Squinzi: “L’Italia non è sull’orlo del baratro”. Berlusconi: “Spread? Un imbroglio”

di FRANCO POSSENTI

Se tutti coloro che hanno annunciato la fine della crisi, a partire dal 2009 ad oggi, fossero stati costretti a dimettersi, oggi esisterebbe l’autogoverno. Ieri, ci ha pensato il gran capo di Confindustria a sbilanciarsi: “L’Italia non è più sull’orlo del baratro e l’euro non è più in pericolo di vita”. Lo ha detto il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, intervenendo al convegno del Csc.

Nello stesso intervento, però, è costretto a fotografare la realtà; “Quello che viviamo è il periodo peggiore da quando è iniziata la crisi. Lo affermano i dati in maniera molto dura ma, soprattutto, lo sperimentiamo noi imprenditori tutti i giorni sulla nostra pelle”, ha detto Squinzi. “I nostri fatturati si riducono, i tempi di pagamento, soprattutto quelli della Pubblica Amministrazione, si allungano sempre di più”. Comunque, secondo Squinzi, “l’Italia ha tutte le risorse e potenzialità per superare questo momento e riprendere cammino della crescita”.

A ciò si aggiunga che l’andamento dello spread influisce direttamente sulle imprese che “in certi stati membri si trovano in condizioni di finanziamento molto più difficili rispetto alle concorrenti in altri stati membri. Ciò rappresenta una situazione problematica per queste imprese e per il funzionamento della zona euro e del mercato interno”. Lo ha riferito Simon O’Connor, portavoce del commissario UE per gli affari economici e monetari Olli Rehn, ricordando come “il vertice della zona euro di fine giugno si sia impegnato per tagliare il legame tra i rischi sovrani e le banche. La situazione delle imprese e’ chiara: per questo bisogna continuare con un processo di riforme” .

Intanto, su queste tematiche è iniziata la campagna elettorale. Berlusconi dice che lo spread è un’invenzione, un imbroglio, e che è tutta colpa della Germania, dimenticando che il suo governo è stato – insieme a quello di Monti certo – artefice del declino del paese, nello specifico della parte più produttiva, che geograficamente sta lontano da Roma, ma vorrebbe stare lontano anche da Bruxelles e le sue assurde regolamentazioni.

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One Comment

  1. Simone Tretti says:

    L’ultimo paragrafo poteva essere omesso: la dura realtà è che il VERO declino è iniziato nel 1996 con il ritorno ai tassi fissi SME ed infine confermato dall’introduzione dell’Euro con cambio fisso inevitabile.

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