Sputnik: Il grande spirito russo e il vuoto dell’Occidente

ICONAdi TATIANA SANTI – I 70 anni di ateismo di Stato non sono riusciti a cancellare la fede che custodivano nella propria anima i russi, per i quali secondo Pietrangelo Buttafuoco “la religione è legata all’identità a cui partecipa un intero popolo” e non si tratta di “quello che in parametri occidentali potremmo definire folklore”.

Dopo decenni di ateismo di Stato, la Russia ha visto una rinascita della religione e sono sempre più numerosi i russi che si identificano come cristiani ortodossi. Ma, visti dall’Italia, come vivono la fede i russi rispetto agli occidentali? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco.

— Lei ha scritto di una percezione diversa della religione per i russi e gli occidentali. Quali differenze ha notato?

La differenza è innanzitutto nella coralità e soprattutto nel sapere offrire un’identità a cui partecipa un intero popolo, non quello che in parametri occidentali potremmo definire “folklore”. Qui si tratta di un’esperienza vissuta e di identificazione totale con quello che da sempre ha accompagnato la sensibilità e il percorso del popolo russo, che riesce ad essere non univoco, ma plurale. Basta pensare che nella grande storia dell’identità russa trovano rifugio l’ebraismo e le altre tre grandi religioni universali: la cristiana, l’islamica e quella lamaista tibetana. Quest’ultima ha consegnato alla memoria della storia figure di assoluto rilievo, basti pensare alla percezione che anche in Occidente si è avuta di un personaggio come Ungern Kahn, raccontato con la matita di un grandissimo artista che è Hugo Pratt.

— “La religione per i russi non è una consuetudine, bensì un abito mentale e carnale” ha scritto in un suo recente articolo. Che cosa intende?

— Intendo dire che a differenza dei canoni occidentali, dove la religione è vissuta come un esotismo o al più come una vicenda privata, qualcosa che va a confinare persino con la psicanalisi, la religione nel tratto più specificatamente russo è legata ad un’identità. La religione per i russi è legata a quello che nella letteratura e nella storia abbiamo definito come “componente spirituale” forte, che è riuscita ad essere presente anche a dispetto di immani tragedie.

— Dopo 70 anni di ateismo di Stato, la religione in Russia è rinata. Forse i russi erano assetati di fede, ecco perché vivono così profondamente la religione?

— Certo, anche per questo, ma soprattutto ritengo perché i 70 anni di materialismo scientifico e 70 anni di ateismo di Stato non sono riusciti a cancellare quello che da sempre è custodito nel segreto cuore dell’identità russa. Lo stesso materialismo scientifico e l’ateismo di Stato si ebbe in grandi parti delle popolazioni europee, la DDR soprattutto. Eppure i tedeschi quando vedono crollare il muro di Berlino, non conoscono questo riaffiorare dell’identità spirituale, al modo con cui i russi lo hanno vissuto.

— Lei confronta spesso l’islamofobia alla russofobia. Quali sono i tratti simili di queste due paure dell’Occidente?

— Innanzitutto c’è diffidenza per qualsiasi cosa sia radicata nel sacro o in un forte contenuto culturale spirituale. È l’atteggiamento di difesa del vuoto nei confronti di ciò che è pieno. L’Occidente si è svuotato di qualunque bagaglio spirituale e per questo teme, non sa gestire né reggere il confronto con due potenze spirituali che rappresentano questa pienezza.

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