Speriamo quanto prima

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