SPIAGGE, UN’ALTRA LIBERALIZZAZIONE TECNICAMENTE SBAGLIATA

di CARLO ZUCCHI

La scorsa settimana i bagnini della Versilia hanno dato vita a una protesta contro la direttiva Bolkenstein in materia di concorrenza, che prevede che le concessioni balneari vengano periodicamente sottoposte a un’asta pubblica, così da aumentare il grado di concorrenza di un settore in cui le concessioni si tramandano di generazione in generazione.

Non così hanno fatto i bagnini della riviera romagnola, che non hanno aderito alla serrata, in quanto hanno preso atto che contro la direttiva Blokestein protestare è inutile e tanto vale “affilare le armi” in sede di trattativa con il governo. Personalmente, mi batto da sempre per un po’ più di concorrenza in questo disgraziato paese afflitto da corporativismo endemico, ma la messa all’asta delle concessioni balneari rispecchia una concezione della concorrenza quanto mai “burocratica”, più da aule universitarie che da mercato reale. Infatti, quello delle aste periodiche per aggiudicarsi una concessione è un sistema che ben si addice ai monopoli naturali, ossia a quei settori solitamente relativi ai servizi pubblici (le utilities, come luce, gas e acqua), i cui gestori devono avere una certa dimensione per essere efficienti o, come nel caso della rete idrica, possono operare solo in un contesto di monopolio tecnico.

Non così si può dire per gli stabilimenti balneari. Prima di tutto, perché sono tanti e contigui, e questo già li pone in concorrenza l’un l’altro. Poi, mentre nel settore delle utilities c’è coincidenza tra bene fornito e mercato di riferimento (le esigenze che soddisfa l’acqua non possono essere soddisfatte da altri beni), in quello degli stabilimenti balneari sono concorrenti tutti gli attori che fanno parte del mercato turistico. Ad esempio, un bagnino della riviera romagnola ha come concorrente non solo altri bagni, ma anche altre località, siano esse della Riviera o delle altre costa italiane, le località di montagna o le città d’arte, per non parlare delle mete turistiche estere. Quello dei luoghi di villeggiatura è già un mercato concorrenziale con un’offerta ampia e variegata, e il meccanismo delle aste pubbliche avrebbe come unico effetto quello di irrigidirlo. Del resto, basta vedere le spiagge di Riccione, dove già da diversi anni sono sorte palestre, piscine e strutture di ogni tipo per il divertimento di famiglie e bambini. Chi auspica meccanismi rigidi come le aste per le concessioni, non tiene conto che investimenti importanti come piscine e idromassaggi richiedono certezze di lungo periodo nella proprietà e qualora queste ultime venissero messe in discussione l’effetto sarebbe quello di disincentivare gli investimenti o, nella migliore delle ipotesi, quello di cercare di rientrare degli investimenti in tempi più brevi aumentando i prezzi. Inoltre, cambiare bagno è la cosa più semplice del mondo e se per molti clienti vale lo slogan “stessa spiaggia stesso mare” ciò non è dovuto a una rendita di posizione, ma al fatto che i bagnini italiani sono molto bravi a creare quel clima da piccola comunità che spinge i clienti a tornare, sia perché soddisfatti del servizio, sia perché ritrovano gli amici con cui avevano trascorso felicemente le vacanze l’anno prima.

Certo, c’è chi dice che, poiché le spiagge sono beni demaniali in cui vige un regime di concessione, lo Stato proprietario avrebbe il sacrosanto diritto di metterle all’asta o di aumentare i canoni di concessione. L’aumento dei canoni ci potrebbe anche stare. Non sarebbe un salasso per i bagnini e lo Stato incasserebbe cifre importanti in più. Riguardo al primo aspetto, però, non vedo perché un bene immobile debba essere messo periodicamente all’asta solo perché fa parte del demanio pubblico. Piuttosto, non vedo perché non debba essere venduto a chi già vi opera (i bagnini), magari per una cifra calcolata in base al valore attuale dei ricavi futuri attesi. La motivazione legata al fatto che gli arenili costituiscono un luogo di confine in cui potrebbero approdare dei clandestini non regge. Basterebbe porre una servitù in forza della quale i bagnini, con l’ausilio delle forze dell’ordine naturalmente (già ora vige il controllo pubblico alle frontiere), non dovrebbero consentire gli sbarchi dei clandestini sulle spiagge italiane. Insomma, diverrebbero proprietari a tutti gli effetti e potrebbero continuare a fare il loro mestiere come l’hanno sempre fatto.

E senza che glielo insegnasse nessuna commissione di burocrati di Bruxelles, dove mi risulta, tra l’altro, che il mare nemmeno ci sia.

Tratto da carlozucchi.wordpress.com

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14 Comments

  1. Alex says:

    La questione è solo 1.
    Non possiamo ricevere imposizioni da poche teste che hanno poco interesse a capire la fisionomia italiana.
    Siamo una penisola e abbiamo bisogno, con tanti km di costa, di avere 1/4 di gestione che garantisce agli italiani ed ai TURISTI una qualità di struttura migliore.
    Per creare una struttura adeguata servono investimenti che devono essere ammortizzati.
    Non bastano 5 anni o 10 per recuperare certi investimenti.

  2. Michele says:

    Gli stabilimenti balneari occupano solo il 25% di tutte le coste nazionali, questo significa che non c’è nessun pericolo di monopolio o di saturazione del settore.
    Immaginate di comprare una concessione all’asta e di pensare di dover investire per creare una qualche struttura che vi consenta di lavorare.
    Pensate anche che avanti a voi avete 5 anni di concessione e che in questi 5 anni dovete recuperare il capitale investito e sperare anche di guadagnarci qualcosa (altrimenti a che cacchio serve?).
    Il risultato sarebbe una struttura-BARACCA, con servizi deprimenti e speranza di guadagnare chissà cosa per sfruttare al massimo i 5 anni che ti spettano.
    Non è concepibile!
    Sono concessioni che dovrebbero durare almeno 25/30 anni per recuperare gli investimenti e dare frutto.
    P.S.
    Sono possessore di una concessione da 4 anni ed ho investito tanto. Pensare che fra 3 anni potrei perdere tutto mi lascia francamente inorridito.

  3. White says:

    Si vede che l’autore non è mai stato a Jesolo… vasche idromassaggio in spiaggia?? Ma quando mai!!

    Questi hanno fatto i MILIARDI, tramandandosi le gestioni di generazione in generazione, e ancora dovremmo dare loro ragione..ma per piacere!

  4. alf says:

    Nel report non vi e’ chiarezza per quanto tempo sia la nuova concessione dopo eventuale “asta” .
    Se non vado errato sono 5 anni.
    A questo punto, sono contrario perche’ gli investimenti fatti o che si sarebbero fatti non vengono soddisfatti nel breve periodo, come giustamente nel report graverebbero nei costi delle prestazioni.
    Credo che allungare a 10 anni la concessione sia ottimale.
    tale tempo permette investimenti che nel giro di tre o quattro anni vengono ammortizzati.
    In oltre applicherei una tassazione progressiva aiutando i primi tre anni(quelli in cui chi prende il bagno puo’ investire per il resto della concessione).
    Per il resto…concordo che la spiaggia e’ di tutti e dovra essere sempre di tutti.. .. possibilita decennale di ricambio di concessionari.

  5. Dan says:

    Vogliono far fallire tutte le imprese che stanno alle spalle di queste strutture dopo di che arriverà una qualche “multinazionale” europea delle spiagge che farà man bassa di concessioni ed ovviamente, a monopolio raggiunto, il prezzo che vorrà ai danni di tutti.

  6. fagiano says:

    Grazie per questo articolo!!! AVEVO FINITO LA CARTA IGENICA!!!!!!

  7. Domenico says:

    Aproposito, a Bruxelles non ci sará il mare pero tiu assicuro ceh all’estero, (Spagna Portogallo, Francia Grecia) ci sono poche speige in gestione, la gente liberamente va al mare senza dover pagare prezzi abusivi per un servizio povero e quasi obbigatorio.

    Per trovare una spiaggia libera in certi posti è impossibile.

    • Alex says:

      Non capisco nemmeno te.
      In italia ci sono tantissime spiagge libere come in spagna ed in portogallo.
      La struttura data in concessione serve solo a dare un servizio pubblico migliore.
      Ho visto persone ringraziare bagnini che le hanno salvate.
      BAGNINI PAGATI DAL PROPRIETARIO DI UNA CONCESSIONE.

  8. Domenico says:

    Insomma secondo te, gli attuali gestori debbono essere gli unici ad avere diritto a mantenere la spiaggia? un po faziosetto l’articolo.

    • Alex says:

      La gestione delle spiagge è ben regolamentata.
      Ci saranno, indubbiamente, zone in cui le concessioni sono state gestite male, ma la regolementazione parla chiaro.
      Le spiagge date in concessione devono essere nettamente inferiori a quelle pubbliche.
      La gestiote e tesa solo a dare un servizio migliore a chi cerca una comodità, una pulizia, un servizio che non potrà mai trovare nella spiaggia pubblica.
      Parlate con poca conoscenza e molta invidia.

  9. angelo says:

    avete scritto cazzate, se io volessi prendermi in concessione il bagno n.10 di cattolica , perche’ non potrei? perche’ una dinastia se lo tramanda da padre in figlio da 70 anni? se io sono in grado di farlo funzionare meglio e a costi inferiori e’ giusto che possa prenderlo io. angelo

    • Alex says:

      Saresti in grado di farlo funzionare meglio?
      Dovresti acquistare la struttura, dovresti vincere l’asta e dovresti apportare qualche cambiamento.
      Ipotizzando una spesa di €300.000.
      Avresti solo 5 anni per recuperare €300.000 e sperare di guadagnarci qualcosa (altrimenti come cacchio vivi?).
      Ma per favore…

  10. Albert Nextein says:

    La gestione delle spiagge demaniali è un altro esempio di come non devono esser sfruttate proprietà immobiliari.
    Ed è la dimostrazione di quanto lo stato non debba occuparsi di tali questioni.
    Lo stato,infatti, dovrebbe disfarsi di tutta questa roba.
    Fare cassa, ed occuparsi d’altro.

    • Parla come Mangi says:

      Quindi non deve anche occuparsi delle frequenze televisive? Quindi anche dello sfruttamento del suolo? Secondo te cosa deve fare? Dei cimiteri può ancora occuparsene? Oppure il mondo che tutti sognano quale sarebbe? Quello ove si conquista la terra con le armi le si mette il filo spinato tutt’attorno e si spara a chi tenta di avvicinarsi? Bellissimo! Proprio i giochi che facevo quando ero bambino.

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