Standard & Poor’s: Ok alla Scozia indipendente sarà come la Nuova Zelanda

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La Scozia può farcela da sola: il giudizio è di quelli che contano a livello mondiale perché arriva dall’agenzia di rating americana Standard and Poor’s, che in un rapporto ha «promosso», dal punto di vista economico, l’eventuale indipendenza di Edimburgo. E contraddice quanto Londra afferma da tempo, che gli scozzesi sarebbero condannati, una volta diventati Stato sovrano, a un’economia debole e al rischio di default. Per S&P le sfide sono tante ma «non insuperabili». Gli analisti americani non si sbilanciano troppo in previsioni sul rating di un’eventuale futura Scozia indipendente, ma fanno capire che la «nuova» nazione si collocherebbe fra le economie ricche di medie dimensioni e con molte risorse, fra cui «capitale umano di alta qualità, mercato del lavoro flessibile, e istituzioni trasparenti».

Viene fatto anche un paragone, che di sicuro lusinga Edimburgo: quello con la Nuova Zelanda. Non mancheranno però anche le sfide, rappresentate da alti livelli di debito pubblico, sensibilità ai prezzi del petrolio e una flessibilità monetaria potenzialmente limitata. Qualche rischio, in particolare, potrebbe arrivare da una nuova moneta scozzese nel caso in cui Edimburgo non riesca a mantenere la sterlina britannica. Il rapporto è stato accolto con soddisfazione dall’esecutivo indipendentista scozzese: «S&P ha concluso che i livelli di ricchezza della Scozia sono paragonabili a quelli della nazioni con la tripla A e questo giudizio demolisce l’allarmismo della campagne del no (contro l’indipendenza, ndr)», ha detto la vice primo ministro, Nicola Sturgeon. Ma non arrivano solo notizie positive per Edimburgo. Uno dei maggiori gruppi di assicurazione britannici, Standard Life, si dice pronto a trasferire la sua sede dalla Scozia nel caso in cui i suoi cittadini scelgano l’indipendenza dal Regno Unito nel referendum in programma il 18 settembre. Si tratta – rileva la Bbc – della prima grande società che si schiera apertamente contro le ambizioni secessioniste del governo di Edimburgo. Le intenzioni del colosso assicurativo sono state affermate nero su bianco nel rapporto annuale presentato oggi.

Il presidente, Gerry Grimstone, sostiene che la Scozia sia da tempo una sede molto importante per la società, che potrebbe però anche trasferire parte delle sue attività «per garantire la continuità del gruppo e assicurare gli interessi degli investitori». E proprio l’indipendenza scozzese e tutte le sue incognite, a partire dall’adozione di una valuta che secondo il governo di Londra non potrà essere la sterlina, viene vista come una minaccia alla stabilità dell’azienda. Questa dichiarazione rappresenta un duro colpo per il primo ministro scozzese, l’indipendentista Alex Salmond, che rischia di perdere una società molto importante per l’economia locale. Standard Life in Scozia conta 5.000 dei suoi 8.500 dipendenti, ha la sua sede in Scozia da 189 anni e gestisce asset per 240 miliardi di sterline.

FONTE ORIGINALE: http://www.online-news.it/

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