Spread: in 10 anni Italia ha pagato 242 miliardi di interessi. Niente fondi per scuola e sanità

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di ANDREA FRANCESCHI – La scorsa settimana la Germania è tornata ad emettere bond decennali a rendimenti sotto zero come non succedeva dal 2016. Da anni il costo del debito pubblico in Germania si è praticamente azzerato. Per via dei tassi negativi la Germania si trova addirittura a guadagnare indebitandosi visto che spesso rimborsa a scadenza una cifra inferiore di quanto prende in prestito. (…)

Nel 2010 il Paese spendeva per interessi sul debito 63,8 miliardi di euro (il 3,58% del Pil). Quest’anno, stando alle proiezioni Ameco, ne impiegherà poco più di 30 (l’1,5% del Pil). L’Italia nel 2010 spendeva poco più della Germania: 68,8 miliardi (il 3,89% del Pil). Con la crisi questa voce è arrivata 83,5 miliardi (il 4,38% del Pil) salvo poi scendere gradualmente fino ai 64,62 miliardi del 2018 (il 2,86% del Pil). Questa discesa virtuosa, innescata dagli stimoli monetari della Bce, si interromperà quest’anno perché lo Stato, per via della risalita dello spread, spenderà circa 5 miliardi in più di interessi secondo le stime di Ameco.

 

Numeri alla mano in 10 anni la Germania ha speso ben 242 miliardi di euro in meno dell’Italia per gli interessi sul debito. Uno “spread reale” che ha un impatto concreto nella vita dei cittadini. Perché maggiore è la spesa per interessi minori sono le risorse che lo Stato può utilizzare per finanziare altri servizi ai cittadini come scuole, ospedali, strade… Nel 2010 l’Italia destinava l’8,8% della spesa pubblica in istruzione. Oggi questa quota si è ridotta al 7,9 per cento. Inferiore al 9,3% che spende la Germania. La quota di risorse destinata alla sanità dallo stato tedesco negli anni è salita dal 14,7 al 16,2% del totale. In Italia invece siamo scesi dal 14,9 al 14 per cento. In Germania la spesa per assistenza a malati e disabili è passata in 10 anni dal 6 al 7,3% mentre in Italia siamo fermi al 3,7 per cento. (…)

Il confronto ci vede perdenti anche rispetto a Paesi dell’area periferica che, a conti fatti, hanno beneficiato più dell’Italia della politica espansiva della Bce. Il caso scuola è quello della Spagna. Nel 2010 Madrid spendeva il 3,6% del Pil per gli interessi sul debito (0,3% in meno dell’Italia) oggi questa quota è scesa al 2,4% (lo 0,6% in meno dell’Italia) . In dieci anni la spesa per interessi in rapporto al Pil si è ridotta del 33% nel caso della Spagna contro un -23% dell’Italia. Il 6,5% della spesa pubblica spagnola è dedicata al debito. In Italia questa quota è all’8,2 per cento. La Spagna spende più per l’istruzione (9,7% della spesa pubblica) che per il debito. In Italia accade il contrario.

 

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