Spiegate a Zingaretti che nessun dolce è gratis

di MATTEO CORSINI

“Credo che sia immorale scaricare le difficoltà attraverso atti che producono discriminazione sociale. Avere un tavolo con tre bambini di cui due hanno il dolce e uno no, perché il papà non ha i soldi per pagare la retta piena, penso sia una cosa barbara.”

Ho scelto le parole usate da Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, per commentare la decisione del comune di Pomezia di differenziare il pasto alla mensa scolastica: 4 euro senza dolce o 4,40 euro con dolce. Il sindaco (M5S) è stato bombardato di critiche soprattutto da sinistra, ma anche da destra. E i toni, grosso modo, sono quelli usati da Zingaretti. Ovviamente chi grida allo scandalo pone la questione facendo leva su un buonismo tanto melenso quanto strumentale, richiamando l’immagine del bambino che vede gli altri mangiare il dolce che a lui non è stato dato e che, per questo motivo, potrebbe sviluppare sensi di inferiorità. Se questo è il punto, allora si dovrebbe imporre la completa uniformità su tutto: abbigliamento, giocattoli e quant’altro.

Non voglio neppure entrare nel merito della faccenda in termini quantitativi (parliamo comunque di 8 euro al mese, non una cifra esorbitante anche per chi ha difficoltà economiche), ma vorrei sottolineare un paio di questioni. In primo luogo, terrei separata l’istruzione dall’alimentazione. Da libertario sono contrario perfino all’idea che debba essere lo Stato a istruire (socializzando in gran parte i costi) le persone (e questa già è una posizione molto più impopolare rispetto alla differenziazione del menù in base ai prezzi pagati dai genitori), ma non mi soffermerei su questo punto.

Quanto al servizio mensa, non vedo cosa ci sia di immorale o discriminatorio nel fornire due menù differenti a prezzi differenti. Per far quadrare i conti, le uniche alternative sarebbero state due: tenere il prezzo più basso per tutti eliminando del tutto il dolce; oppure scaricare su qualcun altro il costo del dolce non sostenuto da una parte di genitori. Perché, parafrasando Robet Heinlein (le cui parole furono spesso usate da Milton Friedman e a questo molte volte attribuite), una cosa è certa: nessun dolce è gratis. Certamente la soluzione gradita da chi grida allo scandalo e tira in ballo l’immoralità sarebbe quella di far pagare ad altri il costo di quel dolce (magari ai genitori con redditi maggiori, utilizzando un principio di progressività anche nel prezzo della mensa). Si tratta della filosofia di base del socialismo.

Una filosofia molto diffusa in Italia, anche tra coloro che socialisti non si considerano, e che a mio parere è ben più che immorale, dato che si basa sull’idea che il diritto di proprietà possa essere compresso a piacimento della maggioranza che detiene il potere. Ovviamente per il bene comune.

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5 Comments

  1. lucyrrus says:

    Zingaretti ha ragione ! Bisogna che TUTTI calino nella miseria in modo da raccontar loro le solite palle delle speranze e dare la colpa agli odiati capitalisti.
    Da cica 100 anni la musica non cambia mai.
    I comunisti hanno il cervello ormai totalmente uscito dalla terza narice:

  2. CARLO BUTTI says:

    Se un bambino la la merenda se la porta da casa, non si sente discriminato vedendo che il compagno ha avuto dalla sua mamma un dolcetto, che invece a lui non è concesso (e i motivi possono essere tanti, non solo economici, ma anche dietetici o d’altro genere): le mamme hanno sempre ragione. Diversa è la sua reazione se vede che alla mensa comune della scuola materna alcuni suoi compagni ricevono dagli addetti al servizio di ristorazione qualcosa di più, e di più ghiotto, di quel che a lui tocca. Vai a spiegare al bambino che dietro c’è un motivo economico, e che chi ha pagato una retta più alta è giusto goda di un trattamento migliore! Ecco perché credo che in questo caso sia meglio non differenziare i prezzi e lasciare che siano le famiglie a decidere se integrare i pasti dei loro bimbi con dolcetti oppure no.

  3. Franco says:

    Perché io non mi posso permettere di andare “Al Pescatore” dove il pranzo medio costa centinaia di euro e altri , compresi i “politici” sì? Forse perchè loro ci vanno con i nostri soldi! Hai ragione Ingenuo 39, i politici nostrani sono n insuperabili nella demagogia. La brodaglia cattocomunista forse non sa neanche che nell’enciclica “Rerum Novarum” Papa Leone XIII viene esaltata la differenza tra individuo e individuo.e le relative conseguenze.

  4. ingenuo39 says:

    Chi ha detto che bisogna per forza avere il “dolce” a pranzo o a cena? Con la crisi che c’è in giro, i nostrri “geni” politicanti, incapaci e che vivono camminando ad un palmo da terra come gli dei, pensano a queste “ca…te come se fossero importanti per la sopravvivenza umana. Chi vuole il dolce se lo porta da casa e lo mangia nell’ intervallo e se non lo mangia è meglio per la sua crescita in quanto sono le solite “merendine” che non si conosce veramente il contenuto in quanto scritto in modo che solo i chimici possono interpretarlo. In breve le soliti ca..ate per farsi conoscere sui giornali senza avere fatto nulla, solo per dimostrare che contano qualcosa in quel campo.

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