Squinzi: se l’Italia esce dall’euro avremmo una decrescita del 25-30%

di REDAZIONE

”Se l’Italia uscisse dall’euro avremmo una decrescita del 25-30% e torneremmo ai livelli di vita di 30 anni fa. Al contrario l’unica via d’uscita da questa crisi e’ investire sull’Europa andando verso gli Stati Uniti d’Europa, l’euro e’ un grande elemento di coesione”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenendo al Salone del Libro di Torino alla presentazione del libro di Roberto Napoletano, ‘Promemoria italiano’, a fianco di Armando Torno e Vincenzo Cerami. ”Se rinunciassimo ad una parte della nostra sovranita’ nazionale andremmo verso una prospettiva giusta”, ha detto Squinzi che poi ha ancora aggiunto: ”ora siamo in un momento di sconcerto per via delle risorse cosi’ ristrette, abbiamo sacrificato sul totem del risanamento del debito pubblico la ricerca e la crescita, ma adesso e’ tempo di recuperare lo spirito degli anni ’50-’60. Ma con una prospettiva nuova – ha concluso Squinzi – quella degli Stati Uniti d’Europa’. Ci vorra’ qualche decennio, non e’ una cosa che si puo’ fare subito, ma va fatta a cominciare da una Banca centrale europea con veri poteri e dalle politiche coordinate in materia fiscale, di welfare, infrastrutture e energia”.

“L’Italia e’ ancora in serie A, l’importante e’ che ci rimanga per questo dobbiamo riprendere un percorso di crescita” ha detto ancora Squinzi, aggiungendo: “Non bisogna dimenticare che l’Italia e’ ancora tra i sette-otto paesi manifatturieri al mondo e il secondo in Europa”, ha concluso.

 

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30 Comments

  1. mauro says:

    caro squinzi,certo che se per decrescita intendi perdere potere d’acquisto all’estero per voi ricchi benestanti e dover pagare molto di più di ora tutti i lussi che vi concedete,questo è un grandissimo problema che coinvolge tutta la razza umana,ma se dercrescita vuol anche dire più posti di lavoro,perché potremmo attirare capitali esteri in funzione di una moneta con meno valore,fanculo l’euro ed evviva la decescita per i ricchi benestanti ed il lavoro e la felicità per i poveri,dove felicità per il popolo vuol dire poter dormire la notte senza avere il problema il giorno dopo di trovare il denaro sufficiente per sopravvivere,mauro di verbania

  2. Roberto Porcù says:

    Controcorrente – io apprezzo quel che Squinzi afferma e trovo molto qualunquistici molti interventi.
    Le ditte che vanno altrove a produrre lo fanno per il taglieggiamento fiscale al quale sono sottoposte in Italia.
    Come un qualsiasi imprenditore del sud che, rendendosi conto che il pizzo annulla il suo reddito, si trasferisca in una provincia del nord.
    Le aziende messesi in salvo torneranno in Italia quando e se la tassazione italiana sarà simile a quella di altri paesi.
    Io sto producendo ed ostiando qui e qui intendo rimanere, ma sono convinto che chi se ne è andato abbia agito bene.
    Sono convinto si debba andare verso gli stati uniti d’Europa, ora siamo in mezzo al guado, ci hanno portato ad entrare con l’acqua alle ginocchia e non ci fanno più uscire, c’è la piena e noi sempre dentro con l’acqua alla gola. Bei fessi.
    In dissenso con Squinzi che apprezzo, come apprezzo la sua Mapei che è un gioiellino di tenologie, io auspico il dichiarato fallimento dell’Italia. Se la crisi mondiale virasse come per magia al sereno, già mi immagino i nostri parassiti lodarsi tra loro in ogni dove e l’associazione a delinquere di stampo politico-burocratico che guida l’Italia da cinquant’anni accrescerebbe i suoi appetiti ed il numero dei picciotti.
    Io voglio il fallimento, anche se ciò significherà regredire di 30 o 50 anni, ma di loro non se ne dovrà salvare uno. Poi gli italiani si rimboccheranno le maniche e risorgeranno facendo tesoro, spero, dei fatti passati.
    Sono vecchio e conosco come lavora la nostra gente, a tutti i livelli. C’è chi paventa la concorrenza cinese, ed io sostengo, per dirla in veneto, “che noialtri magnaressimo i risi in testa ai cinesi ed a tuti i altri se no fussimo incaenai”. Ripeto, con “noialtri” intendo coloro che lavorano e producono a qualunque livello e con qualunque mansione. Ma “tuti incaenai” chi da leggi cretine e chi da cretine idiologie.

  3. max says:

    La decrescita caro Squinzi,è solo attribuibile a voi grandi imprenditori e allo stato colluso nelle vostre malefatte.
    Invece come sempre la responsabilità del peggioramento della produzione industriale è colpa dei dipendenti fannulloni,avidi di denaro e via di questo passo,insomma la linea Marchionne,Marcegaglia,Bombassei e compagnia cantante.Marchionne se la prende con la cgil,ovviamente non priva di responsabilità come gli altri due sindacati,ma se la Fiat da un ventennio non sa produrre auto appetibili sul mercato come si può pensare che conquisti clienti,il paradosso è gli ingegneri progettano dei water di auto ma la colpa è degli operai che la montano male.Lo Stato è colluso perché fiancheggia questi criminali,lasciando loro la possibilità di esportare capitali,fabbriche,utili e a noi i debiti più la cassa integrazione.
    La mercegaglia esportava solo capitali all’estero oltre a vari morti sul lavoro,nessun rispetto della 626.
    Bombassei invece è il migliore di questo terzetto,si è parato il culo andando in senato con quel maiale incompetente di Monti.
    Alcune sere dopo,la nomina di Monti a capo del governo,il re dei freni era ospite dal servo Vespa,e si è lasciato andare su alcune ricette per l’Italia per uscire dalla crisi,la prima in assoluto era il rientro in Italia delle 15000 aziende che si erano trasferite in Romania.Ovviamente non è successo nulla perché l’ingegnere della crusca,è la anche lui ma sono gli altri che devono rientrare.
    Sarebbe utile mettere due regoline,vai all’estero con la tua azienda ok,per 5 anni paghi i contributi pensionistici ai tuoi dipendenti che non trovano un altro posto di lavoro,oltre a pagare lo stipendio fino a quando non trovano un posto di lavoro,non importa quale.Fine della cassa integrazione così alla cazzo come per la freni Brembo che produce freni per auto d’elite’ e non per utilitarie,mercato che non conosce crisi.Poi basta signor Squinzi sentire questi vecchi che parlano di giovani,fanno tutto per i giovani ma quando,Rocca tenaris paga i suoi medici giovani peggio dei lavavetri,e chiede il 5×1000 per la ricerca ma non fate ridere i polli,Bombassei licenzia 200 giovani precari sottopagati perché si trasferisce in polonia o giù di li,basta avete rotto i coglioni.

  4. Stefano Nobile says:

    ok, se usciamo dall’euro torniamo a 30 anni fa. Non erano male gli anni ’80. Sicuramente meglio di adesso.
    E poi non sono mica così convinto che ci perderemmo, anzi, probabilmente ci sarebbe un momento di terremoto poi però smetteremmo di perdere produzione, posti di lavoro, competitività.
    Certo, senza tagliare le spese dello Stato poi si ricomincerebbe a piangere.
    Squinzi forse ha bisogno di questo Stato, ma noi no.
    O forse, semplicemente, visto il ruolo che riveste non può dire diversamente, Squinzi. Ma noi sì.

  5. Caro Squinzi, guarda che l’edilizia, quella edilizia che fa il grosso del fatturato della TUA Mapei è GIÀ tornato indietro di trentanni.
    L’edilizia è tornata a livelli ben al di sotto di tangentopoli, a livelli produttivi che non si vedevano dagli anni 70, dall’epoca della crisi energetica.

  6. halnovemila says:

    Se l’Italia e’ ancora tra i sette-otto paesi manifatturieri al mondo e il secondo in Europa, è perchè le statistiche che legge Squinzi sono state fatte sui dati del 2005 😛

  7. lucafly says:

    Squinzi x favore cambia fornitore di polvere…… Ma dove ha studiato questo qua…

  8. Lucio says:

    Un paio di cose giuste in mezzo ad una montagna di ovvietà, se non di castronerie.. Cominci lui, per intanto, a far rientrare tutto il lavoro che ha delocalizzato dove costa meno e SOLO DOPO si metta a fare certe analisi… Ma per amor del cielo!! Grosso imprenditore ma pessimo analista economico!! In Italia si deve fortemente diminuire il costo del lavoro, attraverso una decisa riduzione degli oneri contributivi.. Si deve snellire tutto l’apparato burocratico che, al momento, blocca di fatto la volontá di investire.. Si deve ridurre in modo drammatico la spesa statale, iniziando dai troppi dipendenti inutili, continuando verso una moralizzazione della spesa sanitaria( dove ci sono sprechi inauditi) continuando con la rimodulazione della spesa contributiva( visto l’amoralitá di tante pensioni) arrivando a sforbiciare i costi della politica( nel suo insieme).. Dato che sono convinto che nessuno farà questo nn mi rimane che affermare che siamo carne morta, un cadavere spolpato dal di dentro!!!

  9. Albert Nextein says:

    25 e 30.
    Me li gioco al lotto sulla ruota di milano.

  10. Sandrino Speri says:

    Bisogna ripristinare la sovranità monetaria e politica dei popoli europei che ne sono i titolari originari,solo così e cioè come confederazione di popoli e non di stati,l’Europa può funzionare. L’attuale Unione Europea e nel nome e nei fatti,assomiglia alla fu Unione Sovietica che invadeva militarmente l’Ungheria e la Cecoslovacchia,oggi basta l’EURO.La burocrazia europea col diametro delle cipolle e la qualità delle sementi è al servizio delle èlites internazionali che nemmeno appaiono,ma è come i politici a loro servizio.Nessun Veneto e nessun Italiano ha potuto finora pronunciarsi sulle varie decisioni europee che sono state prese sopra le nostre teste,ora come cittadini europei contiamo ancora meno.E’ così che si evolve la democrazia in Europa?

  11. franzosen says:

    il sistema è già in default per info leggere qui http://www.opptitalia.org

  12. Dan says:

    A squinzi, chiudi le fabbrichette in europa e torna a riaprirle qui e non te ne accorgi.

  13. Andrea Pellis says:

    Ecco qui che vengono fuori i majali traditori. Paura eh? Perchè fuori dalla dittatura neuropea è finita per i bastradi come questo.

  14. pippogigi says:

    Una sfilza di castronerie come quelle dette da Squinzi non la ho mai sentita, ma ha studiato con Monti?
    L’Italia già adesso è regredita ai consumi, alle compravendite di case di vent’anni fa e questo ci dice che se uscissimo dall’Europa torneremmo ai livelli di vita di trent’anni fa? ma lo stiamo già facendo!
    Magari tornassimo ai livelli degli anni sessanta, quelli del boom economico, poca burocrazia, poche regole, tasse basse ed il paese che correva.
    Ma tanto per capirci questo signore, Squinzi, è quello che diceva che la detassazione deve partire dalla imprese. In poche parole secondo lui abbassando le tasse alle imprese tutto andrebbe a posto. Ma le imprese anche se si salvano produrrebbero per vendere a chi, visto che nessuno compera più nulla per mancanza di soldi? E’ evidente, ma lo direbbe anche la massaia che fa la spesa al mercato, che per ripartire si devono prima detassare (e pesantemente) le famiglie, aumentare gli stipendi ed abbassare i prezzi. La domanda ripartirebbe e le aziende tornerebbero a vendere ed assumere.

    • meno stato per tutti says:

      grossa fallacia economica la tua.
      è sempre l’offerta che crea la domanda, mai il contrario.
      l’opinione errata che la doanda crea l’offerta è un refuso di quella che è stata la peggiore teoria economica mai apparsa sulla terra dopo il marxismo, e cioè il keynesismo.
      se prima non produci qualcosa nessuno lo comprerà, chiaro? e per produrre serve che qualcuno abbia ancor prima risparmiato qualcosa.
      quindi, i risparmi generano gli investimenti, gli investimenti generano la produzione, la produzione ovvero l’offerta genera la domanda.

      ciauz.

      • meno stato per tutti says:

        che poi squinzi abbia sparato una marea di cazzate riguardo tanti altri argomenti, non ci piove, ma sul discorso che per far ripartire l’economia bisogna innanzitutto cominciare a diminuire la tassazione alle imprese (sopratutto quelle piccole e non sovvenzionate dallo stato), ha ragione da vendere.

      • Marco Mercanzin says:

        La fallacia invece sta nella tua teoria.

        Prova a andare a vendere la tua offerta in Mali, vedrai quanta domanda crei.
        Oppure, se intendi che producendo, crei reddito ai tuoi dipendenti che successivamente creeranno domanda aggregata, allora sei ancora fuori strada, in quanto, attualmente, con l’euro, e’ più vantaggioso acquistare prodotti Esteri.
        Per questo che attualmente creare domanda aggregata non servirebbe a nulla, in quanto i soldi finirebbero all’estero.
        Non si deve scegliere fra produzione o domanda aggregata. Devono essere fatte insieme.

        • pippogigi says:

          State sbagliando tutti e due.
          Voi dite che l’offerta che la domanda: per eccesso supponiamo che tutta l’offerta sia di prodotti di lusso, nessuno mai li compererà non avendo i soldi necessari. In Italia, vuoi per i salari bassi, vuoi per la tassazione elevatissima, vuoi per i prezzi elevati praticamente (esagero) tutti i prodotti sono diventati di lusso. Quindi la produzione non incontrerà mai la domanda oppure la domanda è così bassa che il prezzo, se fissato nel punto d’incontro, non sarà mai a livelli tali da coprire i costi di produzione.
          Praticamente le industrie italiane o esportano oppure non vendono un chiodo ed è quello che sta già succedendo, non è teoria economica ma bensì pratica.
          Supponiamo invece che si ripristino le condizioni affinché vi sia una domanda (basse tasse, salari adeguati, prezzi bassi) se la offerta interna è inesistente o insufficiente allora ci si rivolgerà ai produttori esteri. Successivamente i produttori interni aumenteranno la produzione (e quindi assumeranno)

    • halnovemila says:

      Se le imprese hanno meno carico fiscale, questo si traduce in prezzi dei prodotto finito più bassi, per cui più accessibili per le “tasche delle famiglie”, le quali possono comprare di più a parità di reddito. No?
      Se le imprese hanno meno carico fiscale, e incremento delle vendite a causa di prezzi meno alti, possono anche aumentare gli stipendi, o aumentare il numero di lavoratori impiegato, il che si traduce in più reddito delle famiglie… no?
      Comunque in un caso o nell’altro, è sempre necessaria la riduzione delle tasse, vuoi sulle imprese, vuoi sulle famiglie.
      Ma se le tasse sono ridotte sulle famiglie, la maggior disponibilità di reddito si trasforma esclusivamente in consumo.
      Se le tasse sono ridotte sulle imprese, oltre agli effetti suddetti, c’è la possibilità che le risorse liberate vengano utilizzate in ricerca e sviluppo, di cui c’è DRAMMATICAMENTE BISOGNO.

      • Marco Mercanzin says:

        Con l’euro, il pareggio di bilancio e il fiscal compact, se togli da una parte devi mettere nell’altra.
        Capiamo che la coperta e’ troppo corta ?

  15. gianni says:

    Squinzi va far in cueo, se dixe a Venezia. Se il presidente degli industriali non si è ancora accorto che viviamo già come trent’anni fa è proprio un babbeo. Non solo viviamo peggio di trent’anni fa, ma anche il fallimento della repubblica delle banane è molto, ma molto più vicino.

  16. Tito Livio says:

    P.s piccolo problema: uscire dall’euro è facile a parole difficile in pratica.
    http://phastidio.net/2013/04/08/i-mutui-italiani-fuori-dalleuro/

    • Marco Mercanzin says:

      No Tito. Esiste la Lex Monetae , e tutti i mutui in essere vanno convertiti in lire, 1 a 1.
      In quel link hanno scritto na marea de cassade.

  17. Tito Livio says:

    Questo è il presidente di confindustria, l’esempio più chiaro di quanto questo Paese oramai non ha più speranza alcuna.

  18. Certo, come dire che per curare il colera serve “più colera”… ma per favore, sì sa bene che molti degli amici di Squinzi vivono con i sussidi europei, forse a 30 anni fa ci finirà LUI e i suoi compagni, o forse finiranno a testa in giù, il che sarebbe decisamente meglio per tutti…

  19. Marco Mercanzin says:

    Il nord dell’itaglia e’ in serie A.
    Noi siamo tra i primi sette produttori al mondo.
    Ma andiamo con ordine.
    Tra le varie puttanate vomitate da Squinzi, cominciamo con l’auspicio del più Europa:
    al di la’ della centralizzazione anti popoli che questo rappresenta, questo auspicio e’ contrario ad ogni logica, ne abbiamo un esempio in itaglia. Dopo 150 di Unione politica, fiscale e monetaria, c’è sempre una differenza sostanziale fra nord e sud, e in teoria parliamo almeno la stessa lingua imposta, figurarsi in Europa. Anzi, sarebbe più facile per noi unirci agli slovacchi che ai calabresi.

    Passando alla demenziale affermazione della decrescita del 25/30% in caso di una uscita dall’euro, possiamo solo rilevare che l’entrata nell’euro ci ha costretto ad una rivalutazione che ci ha distrutto le aziende, portando la bilancia dei pagamenti in deficit, e il cambio rigido ha fatto accumulare le differenze di inflazione esistenti con la Germania, scaricandole nella ns economia ( se non non si adegua il cambio liberamente al valore di una economia, i differenziali si scaricano comunque nell’economia reale) e costringendoci a deflazionare i salari per mantenere la competitività, per un po’, fino a che non basta comunque e le nostre aziende, a causa della perdita di domanda interna, e a causa che comunque costano meno i prodotti importati.
    Insomma, se usciamo dall’euro, la Germania si ritrova praticamente a dover rivalutare, lei si, si prevede anche del 30% perdendo il vantaggio sui prezzi, le nostre imprese tornano competitive etc etc etc.
    Insomma per Squinzi un bel giro dietro alla lavagna con il cappello da asino in testa.
    Senza contare che uscendo, manderemo a fare in culo la spesa per il MES, il fiscal compact e il pareggio di bilancio.

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