Stagnaro. Guardia di Finanza: ma non doveva essere smilitarizzata?

guardiafinanzadi CARLO STAGNARO – C’ è, in Italia, un corpo militare che ha la funzione di ficcare il naso nelle scartoffie altrui. Ma se la Guardia di Finanza serve davvero a controllare la regolarità delle dichiarazioni dei redditi e affini, più del mitra servono competenze contabili. Secondo una legge fascista tuttora in vigore, essa può accedere “in qualsiasi ora” in “ogni azienda industriale o commerciale”, “al fine di effettuare accertamenti e verifiche”. Questa anomalia rende le Brigate Gialle (secondo la definizione di Gianfranco Miglio) il più solido puntello a difesa dello Stato nazionale. Chiunque abbia commesso qualche marachella tributaria (o abbia “dato fastidio”) sa quanto brutali siano i metodi di questi “fedayn dello statalismo”.

Nel suo romanzo Italia 1996, Miglio fa dire a un finanziere: «In questi momenti tragici, in cui lo Stato deve usare ogni maniera, anche la maniera forte, per imporre la propria autorità, ci sono state forze politiche, e persino voci del mondo religioso, che hanno chiesto di disarmare il nostro Corpo. Asserendo altresì essere la Repubblica italiana l’unico Stato al mondo a procedere, manu militari, al prelievo fiscale. (…) Non si illudano, dunque, i “duchi” della nuova Longobardia di poter costruire il nuovo a loro tanto caro in tempi più brevi. Le Fiamme Gialle, anche se isolate, non lo consentiranno». Non solo la Finanza agisce come una pistola puntata alla tempia della libertà di mercato: essa pure non è in grado di svolgere efficientemente il proprio supposto compito. Alcuni anni fa la Corte dei Conti rese noto che lo Stato aveva speso 2.402 miliardi di vecchie lire per combattere l’evasione fiscale, riuscendo a incassarne 2.498.

 

Se si considerano costi amministrativi, stipendi, ore lavoro, eccetera, il rendimento reale è negativo. «Questo spreco enorme di risorse –
ha detto Antonio Martino – cresce al crescere del carico fiscale: quanto maggiori sono le imposte, tanto maggiore è l’incentivo a evaderle e tanto maggiori saranno, quindi, i controlli e le procedure volte a reprimere l’evasione. Alla fine, mentre i contribuenti, le imprese, i lavoratori e l’intera società subiscono una perdita, il fisco non ne ricava vantaggio alcuno – a essere soddisfatti sono solo gli adoratori dello Stato, gli statalisti di tutti i colori».

Un tempo, oltre alla Lega Nord, anche le frange più liberali di altri movimenti politici (da Forza Italia ai Radicali) avevano fatto della smilitarizzazione della GdF una questione di principio: promuovendo un referendum. Che fine hanno fatto? Se ancora ci sono, battano un colpo.

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

 

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