Confindustria-Biancaneve si risveglia e Squinzi riscopre Cattaneo

di ANGELO PELLICIOLI

La stampa di questi giorni ci propone, oltre all’immancabile “lazio gate” ed alle più o meno oculate manovre atte a far filtrare l’idea di applicazione di indulti ed amnistie, (al solo  fine di minimizzare l’ennesima cantonata, tutta politica, del caso Sallusti), anche una relazione del neo Presidente di Confindustria Squinzi sullo status italico. Leggendola attentamente si ha l’impressione di essere tornati indietro di almeno trent’anni. Gli stessi problemi da risolvere, le medesime frasi di circostanza destinate a sfociare nel nulla, il rutilante linguaggio politichese che la gente ormai si rifiuta non solo di leggere, ma anche di ascoltare e di capire. Ma, soprattutto, vi campeggia la mancata indicazione di una precisa strategia politico-economica da seguire.

Pare che l’Associazione di categoria degli imprenditori si sia svegliata dal letargo, così come fece Biancaneve. Solo che a svegliarla non c’è stato nessun principe. Ma, al contrario, a riportarla alla realtà sono stati i turbolenti nanetti (leggasi proteste di migliaia di cittadini esasperati) utilizzando una serie di piccoli, quanto determinati calcetti e punturine; ovviamente di aghi di pino. Ma andiamo con ordine ed esaminiamo, insieme, i più significativi passaggi del Presidente Squinzi.

Prima enuncia il problema burocratico: …”la priorità assoluta del Paese è l’efficienza della pubblica amministrazione in ogni sua istituzione, in ogni suo apparato, in ogni suo ufficio….” . Ed ancora “ …la riforma della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme” . Ma va’ là, adesso lo scopri?

Poi passa al pensiero politico: “…aveva ragione Carlo Cattaneo, ed io che sono convinto europeista, non posso che essere anche convinto federalista…” . Il Presidente degli industriali leghista? No. Abbiamo capito male. Infatti, ecco subito dopo il correttivo dovuto “…. ma il federalismo non significa ciascuno padrone a casa propria e qualcun altro paga il conto. Deve coniugare esercizio di sovranità, responsabilità e solidarietà in giuste dosi….”. E’ proprio quello che hanno fatto gli industriali fino ad oggi (padroni a casa loro). E sicuramente è quanto si auspicano pure tutti coloro che ravvisano nei centri di potere romani (e non solo) i pozzi senza fondo, che riescono a mandare sul lastrico migliaia di operai e pensionati, oggi ridotti veramente alla fame.

Poi una chicca: “…l’alto capitale sociale accumulato dalla storia ha aperto il divario tra i due estremi geografici dello Stivale che superano di gran lunga le distanze chilometriche…” Ma di cosa sta parlando il dottor Squinzi? Cos’è, vivaddio, l’alto capitale sociale? E’, per caso, quello che viene bruciato tutti i santi giorni nelle borse italiane ed europee sotto la spinta di pochi, quanto potenti, gruppi finanziari che ci tengono in scacco con lo spread ?

Quindi un attacco alla politica che è in combutta con la burocrazia: “…perché il punto è esattamente questo: l’esercizio del potere… Ma è anche vero che troppi centri di potere facilitano questa degenerazione…. il costo vero e maggiore della proliferazione delle istituzioni (è) l’indecisionismo e la non assunzione di responsabilità…L’uno e l’altra sono padre e madre del mancato sviluppo che ci costa centinaia di miliardi all’anno di minor Pil…”. Bravo, in quanto ad indecisionismo (politico-burocratico) pare che gli industriali abbiano la palma d’oro. Quanti di loro si sono infatti apertamente schierati, negli ultimo 50 anni,  in favore delle battaglie antiburocratiche, anziché prestarsi, più comodamente, a connivenze col potere politico che, quasi sempre ha contraccambiato  il silenzio, con l’assegnazione di commesse ed appalti? Dov’erano gli industriali quando negli ultimi 20 anni lo Stato ha massacrato la piccola media impresa, i piccoli artigiani, i commercianti, i prestatori di servizi?  E poi, si é proprio sicuri che uno, o pochi, centri di potere siano più facilmente controllabili di tanti piccoli centri periferici?

E non poteva mancare la chiosa: “…cambiare radicalmente il ruolo dello Stato, in tutte le sue diramazioni e il suo rapporto con i cittadini… Ora è il momento di dare ai cittadini un segnale forte di rottura con il passato…”. Sì, te lo raccomando: lo dicevano Fanfani ed Andreotti già negli anni  Cinquanta.

A proposito di indecisionismo: com’è che il past-President di Confindustria Montezemolo, ha tentennato più di due anni sulla scelta di scendere in politica, prima di rinunciarvi (è notizia di oggi) su consiglio prezioso di Marchionne?

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5 Comments

  1. Unione Cisalpina says:

    dissento kompletamente dai giudizi personali di kommento dell’artikolista, alle parole di Squinzi…

    • lelia kita says:

      Dissentire od approvare non serve a nulla. Sta di fatto che, se siamo precipitati nel letamaio in cui ci troviamo, a causa di un fisco vorace, di una burocrazia impossibile, condite da una corruzione oltre ogni limite, le responsabilità sono da attribuire……..anche a tutte le associazioni di categoria, comprese quelle degli industriali…….Squinzi o non Squinzi…….Le quali, oltre che chiacchierare, con il medesimo linguaggio dei politici, non hanno mai mosso un dito per rimuovere le troppe storture, che erano sotto gli occhi di tuttti.

  2. Albert Nextein says:

    Filo governativi, e spesso para statali , gli industriali italiani.
    Opportunisti, timorosi, ipocriti, inconcludenti e sottomessi psicologicamente al potere.

    Non ci si può attendere alcuna scintilla di azione da costoro.

    Parole,talora fuori squadro, a josa.
    Prese di posizioni fattive,come potrebbe esser una rivolta-sciopero fiscale, zero.
    Inutili.
    Obsoleti.
    Vecchi.

  3. lelia kita says:

    Ci deve essere stato un letto enorme e assai confortevole per aver dormito così a lungo e profondamente. Non sarà sufficiente il bacio del pricipe…..Qua si dormirà per altri cinquant’anni!!!!!

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