Stadi vuoti. La Merkel li vuole riempire con i rifugiati

di FRANCO ZANTONELLIstadi
Lo scorso campionato, in Challenge League, la media di spettatori per partita, in casa, è oscillata tra i 568 del Locarno e i 3.013 del Servette. Numeri sconsolanti se pensiamo solo al fatto che i ginevrini, i più seguiti dal loro pubblico, nella serie cadetta hanno a disposizione uno stadio con oltre 30 mila posti. Ecco, allora, che per i dirigenti del calcio diventa un vero e proprio rompicapo trovare un modo per riempire quei desolanti spazi vuoti che, ormai, contraddistinguono molti spalti europei, soprattutto durante gli incontri di campionato.
Fatto sta che in Germania, per tentare di ovviare al problema, ad alcune squadre è venuta l’idea di offrire biglietti gratuiti a rifugiati e richiedenti l’asilo. L’Ulm ne ha distribuiti 100, il Magonza 250 e il Norimberga addirittura più di 3.500. “Davvero una grande cosa”, ha esultato, sulle pagine del settimanale Schweiz am Sonntag, il presidente della Fifa, Sepp Blatter. Secondo cui, ancora una volta, il calcio ha dimostrato di riuscire a “superare le barriere sociali”. Anche perché, stando a quanto hanno tenuto a precisare i dirigenti dei club tedeschi all’origine dell’iniziativa, se è vero che i richiedenti l’asilo e i rifugiati sono stati invitati per fungere, in qualche modo, da claque, è altrettanto vero che, in questo modo, si offre loro un’opportunità di integrazione.
Quanto al calcio svizzero finora si sono dichiarati disponibili a sintonizzarsi, sulla medesima linea, il Kreuzlingen ed il Gossau, due formazioni delle leghe inferiori. Una certa apertura è arrivata, inoltre, da tre società di Super League, ovvero Zurigo, Grasshopper e Lucerna. “L’idea ci sembra buona e potremmo prenderla in considerazione”, hanno commentato i dirigenti di quest’ultima squadra.
“Non ci siamo proprio, non ci bastano gli hooligans?”, scuote la testa il granconsigliere udc, Eros Mellini. Perché evocare gli hooligans, quando invece si parla di rifugiati e di richiedenti l’asilo, che entrerebbero negli stadi non come tifosi, Mellini lo spiega senza giri di parole: “Tenga presente che una buona parte degli asilanti, in particolare quelli in giovane età e single, quindi coloro che presumibilmente usufruirebbero dei biglietti gratuiti, sono considerati problematici, un eufemismo che sta per delinquenti spesso violenti”. Gente che, a suo avviso, creerebbe, a quanto pare, solo problemi: “Io credo che finirebbero, unicamente, per aumentare i costi della sicurezza”. Secondo il presidente della Fifa, tuttavia, è un’occasione in più per favorire l’integrazione. Pollice verso di Mellini anche suquesto. “Guardi, io sono convinto che la parola integrazione sia già sufficientemente abusata per giustificare ogni tipo di proposta assurda-dice-. Adesso si aggiunge anche il signor Blatter”. Al deputato udc non va bene neppure che i profughi contribuiscano a rendere più animati gli spalti. “Alle società sportive interessa sì avere gli spalti pieni, ma di spettatori paganti- sbotta-. Gli altri, lo ripeto, sono semmai solo ulteriori potenziali fonti di disordini”.
Più che a unire, insomma, la proposta che arriva dalla Germania sembra destinata a dividere. E dire che, in mezza Europa, ci sono club che vivono sotto il ricatto della loro tifoseria, spesso composta di brutti ceffi, che sono costretti a portarsi in trasferta senza far spendere loro un soldo. Tanto vale, quindi, ospitare gratuitamente quanti scappano dai Paesi in guerra. Tanto più che il calcio si sta dimostrando un ottimo strumento terapeutico, per aiutarli a superare i traumi subiti. Quel che succede, ad esempio, nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, che ospita 120mila persone fuggite dalla Siria.
“Soprattutto per i bambini, devastati psicologicamente dagli orrori cui hanno assistito, abbiamo scoperto che il football è importante, li aiuta ad avere meno paura”, spiega Bassam ex-attaccante di 31 anni, che in quella tendopoli ha messo in piedi un campionato di baby calciatori.

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