Sprechi di Stato, la continua fotocopia

di REDAZIONEriforma-pensioni-poletti-contro-padoan-no-alzare-et

La denuncia è stata riportata  su “la Repubblica”: la  Pubblica amministrazione spende fino al 68 per cento in più dei prezzi di mercato per l’acquisto di una stampante, il 38 per cento in più per una fotocopiatore a nolo e il 26 per cento in più per un pc. La notizia, comunque, non è una novità: nello scorso mese di agosto la Corte dei Conti aveva segnalato che tra il 2011 e il 2014, nonostante l’abolizione della auto blu e la digitalizzazione della nostra Pa, le spese per l’acquisto della carta, della benzina e delle bollette sono aumentate di ben 14 miliardi di euro.

 

Ora il Governo Renzi si è posto l’obiettivo di tagliare 1,5 miliardi dal 2016, circa 8 nei prossimi tre-quattro anni con la cosiddetta Spending review che riguarda l’acquisto di beni e servizi da parte dello Stato, degli enti pubblici e delle Asl. La cima da scalare è ripida e irta di ostacoli: la stima della spesa totale delle pubbliche amministrazioni è di 127 miliardi all’anno (di cui ben 67 riguardano la sanità). Incidere, anche di pochi punti percentuali, porterebbe risparmi enormi in grado di far concorrenza anche ai fatidici punti di spread e alla conseguente spesa per interessi.

 

Tuttavia nonostante l’azione dei vari Mr. Forbici che hanno tentato l’impresa, da Giarda a Bondi a Cottarelli, la montagna della spesa per acquisti, dalle fotocopiatrici alle risme di carta, dai computer alla benzina, resta quasi immobile. La Consip, l’organismo cui spetta il compito di bandire le gare e fare da acquirente unico in grado di spuntare prezzi “convenzionati” più bassi di quelli di mercato, fa il possibile. Ma della gran massa di acquisti dello Stato solo 38 miliardi passano sotto la sua “giurisdizione” e proprio per questo la legge di Stabilità allargherà il suo spettro di azione per circa 40 miliardi di acquisti. Obiettivo: maggiori risparmi del 20 per cento nei prossimi anni e di 1,5-2 miliardi fin dal 2016.

 

 

La situazione, nonostante gli sforzi, è infatti ancora critica. Secondo un documento del Tesoro che “Repubblica” ha anticipato oggi, i prezzi a consuntivo pagati dalla pubblica amministrazione (enti locali in primis) di molti prodotti restano alti, segnando ancora una forte differenza tra quanto è acquistato dalla Consip e quanto riesce a sfuggire ai “compratori” del Tesoro, magari perché le aziende fornitrici riescono a dimostrare che il prodotto disponibile non è perfettamente identico alle caratteristiche del capitolato e vanno fuori convenzione. Una pratica favorita anche dalla eccessiva varietà merceologica dei capitolati che consentono di acquistare molti modelli diversi di uno stesso prodotto e che dalla prossima legge di Stabilità saranno drasticamente ridotti: dal 2016 si potrà scegliere solo tra tre modelli in convenzione non uno di più.

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