Stampa estera: Italia fragile come porcellana a causa delle troppe tasse

di GIORGIO CALABRESI

Il Bel Paese ridotto a uno stato di fragilità assoluta dalle troppe tasse e dll’elevato costo del lavoro, che poi è un riflesso della tassazione. Lo stivale è fragile come la porcellana, scrive l’International Herald Tribune che ha dedicato un articolo alla Richard Ginori, l’azienda fiorentina nata nel 1735 e dichiarata fallita un mese fa, simbolo dell’eccellenza italiana nell’arte della porcellana, ora in cerca di un nuovo soggetto che rilevi il marchio e la fabbrica di Sesto Fiorentino. Il nuovo bando di gara, stilato dal curatore fallimentare Andrea Spignoli, pare imminente: la speranza dei 314 lavoratori e’ trovare un acquirente entro primavera. ”Lo sanno anche gli americani e i giapponesi che siamo un’eccellenza mondiale – dice un operaio fuori dalla fabbrica – ora speriamo che si possa ripartire”. Non e’ infatti solo il prestigioso giornale americano ad essersi interessato delle sorti della Richard Ginori: oggi il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi (gia’ intervistato a gennaio proprio dall’International Herald Tribune), e’ stato intervistato da Daisuke Konishi, corrispondente capo dell’agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Il Paese del Sol Levante e’ tuttora un mercato di riferimento per l’azienda: l’attuale produzione in regime di esercizio provvisorio, come disposto dal Tribunale di Firenze, e’ alimentata proprio dalle commesse giapponesi.

La tesi della stampa estera e’ che la vicenda Ginori sia un caso emblematico dei problemi dell’industria italiana, penalizzata nella competizione internazionale da alto costo del lavoro ed elevata pressione fiscale. ”Come molte altre imprese della stessa dimensione in Italia – scrive l’Herald Tribune – la societa’ si e’ trovata di fronte alla scelta se tentare di mantenere il proprio status, e mercato, di prodotto di eccellenza e di nicchia, sfruttando il bollino di garanzia offerto dal ‘made in Italy’, o se approcciare il mercato di massa”. Se la seconda scelta non ha pagato, l’eccellenza e’ cio’ che interessa agli americani di Lenox, uno dei soggetti in corsa per rilevare la Ginori in tandem con l’italo-rumena Apulum (l’altro soggetto che ha presentato un’offerta e’ la piemontese Sambonet): ”L’artigianalita’ italiana, il suo Dna, e’ cio’ che la rende cosi’ attraente”, ha detto un rappresentante dell’azienda, ribadendo l’impegno a mantenere a Sesto la produzione: un punto inderogabile per i sindacati e per le istituzioni locali che partecipano al tavolo aperto presso il ministero dello Sviluppo economico, come la tutela dei livelli occupazionali e il mantenimento del legame fra marchio e fabbrica.

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    Nessun timore, ci sarà qualcuno che rileverà la Richard Ginori, la terrà in vita per qualche anno, sposterà qualche attrezzatura, ne copierà altre, prenderà buona nota della clientela e delle tecnologie produttive, aprirà uno stabilimento in un paese con burocrazia meno asfissiante e meno ingorda tassazione. Poi chiuderà stabilmente lo stabilimento in Italia.
    E’ nell’ordine delle cose, ciò avviene regolarmente.
    Per non lasciare senza retribuzione inutili burocrati e politici in sovrappiù, qui lasciamo senza stipendio i produttori.
    Gli dei tolgono il senno a coloro che vogliono perdenti.

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