LO SPIRITO CIVICO E LE CIVILTA’ DIFFERENTI

di ENZO TRENTIN

Chi era ragazzino negli anni della II G.M. ha potuto vedere il crepuscolo d’una società classista. Le differenze tra poveri e ricchi erano marcate non solo nel linguaggio che consentiva alle classi agiate un miglior eloquio, e chi parlava in idioma autoctono era naturalmente relegato tra le classi meno abbienti, ma nel vestire come per altri mezzi esteriori. Sulle porte delle chiese era ancora affisso “l’indice” dove si poteva apprendere che quel determinato libro era da considerarsi buono, mentre un altro non lo era. Quello spettacolo teatrale o cinematografico era consigliato, un altro no. Certi fumetti erano edificanti, quelli di Walt Disney no. Gli oratori parrocchiali erano praticamente gli unici luoghi di aggregazione e di gioco a disposizione dei giovani; ma per beneficiarne si riceveva un’educazione o indottrinamento cristiano.

Possiamo genericamente affermare che fu a partire dal 1955 che cominciò una svolta. Infatti, era l’anno in cui l’US Army si trasferì armi e bagagli in Italia, provenendo dall’Austria che era stata contemporaneamente lasciata anche dall’Armata Rossa, rendendo quello Stato neutrale similmente a quanto era avvenuto per la Finlandia.

I GI statunitensi spiccavano per le loro divise, molto più belle e funzionali di quelle usate dell’E.I., ma ancor più appariscenti erano le loro mastodontiche automobili, e sorprendeva oltre ogni dire la constatazione che giovani soldati di 21/22 anni avessero moglie e figli.

La musica americana poi aveva veramente conquistato i giovani per la sua “rivoluzione” di genere che soppiantava le melodie napoletane e romantiche, peraltro quasi sempre le stesse. In cinema con il “cinemascope” fece il resto. Insomma i costumi cambiarono, ed il modello comportamentale americano fece breccia tra la gioventù di quegli anni. Nessuno di quei giovani abituati a portare i vestiti dei propri genitori o fratelli più grandi, puntualmente rivoltati dal sarto sotto casa, sino a che questi, sconsolato, dichiarava di non poter più “ammodernare” quei panni lisi, e che subito si buttarono entusiasticamente a sfoggiare i blu jeans che non erano certo quelli firmati dai grandi couturière d’oggi; nessuno di quei giovani, dicevamo, aveva la minima idea di come funzionasse il “modello USA”.

Eppure sarebbe bastato consultare qualche vecchio libro tenuto in casa per rendersi conto di quale realtà si stava abbracciando. Per esempio c’era un testo di Adolfo Rossi, originario della provincia di Rovigo, che aveva scritto «Nel paese dei dollari (Tre anni a New-York)» oggi scaricabile gratuitamente da Internet: Editoria, Multimedia http://www.e-text.it.

Il libro pubblicato nel 1892 dai fratelli Treves con il titolo: «Un italiano in America,», dopo aver raccontato i viaggi e casi occorsi ad un ragazzo spensierato, prima sulla costa atlantica e poi nel lontano ovest nordamericano, narrava come fosse stato invitato a tornare a New-York per assumere la direzione del Progresso Italo-Americano. E chiudeva il volume con queste parole: «Feci le valigie, presi il treno quel giorno medesimo e tornai alla metropoli dove mi fermai più di tre anni, fino a quando, cioè, la nostalgia mi richiamò in patria». Ma si trattava di un emigrante privilegiato. Infatti, nell’opera egli descrive d’essere stato, una sera, ospite ad una sfarzosa festa data dai Vanderbilt famiglia di multimilionari. E rifletteva: «Come mai – domandavo quella notte al mio amico uscendo dal ballo – hanno potuto questi individui accumulare tanto rapidamente ricchezze così enormi?

Non era difficile la risposta: con le speculazioni più arrischiate, con la frode e con le corruzioni. La vita di tutti i re della Borsa e dei magnati ferroviari americani, non è che una storia di imbrogli. È impossibile mettere insieme dal nulla, con mezzi onesti e in pochissimi anni, simili sostanze. Il più meschino dei predetti magnati delle ferrovie è molto più ricco dell’opulento ed arrogante Marco Crasso, la cui fortuna veniva considerata la più colossale della Repubblica Romana.

I fondatori delle dinastie reali degli Asburgo, degli Hohenzollern e via dicendo erano briganti o soldati di ventura, ma almeno arrischiavano continuamente la vita per la fama e per la fortuna. La nuova aristocrazia americana, invece, ha sostituito la scaltrezza al coraggio, la frode e le arti della corruzione nella politica ai pericoli del campo di battaglia. La maggior parte di questi milionari si sono insomma arricchiti ingannando il pubblico e corrompendo le persone alle quali il popolo aveva affidata la legislazione degli Stati e della Nazione.

Certe operazioni di Borsa – mi diceva il mio amico, pratico di Wall Street – sono così immorali che quando si verificarono ultimamente alcuni grossi fallimenti, avendo la stampa gridato allo scandalo, il governo ordinò una inchiesta sui corners e sui futures.

Che cosa significano queste parole?

– Sono colpi di mano che gli speculatori più furbi e più pratici fanno a danno dei piccoli capitalisti: sono nuovi imbrogli non preveduti dai codici. Il Comitato incaricato dell’inchiesta credette bene di cominciare le sue investigazioni chiedendo informazioni e schiarimenti ai giocatori più famosi e fortunati, a Vanderbilt, Gould e Hatch, tre colossi di Wall Street, la trinità che impera sulla Borsa di New-York. Figurarsi se costoro, che s’ingrassano di corners e di futures, hanno dato al Comitato risposte tali da provocare una legge contro le loro speculazioni!

– Mi pare che sia come se un agente di polizia incaricato di una investigazione sulle gesta di una banda di briganti, si rivolgesse per avere spiegazioni ai capi della banda stessa!

Precisamente. I milionari interrogati risposero scherzando. Essi sapevano che l’inchiesta sarebbe finita in nulla. Gli speculatori, che rovinano spesso tante famiglie, che riducono tanti giocatori a farsi saltare le cervella, sono gente fuori delle leggi. Basta pensare che le ferrovie degli Stati Uniti sono valutate sei miliardi di dollari e che meno di una ventina di individui amministra a suo talento più della metà di questo immenso capitale.

Non c’è da meravigliarsi se questi signori spadroneggiano anche nei tribunali. Le amministrazioni stesse degli Stati si trovano alla loro mercé, poiché nella maggior parte degli Stati i loro impiegati sono abbastanza numerosi per eleggere i pubblici funzionari. Venti dei principali direttori di strade ferrate se si coalizzano possono decidere delle principali elezioni per mezzo degli impiegati di cui regolano i voti.

– Vedo, purtroppo, che tutto il mondo è paese». Concludeva.

Naturalmente non è che l’Italia non avesse sperimentato comportamenti altrettanto disinvolti; tuttavia il modello civico di quegli anni era improntato allo studio ed al lavoro come riscatto sociale, non già alla speculazione per arricchirsi a qualsiasi costo.

Nelle terre Venete, per osmosi millenaria, esisteva un diverso spirito civico. Un esempio tra i molti lo potremmo rilevare nella figura del Doge Leonardo Loredan (Venezia, 16 novembre 1436 – Venezia, 21 giugno 1521) che fu il settantacinquesimo doge della Repubblica di Venezia. Fu un Doge abile e saggio politico e riuscì a tutelare Venezia in un periodo molto difficile della sua storia. Eletto il 2 ottobre 1501 dovette, durante il suo dogado, accettare un’onerosa pace con l’Impero turco (1503), ed affrontare la Lega di Cambrai [per l’epoca era un po’ come se l’intera Europa si fosse coalizzata contro Venezia] che portò a lungo la guerra nei territori veneziani di terraferma (1509 – 1517) con l’intento, fallito, di distruggere la potenza di Venezia.

Se Venezia, dopo la guerra mediterranea, cercava la pace non erano disposti a dargliela i suoi nemici. Alla morte del Papa Alessandro VI nel 1503 [qui è necessario contestualizzare: Alessandro VI alias Rodrigo Borgia è padre di Cesare Borgia il “Valentino” sulla figura del quale Niccolo Machiavelli scrisse “Il Principe”, e sua sorella è Lucrezia Borgia. Insomma siamo in piena età di veleni e pugnali]. Venezia occupò, in quel lasso di tempo, svariati territori dello Stato Pontificio. Quando fu eletto Giulio II come successore di Alessandro, i veneziani si aspettavano che le loro conquiste all’interno dello Stato Pontificio sarebbero state tacitamente accettate, poiché Giulio era stato soprannominato Il Veneziano per le sue simpatie a favore di Venezia. Invece il nuovo Papa scomunicò la Repubblica e strinse un’alleanza con la Francia, il Sacro Romano Impero e diversi stati cristiani. La potenza economica e politica e le sue eccessive ingerenze negli affari della terraferma italiana coagularono una coalizione (Lega di Cambrai) formata principalmente dalla Francia, dalla Spagna, dal Papato, dall’imperatore Massimiliano ed altri principi italiani con il preciso scopo di distruggere la potenza lagunare e dividersene le spoglie. Venezia, forse in un eccesso di arroganza e sottovalutazione dell’avversario, si curò solo troppo tardi di questa situazione e non fu in grado d’organizzare un’efficace campagna diplomatica per arginare questo attacco.

Trovandosi sola contro massicce forze nemiche Venezia formò un poderoso esercito di oltre 30.000 soldati per resistere in attesa d’un accordo. L’avventatezza e la scarsa disciplina delle truppe venete però portò alla sconfitta nella Battaglia di Agnadello (17 maggio 1509) e la perdita quasi totale della terraferma veneta. Le terre venete furono messe a ferro e fuoco ed alcuni colpi di bombarda raggiunsero i margini della laguna veneziana. Il panico generale della nobiltà e del popolo venne arginato proprio dallo spirito del Loredan che, sorretto dalle notizie di rivolte popolari a favore di Venezia nelle città occupate, celebre fu quella di Treviso, spronò i Senatori e i cittadini ad arruolarsi e a donare grandi somme di denaro per la difesa di Padova che stava per essere assediata dall’esercito di Massimiliano, si offrì egli stesso, ma dopo il rifiuto da parte del Senato, alcuni suoi figli andarono verso Padova con armi, provviste e denaro. Le prime vittorie veneziane e lo sfaldarsi della Lega permisero a Venezia di passare all’offensiva, grazie anche all’instancabile opera del provveditore e futuro doge Andrea Gritti, e riconquistare la maggior parte dei territori.

Nel 1510, in un turbinoso mutare di alleanze, il papato dell’irrequieto e bellicoso Giulio II s’alleò con Venezia in funzione antistraniera e la guerra si spostò in Romagna. La guerra, passato il punto culminante, proseguì a fasi alterne fino alla pace con la Francia a Blois (1513); l’unico avversario rimasto, l’imperatore Massimiliano, proseguì sempre meno convinto e nel 1517 si decise ad aderire anch’egli alla pace in cambio di Rovereto e Riva.

Durante questo periodo, secondo i cronisti, il Loredan, dimentico dell’esempio del 1509, si comportò in modo poco serio, senza dare i giusti incitamenti e pensando più ai suoi affari che a quelli dello stato. Comunque nel 1515 commissionò all’ingegnere militare Sebastiano Mariani la realizzazione delle fortificazioni della città di Padova.

La fine della guerra ed il comportamento del doge, che forse pensava di doversi godere gli ultimi anni di vita piuttosto che dedicarli all’amministrazione, comportarono una rilassatezza di costumi nella società veneziana. Vi furono molti scandali finanziari e molte cariche pubbliche vennero acquistate piuttosto che ottenute per merito. In questo periodo il doge comprò cariche per figli e parenti, usando al massimo la sua influenza.

Nonostante i desideri del Loredan egli non poté condurre a lungo questa piacevole vita visto che iniziò ad essere afflitto da problemi di salute. Attorno ai primi giorni di giugno cominciò a peggiorare e presto gli si formò una cancrena ad una gamba. Ogni intervento fu inutile e la cancrena dilagò, uccidendolo nella notte tra il 20 ed il 21 giugno 1521.

Si dice che, per avvisare i consiglieri ed i reggenti dello stato, la notizia della sua morte venne taciuta dallo stesso figlio del doge e venne comunicata solo in tarda mattinata.

L’affarismo ed il comportamento non esemplare degli ultimi anni non sfuggì al vigile occhio degli Inquisitori sopra il morto, magistratura creata dopo la morte di Francesco Foscari incaricata di indagare sul “rendiconto” finale del dogado. Forse il processo fu montato ad arte a fini politici ma sicuramente vi furono degli ammanchi se gli eredi del doge, pur difesi dall’avvocato Carlo Contarini, uno dei migliori dell’epoca, vennero condannati ad una multa di 2700 ducati.

Tornando ai giorni nostri va ricordato che proprio vent’anni fa Giuliano Amato, da Presidente del Consiglio, confessava la somiglianza, se non proprio la continuità, tra il regime di Mussolini e il regime postfascista. Diceva Amato che la repubblica antifascista aveva declinato al plurale (i partiti) il regime che Mussolini aveva declinato al singolare (il PNF).

Ne concludiamo che solo lo spirito civico connaturato alle genti venete, unitamente a strumenti di democrazia diretta simili a quelli esercitati nella vicina Svizzera, consentiranno un salto di qualità della vita pubblica; ma di questa opportunità si sentono flebili echi nella campagna elettorale per le amministrative del prossimo maggio, da parte di sedicenti partiti indipendentisti. Occorre non dimenticare che tutte le avventure si somigliano quando sono dovute a politicastri, che spingono il popolo nella via delle rivoluzioni senza averlo preparato alla pratica della libertà.

Un richiamo esplicito a queste radici contribuirebbe, in tempi di miseria e di disorientamento culturale, intellettuale e morale come quelli che stiamo vivendo, a dare un senso alla nostra coscienza democratica. L’assenza di questo richiamo accresce il senso di vuoto, di disorientamento, di carenza o assenza di valori che ormai è divenuto allarmante. Occorre fare la crociata dell’istruzione civica, combattere senza posa l’ignoranza, allevare una generazione di cittadini, nella quale non vi sia uno solo che non conosca la storia politica, sociale, industriale e

scientifica dell’umanità. Poi devono predicare l’indipendenza intiera e completa, dei Comuni attraverso una effettiva organizzazione federale, e allora avremo fondato per sempre la libertà.

Solamente bisogna ricordarsi che la libertà si acquista e non si conquista, che un progresso è sempre il corollario di un altro progresso realizzato e che coi colpi di mano e con le rivoluzioni non si arriva che al dispotismo. Probabilmente un passo avanti in questo senso si avrà dopo la campagna elettorale per le amministrative.

In quel di giugno, ci si dice, dovrebbe materializzarsi un convegno a Venezia per la presentazione di una bozza di Costituzione per un Veneto indipendente, che è già stata accettata da più soggetti politici indipendentisti, e che aspetta di essere accolta da pochi altri, se non altro al fine d’indicare un obiettivo comune, poiché è indispensabile preoccuparsi, soprattutto e innanzi tutto, di cambiare le istituzioni. Avendo, ovviamente, cura d’ottenere prima il consenso della popolazione, proprio per evitare l’ennesima imposizione da parte di una élite.

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9 Comments

  1. Sandi Stark says:

    Ma basta per cortesia: che i politici facciano i politici, i costituzionalisti facciano il loro mestiere e gli storici facciano gli storici.

    Descrivere la Lega di Cambrai come un’aggressione alla “povera” Serenissima tacendo sul fatto che lo scopo fondativo della Lega era di rientrare in possesso dei territori conquistati militarmente dalla Serenissima ad altri Stati, è per lo meno fuorviante.

    L’Italia vi ha insegnato che la Storia è un capitolo della politica, che la Storia serve solo per essere strumentalizzata con scopi politici.

    In queste cose, siete italiani al 100%

  2. Claudio says:

    1. è ben difficile accrescere la cultura civica di cui parli Enzo, perché essa presuppone che ogni persona acquisisca coscienza di essere sovrano e non accoccolarsi sull’idea che ha delegato a qualcuno i suoi interessi (misera idea questa), è ben difficile perché l’interesse dei vari “PNF” è quella di annichilire questa idea giacché se non lo fosse loro non avrebbero scampo.
    2. tu parli di democrazia diretta ma ho l’impressione che tu creda troppo nella possibilità che esistano amministratori che pensano al “bene pubblico”, e questo mi sembra una contraddizione.
    3. per essere corretti devo dire che, almeno a parole, dei movimenti indipendentisti veneti che conosco tutti si rivolgono ad un modello basato sulla democrazia diretta, che poi lo pratichino anche al loro interno, questa è un’altra storia che preferisco non commentare.

    • luigi bandiera says:

      Claudio,
      il popolo NON puo’ acquisire il senso del SOVRANO. Della GIUSTIZIA e ecc.. Stando con i piedi per terra.

      Se leggi bene i fatti avvenuti sin dal tempo di Adamo ed Eva (la piu’ pericolosa al mondo) ad oggi, noti che il popolo (COSIDDETTO) non e’ MAI STATO SOVRANO.

      E’ mia ma non e’ vero, sai perche’..?
      PERCHE’ E’ NEI FATTI..!

      La mia, altra mia, scusami, recita:

      LEGGI BENE IL PRESENTE ED AVRAI SIA IL PASSATO CHE IL FUTURO IN MANO..!

      C’e’ una spiegazione su questo, ma serve spazio e tempo per esporla e quindi… attendiamo che magari un di’ mi salta in testa di esporre il principio ora enunciato.
      Ed io sono uno dei pochissimi che esterna: NON C’E’ NE SPAZIO E NE TEMPO..!

      Altri esternano altro, ma pare che, sempre leggendo i fatti, che la mia sia molto vicina e di piu’ alla VERITA’. Che l’homo non puo’ avere per CONDANNA DIVINA.

      Saluti

  3. luigi bandiera says:

    Bel storico articolo ma con la solita scivolata sulla BANANA TRIKOGLIONITA.

    Per questo ho da contestare il solito principio che poi non e’ un errore grammaticale o ortogonale che non mi interessa, ma un messaggio subliminale tipico talibano.

    Ovvio, senza volerlo perche’ si succhia da testi (libri talibani da bruciare tout court assieme agli autori).

    Il passaggio e’ questo e notare il periodo e il contesto:

    “La potenza economica e politica e le sue eccessive ingerenze negli affari della terraferma ITALIANA (non posso metterci il rosso) coagularono una coalizione (Lega di Cambrai) formata principalmente dalla Francia, dalla Spagna, dal Papato, ”

    Sior Trentin, mi perdoni veramente perche’ non intendo rompere i totani a nessuno, pero’ e ma, cosa ha fotocopiato e incollato mo..?

    Sta parlando di fatti accaduti al tempo della SERENISSIMA REPUBBLICA VENETHA.

    Cosa c’entra l’italia di merrrrrddd…
    Forse intendeva la penisola..? No perche’ Venethia non e’ nella penisola talibana.

    Mi scusi e molto, ma perche’ io semianalfabeta devo far notare queste incongruenze..??

    E ma sa quante ne trovo nei libri di storia del kax e cioe’ talibana..!!???? Anche nel Vangelo le si trova… le incongruenze.
    Sono manipolazioni innocenti o appositamente studiate..?

    Dobbiamo, noi indipendentisti anche da quella presunta cultura, fare da correttori..! Altrimenti si persevera e si perpetua il messaggio dei grandi tronx o galleggianti trikoglionitis..!!

    Dai, su. Facciamo gli indipendentisti a partire dalla CULTURA..!!

    Ed io sono il meno indicato per esternare cio’..!!

    So che non mi perdonera’… e, pazienza. Ne ho subìte tante che una in piu’ non mi fara’ certamente scoppiare o arrendermi.

    O mi sto sbagliando su tutto..??

    Vede, a proposito di evoluzione, la mia recita:

    DA LIBERI NEI CAMPI A SCHIAVI IN FABBRICA. Con quel che ne segue…

    Ma ha anche un altro significato:

    DA LIBERI ANALFABETI A SCHIAVI CULTURATI..!

    Cioe’ se la cultura ci schiavizza allora meglio l’ANALFABETISMO.

    La mia recita a tal proposito:

    meglio l’analfabetismo che la suttokultura.

    Poi un’altra, per pararmi il CU..:

    MEJO MATI KE FESI..!

    Ci pensi…

    Salutis

    • luigi bandiera says:

      Anche questa non mi piace proprio:

      “dall’imperatore Massimiliano ed altri principi italiani con il preciso scopo di distruggere la potenza lagunare”

      BASTA ITALIA..!!!

      ITALIA BASTA..!!!!

      Servo vostro

      • luigi bandiera says:

        Mi sfuggi’ questa…

        “La potenza economica e politica e le sue eccessive ingerenze negli affari della terraferma ITALIANA coagularono una coalizione (Lega di Cambrai) formata principalmente dalla Francia, dalla Spagna, dal Papato”.

        Sicuramente non era TERRA ITALIANA. Cioe’ degli italiani che non esistevano.

        Allora perche’ chiamarla con un nickname che piace tanto ai trikoloriti..?

        Ma nei libri talibani si perpetuano questi discorsi che non condivido proprio.

        Questo tema lo ho discusso con uno scrittore…
        E gli dissi che se si usano termini geografici e’ una cosa anche se oggi passano penisola il confine con la Svizzera e l’Austria e ecc.; se si parla politicamente, e la storia usa e questo e quello, e tutt’altra cosa.

        Parlano di geografia usando parole politiche quindi fuori posto e appunto viceversa.

        Lo stato italia e’ considerato penisola ma politicamente parlando… mentre geograficamente e meteorolicamente la penisola non corrisponde con il senso della penisola politica.
        Altrimenti le isole sarebbero clamorosamente penisola.

        Poi la rosa dei venti “manomessa”… perche’ basta prendere il quadrante dello stato italia e si comprende l’errore. Si prenda un aereo a Fiumicino e si faccia rotta, si punti, a NORDEST e si vedra’ dove si arrivera’ dopo qualche mezz’ora.

        E ancora quando si parla di STORIA DEGLI EVENTI o si tengono in conto i due elementi cioe’ area politica e geografia in base ovviamente alle date degli eventi, o si faranno clamorosi errori che se voluti sono messaggi subliminali e furbescamente truffaldini. L’italia e’ un maestro su questo MENTIRE O FALSARE LA VERITA’.

        Io la vedo cosi’ da semianalfabeta quale sono e non intendo dare lezione a nessuno.
        Vorrei far solo notare il mio punto di vista e quando si scrive un libro BISOGNA essere molto precisi specie se sono per scolari..!

        Ho un rispetto dei libri quasi in forma morbosa.
        Beh, se non li vediamo come scrigni di verita’ casca tutto il sapere.

        Cosi’ appunto come io la vedo… ma so che spesso (oggi con internet o comunque con l’uso del PC) si fotocopia e si incolla e ci si fida.
        Mai fidarse de nesun, me dixea me poro nono Antonio (Tony) Bandiera.

        BASTA ITALIA e ITALIANI fuori posto..!!

        Con i miei piu’ cordiali saluti.

        LB

        Ah, mi posso sbagliare ne’..?

        Ma per correggere i libri come faremo..??
        Metteremo i soliti che hanno cercato di fare italiano anche il passato e tutta la storia..?
        Questi imbroglioni, su che ROGO li mettiamo..??
        Kax, ci hanno rovinato la nostra CULTURA..!??
        Oggi gli scrittori seguendo quegli errori sbagliano pure loro…

  4. Roberto Porcù says:

    Leggo sempre con grande piacere quello che scrive l’amico Trentin del quale ammiro anche la sua cultura e le sue conoscenze storiche.
    Non condivido nel caso dell’Italia attuale che la libertà si acquisti e non si conquisti, che un progresso sia sempre il corollario di un altro progresso realizzato e che con i colpi di mano e con le rivoluzioni non si arrivi che al dispotismo.
    Teoricamente ciò è quanto mai vero, ma non praticamente: per unire due assi servono i chiodi, ma senza martello si fa ben poco.
    I partiti politici (giustamente la frammentazione del partito unico PNF) tornano ad essere un monolito nel fare ciò che a loro conviene. Monti ha un mandato limitato, applicare tasse, ma non sfiorare i benefici della associazione a delinquere di stampo politico-burocratico che gestisce l’Italia, il neo PNF appunto.
    Che esista la possibilità di scalzare la cosiddetta casta con l’acqua di colonia è una pia illusione.
    Giusto a Pasqua se ne ragionava a pranzo in famiglia e c’era chi affermava che non sarebbe più andato a votare, al ché, i partiti del PNF si divideranno i seggi secondo il desiderio di quel 10 % che infilerà la scheda nell’urna. A chi non vota si presume che l’esito sia indifferente. Solo nel caso dei referendum chi non vota è favorevole allo status quo (ma và! … ed a parte Trentin nessuno protesta?) .
    Ad una vIsita di Federico II alle navi della flotta, agli equipaggio fu ordinato di fare “ammuina”. Che vuol dire? Chi è a prua va a poppa con una cima in mano, chi è a poppa va con un secchio a prua, prende la cima e la riporta a poppa, … “ammuina” insomma.
    Alle amministrative ci sarà una grande ammuina e poi, il PNF nella sua interezza sarà uguale a quel che era prima delle elezioni.
    “datemi un martello …” cantava Rita Pavone.

  5. Nicola Job says:

    Il bravo Enzo Trentin ha forse enfatizzato negativamente il comportamento di Venezia relativamente alla nascita della lega di Cambrai. Credo che alla base di tutto ci fosse la preoccupazione del resto dell’europa di vedere crescere troppo il potere e le ricchezze della Serenissima. Un po’ quello che succede adesso: gli italiani o con la agenzia delle entrate o con l’inps o con equitalia ci depredano ogni giorno della nostra ricchezza frutto di duro lavoro. E non abbiamo più un Doge che ci possa difendere. Che sia il caso di eleggerne uno?

  6. Giacomo says:

    Grazie a Enzo Trentin. Aggiungo solo che all’unico evento pre-elettorale organizzato da Pro Lombardia Indipendenza a cui ho assistito e partecipato, la democrazia diretta era il primo punto del programma. Spero che tutti gli altri gruppi indipendentisti, che di referendum per ora parlano solo per proporre l’indipendenza dall’Italia, prendano esempio. Leggendo testi come questo, tutti dovrebbero cogliere il nesso tra autoreferenzialità del potere e degrado dei costumi politici. E c’è anche un nesso fortissimo tra mancanza di sovranità popolare, dilatazione dello stato assistenziale e perdita della libertà e sostenibilità economica. Tutte ragioni finora neglette, che spero emergano presto in primo piano sullo scenario indipendentista.

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