Spettabile signor Vichi, se Mivar ha chiuso è colpa dell’Italia

di ALBERTO SCHIATTI*

Caro signor Vichi, ho letto, come moltissime altre persone, il suo sfogo  sui media e la sua offerta di una fabbrica a costo zero per cercare di realizzare la ripresa dell’attività produttiva. Come cittadino non posso che condividere ed ammirare la sua proposta, ma devo confessarle onestamente che mi stupisce fortemente “l’italianità” che trasuda dalle sue parole.

Cerco di spiegarmi: se la sua fabbrica ha chiuso, o neppure aperto, e se le sue maestranze si trovano ora su una strada, non e’ colpa della concorrenza estremo-orientale, ma proprio di quell’Italia che lei continua a citare. Uno Stato senza una seria politica industriale, colpevole di tartassare le imprese con un fisco ossessivo e oppressivo, e di rapinare le buste paga dei lavoratori con un prelievo alla fonte che non permette loro un decente grado di vivibilità. Uno Stato che non ha mai pensato a una seria rete di trasporti che permettessero alle imprese di trasferire a basso costo le proprie merci. Uno Stato che, spesso con la complicita’ delle sue diramazioni locali, ha stretto la morsa sulle imprese con lacci e lacciuoli sconosciuti in altre parti d’Europa.

Per non parlare del sistema bancario “italiano”, sempre pronto a soccorrere amici della politica o a finanziare cattedrali nel deserto totalmente improduttive, e che non conosce, come da altri parti, tipi di finanziamento a progetti innovativi e tecnologicamente avanzati. Mi creda, signor Vichi, lei interpreta perfettamente il ruolo dell’imprenditore lombardo, che si e’ fatto da solo, che ha investito nella propria azienda gli utili negli anni in cui questi c’erano e ha coperto con le proprie proprietà le perdite negli anni di crisi.

Come tipicamente lombardi, da quasiasi parte essi provengano, sono i suoi dipendenti, pronti a scendere in campo al suo fianco pur di salvare l’azienda.

Il Movimento che rappresento e’ nato da poco, inizia solo ora il radicamento sul territorio insubre, ma non tema, ci schieriamo al vostro fianco, verremo a parlare con i lavoratori della sua azienda e, se sara’ possibile, anche con lei, con immenso piacere……..Cercheremo di farvi capire di chi e’ la responsabilita’ di tutto,  e  di come uscirne. In un solo modo, con la creazione di uno Stato Indipendente lombardo, che sicuramente non vedra’ al suo interno lo svolgersi di questi drammi. Non ci spinge nessuna molla di carattere elettorale, non ci interessa farci pubblicita’ sulle vostre spalle. Quello che ci preme e’ la serenita’ della popolazione lombarda, nella consapevolezza che non esiste possibilita’ di Indipendenza politica senza un’economia forte e sana.

La ringrazio dell’attenzione e la saluto, con una stretta di mano, da lombardi

*pro Lombardia Indipendenza – Insubria

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

9 Comments

  1. free veneto says:

    inutile e ridicolo fare propaganda indipendentista sul caso Mivar. non tutte le aziende chiudono per colpa delle tasse.
    oggigiorno tutto ciò che è elettronica e hi-fi si fabbrica nel sudest asiatico, per motivi arcinoti, in più “Mivar” non è mai stato appetibile come brand.

  2. massimo francini says:

    conosco il Sig. Carlo Vichi da tanti anni essendo stato suo fornitore per tanti anni. Un quasi novantenne con la dinamicità di un ragazzino. Grande!a
    Ho da qualche parte un suo scritto (IL VICHI PENSIERO) che mi regalò anni fa e che ritengo essere molto lungimirante e profetico per la situazione nella quale siamo andati a finire. Bell’articolo.

  3. Claudio Romiti says:

    “Una Stato con una seria politica industriale”? Ma signori, siamo seri!

  4. ivan says:

    La tristezza è che quando tutta questa ubriacatura tecnologica a basso costo finira’, e finira’ statene certi,non avremo piu uomini come il sig VICHI per ricominciare e saranno c….i amari per tutti!!! Questà è la realta.

  5. Albert Nextein says:

    Le parole stanno a zero.
    Mivar è in ritardo .
    Chiude perché è un’azienda vecchia in partenza.
    C’è chi produce meglio a prezzi più vantaggiosi.
    Si chiude.
    E poi si fa qualcos’altro.
    E’ la desertificazione industriale italiana, che ha molte cause pubbliche e private.
    Avanti col luna park da terzo mondo.

  6. mauro says:

    …ai miei clienti ho sempre consigliato i suoi prodotti sig. Vichi ha tutta la mia stima ! non importa da che parte è stato o stà, è sicuramente (uno con la schiena diritta)! il cui unico ,purtroppo, limite è l’età.Se sta leggendo …sig. Vichi ,sappia che lei non ha proprio nulla da rimproverarsi !mi piacerebbe incontrarla ,per stringerle la mano!Le auguro tanta serenità!Questa italietta è stata ingrata con i suoi “vecchi” ed ora lo è anche con i suoi giovani!ma non è colpa ne mia ne sua!l’unica speranza è non mollare mai, come ha sempre fatto lei ,guardare avanti e avere il coraggio di cercare nuove prospettive.Cordialmente.

  7. FRANCO says:

    Il sig Vichi è un tipico grande lombardo. Sono d’accordo che solo si può uscire dalla palude con l’indipendenza lombarda.

  8. Dan says:

    Suvvia non se la prenda con questo vecchio signore.
    Il suo concetto di italianità è rimasto legato quando il peggior fascismo ai tempi esistente era comunque diecimila volte meglio dello strozzo dell’attuale repubblica/provincia d’europa.
    Vichi ha potuto costruire qualcosa partendo semplicemente dalle macerie.
    Adesso i casi sono due: o se ne fanno altre (e arriveranno) o ci si deve staccare ma alla svelta

  9. Splendido scritto. Grazie Alberto, Grazie Leo per averlo pubblicato! Spero che l’ex RSI Vichi lo legga e abbia un ripensamento sulle sue vedute nazionaliste. Come imprenditore è stato un Signor Imprenditore.

Leave a Comment