Squinzi, il portavoce dei governi che ci hanno rapinato

di CLAUDIO ROMITI

Sconcertante presa di posizione del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, nel corso di un convegno sulle infrastrutture: “Gli italiani sono un popolo paziente che si è lasciato martoriare da una pressione fiscale senza pari nel mondo… tuttavia la nostra competitività resta forte, sicuramente non paragonabile a quella della Spagna, ma malgrado ciò il nostro spread resta più alto del loro.” Ma allora, stando così le cose, per quale motivo un destino cinico e baro ci punirebbe oltre i nostri evidenti demeriti? Squinzi ritiene che “il problema dell’Italia è l’instabilità politica, non i fondamentali del Paese.” 

Già, sempre la stessa presunta dicotomia tra i misteriosi fondamentali e un sistema politico troppo ballerino per i gusti dell’attuale leader di Confindustria. A tale proposito sarebbe interessante sapere se il prode Squinzi include tra i detti fondamentali la stessa  feroce tassazione, conseguenza di un regime politico sempre più basato sulla collettivizzazione dei profitti a danno chi ancora riesce a stare sul mercato. Perché se così fosse, con uno Stato che spende ogni anno il 55% del reddito nazionale, determinando una insostenibile distorsione economica, non c’è altro fondamentale che tenga a poter salvare il Paese di Pulcinella da una prossima quanto catastrofica ondata di sfiducia circa la solvibilità del colossale debito pubblico.

In estrema sintesi, se un sistema Paese è afflitto dagli attuali eccessi finanziari causati dalla mano pubblica – eccesso di spesa pubblica, di tassazione e di indebitamento – ed in forza di ciò mostra una chiara tendenza alla stagnazione, oramai trasformatasi in una lunga recessione, quali sarebbero i fondamentali positivi? Forse la residuale capacità resistenza da parte di non ha voluto o non ha potuto traslare la propria azienda all’estero? Caro Squinzi mi dia retta, andando avanti di questo passo tra poco tempo in questo Paese fallito in piedi resteranno solo quei tanto decantati fondamentali economici che molti, al pari dell’Araba Fenice, sembrano sapere cosa siano ma ove siano nessun lo sa.

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5 Comments

  1. Giò says:

    quando ormai sei arrivato a uno status in cui qualsiasi tipo di crisi non ti tocca personalmente, parlare a vanvera diventa una brutta abitudine….

    • Albert Nextein says:

      Squinzi fa il bravo ragazzo, per i canoni dello stato ladro.
      Io vorrei sapere della sua produzione quanto è italiana e quanto all’estero.

      Ricordo che , anni fa, il presidente delle Tods fece un richiamo all’italianità del prodotto ed un’esortazione a mantenere la produzione in italia, alla luce della grande professionalità e fantasia italiana.
      Salvo poi scoprire che il grosso della sua produzione avviene in Romania ed in Cina.

      • Invece mi piacerebbe sapere quanti appalti ha acqusito Squinzi dallo stato, simili dichiarazioni le può fare solo un beneficiato di stato.
        Confidustria, casta al pari di Roma, della magistratura, dei banchieri, dei sindacati.
        Tutto si tiene.

  2. Orazio says:

    Mi sono sempre chiesto, come fanno certi tipi di industriali a fare certe osservazioni.
    Non che tutto quello che sta dicendo non sia vero per carità, poi ci sono industriali e industriali, nel senso che ci sono industriali nel vero senso della parola che si prendono tutti i santi giorni delle pesantissime responsabilità, che vanno incidere pesantemente sulla loro vita.
    Poi ci sono gli pseudoindustriali, che sicuramente hanno dei tornaconti, ovviamente non dichiarati, a far finta che tutto va bene.
    Squinzi, mi sembra che appartenga a questo tipo di industriali.
    Mai una parola sulla sovranità monetaria, l’abbiamo sentita in tv solamente da parte di una imprenditrice, mentre spettava a lui, essendo il portavoce degli industriali ad essere il primo….
    E questo mi fa riflettere e dovrebbe far riflettere tutti coloro che si pongono simili domande.

  3. Albert Nextein says:

    Squinzi, evidentemente, non sa quel che dice.
    E’ rimasto nel mondo dei sogni.
    Per gli associati di confindustria un presidente del genere è un danno.

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