Il voto di un elettore su due è condizionato dalla “Spesa pubblica”

di LUIGI VALENTE

Da qualche giorno mi ponevo la domanda su quanti effettivamente siano i voti strappati all’elettorato con la spesa pubblica, direttamente o indirettamente. Del rapporto tra la sopravvivenza dello Stato e quella del cittadino ho già parlato più volte nel mio blog, ad esempio qui, ma stavolta ho voluto cercare qualche dato concreto per non parlare sempre a vuoto. Il risultato è stato terrificante.

Il numero di elettori è di 47.160.244 alla Camera e 43.062.020 al Senato. Consideriamo come base quelli della Camera, più numerosi. La prima categoria sicuramente legata alla spesa pubblica sono i dipendenti pubblici, di qualunque tipo, ed in tutto sono circa 3,6 milioni. Supponiamo che nessuno di questi dipendenti sia un’isola, quindi avranno amici, figli, consorti, nipoti. Ogni dipendente pubblico potrebbe quindi portare con sé almeno un altro voto, facciamo il voto di un familiare. Qualcuno porterà quelli di tutti i figli, qualcuno non ne porterà nessuno. In media, però, un voto a testa riusciranno a portarlo, per un totale di 7,2 milioni di voti.

Siamo già al 15% degli elettori condizionati dalla spesa pubblica. La seconda categoria sono le imprese. Per questo calcolo mi sono servito di parecchie approssimazioni, perché è impossibile sapere quante imprese abbiano attualmente un contratto con lo Stato o siano in potere di ottenerne uno. Mi spiego: se esistono 10 imprese che realizzano strade ma soltanto 3 di esse hanno un contratto in corso con lo Stato, le altre 7 saranno comunque interessate all’aumento della spesa pubblica, perché lavorano in un settore di esclusiva competenza pubblica. Queste 7, se non hanno ora un contratto, lo avranno in futuro tramite gare d’appalto. Ho quindi recuperato i dati sulla spesa pubblica totale italiana del 2011, ho scremato questa spesa di tutti gli stipendi al personale (politico, militare, civile) ed il restante dovevano necessariamente essere soldi che andavano a finanziare imprese che hanno lavorato per lo Stato, direttamente o indirettamente. Il risultato è di 635 miliardi di euro di spesa pubblica, circa il 50% del PIL nazionale.

Le imprese italiane sono circa 6 milioni, per circa 10 milioni di soci in tutto. Essendo tutte piccole e medie imprese, possiamo supporre che questo 50% del PIL sia prodotto da circa la metà delle imprese. Quindi, metà delle imprese hanno ricevuto, ricevono o riceveranno i soldi pubblici. Siamo a 5 milioni di voti di imprenditori. Facciamo lo stesso discorso dei dipendenti pubblici, supponiamo che ognuno porti almeno un voto (e ci vado piano, perché potrebbero portare anche quelli degli operai) ed arriviamo a un totale di 10 milioni di voti dagli imprenditori. Sono il 21% dell’elettorato che, sommato al precedente 15%, ci porta al 36%.

Passiamo ai disoccupati e ai pensionati, che non ricevono direttamente denaro dallo Stato ma sono una fonte di potenziali lavoratori statali e sono iscritti ai sindacati o condizionati dalla Chiesa ed altre associazioni potenti. I pensionati italiani sono circa 12 milioni, ai quali bisogna aggiungere circa 2,7 milioni di invalidi civili, finti o veri non importa. Circa 3 milioni di pensionati sono iscritti ad un sindacato, e vanno a costituire il 6,5% dell’elettorato. Supponiamo che dei restanti 9, almeno un terzo votino partiti di tradizione socialista (in Italia molto radicata), e raddoppiamo a 13%. Stavolta, siccome parliamo di pensioni, mi sento di non aggiungere l’elettore in più per ognuno. Per i disoccupati il calcolo è più difficile, ma supponendo anche stavolta che un terzo di loro voti partiti di retaggio socialista, abbiamo altri 900.000 potenziali elettori legati alla spesa pubblica, circa l’1,9% dell’elettorato. Sommiamo 13% + 1,9% ed otteniamo 14,9% di voti da disoccupati e pensionati, voto più voto meno.

I calcoli sono sommari, ma non avevo l’intenzione di condurre uno studio accurato, bensì di farmi un’idea generica. Ora sappiamo che il 50,9% dell’elettorato, più della metà, è legato alla spesa pubblica da interessi diretti o indiretti. Questo senza tenere conto, come già dicevo, di ulteriori condizionamenti, e senza tenere conto che la metà delle imprese escluse da questo gioco potranno sempre ottenere eventuali contratti con lo Stato, quindi non sono da escludere del tutto. Io le ho escluse per dare un quadro meno disastroso, ma il risultato è stato ugualmente preoccupante.

Questi dati spiegano il motivo per cui i tagli alla spesa pubblica siano in tutti i programmi elettorali nominalmente, ma in pratica non viene fatto nulla. Le privatizzazioni fanno paura ai partiti, perché ridurrebbero il bacino di voti sicuri. Il M5S non ha ottenuto così tanti voti soltanto perché Grillo sa gridare, ma anche perché il suo programma farebbe invidia a quello di Stalin e contiene spese pubbliche doppie o triple rispetto a quelle attuali.

*In collaborazione con http://saint-jacobus.blogspot.it

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14 Comments

  1. Piombo says:

    Fanno ridere i politici quando votano delle leggi per combattere il “voto di scambio” nelle terre dove è forte la mafia. Dovrebbero arrestare prima di tutto se stessi, dato che quasi tutte le leggi di spesa che questi manigoldi approvano sono, per l’appunto, voti di scambio.

    L’unica soluzione è l’azzeramento della spesa pubblica, che è come la peste: ovunque arrivi porta corruzione, parassitismo, lotte di potere, distruzione dell’imprenditorialità e della produzione, sottosviluppo.

  2. FRANCO says:

    Quella dell’articolo è un ipotesi un po’ fantasiosa perché anche se ci fosse un altro tipo di governo certi lavori dovrebbero comunque essere fatti e magari pagati subito. Il problema è politico: i deputati sanno benissimo che ci sono sprechi e priviligi la cui eliminazione non intaccherebbe la maggioranza dei funzionari pubblici, ma sono, perché senza palle, preda dei sindacati che minacciano ritorsioni. E’ pensabile che si possano fare riforme senza scontentare qualcuno? La verità è che a questi politici l’interesse dei cittadini non esiste. Esiste solo quello personale. E il debito aumenta! Cancellare questo sistema politico e questi sindacati dei privilegi e del non lavoro, modificando il vigente statuto albertino..

  3. Giovanni Birindelli says:

    Il problema del conflitto d’interessi degli elettori di cui tratta questo articolo ha una una soluzione. Questa è stata illustrata egregiamente da Friedrich A. von Hayek in “Law, Legislation and Liberty”. In estrema sintesi, consiste nel separare il potere politico (quello di dare la fiducia al governo e di approvare misure particolari) dal potere legislativo (quello di scoprire e difendere principi generali di giustizia, e cioè la Legge); due poteri che oggi sono riuniti nella stessa assemblea (il parlamento). Si avrebbero così due assemblee, non una sola: l’assemblea governativa e quella legislativa. Una volta separati i due poteri, gli elettori che ricevono o che hanno ricevuto denaro “pubblico” (e quindi che, essendo condizionati dalla spesa “pubblica”, hanno un conflitto d’interessi) possono essere PRIVATI DEL DIRITTO DI VOTO PER LA SOLA ASSEMBLEA GOVERNATIVA mantenendolo invece per l’assemblea legislativa.

    Maggiori dettagli qui http://www.lindipendenzanuova.com/birindelli-governabilita-legge-elettorale/

    • pippogigi says:

      Penso che più che limitare il voto a chi abbia un conflitto d’interessi, in certi casi è difficile dire chi abbia un reale conflitto d’interessi il problema è che chi spende e chi riceve benefici sia totalmente distaccato da chi paga le tasse.
      Mi spiego meglio, prendiamo i 18.000 dipendenti della Sicilia (abitanti 4.999.932, Pil procapite 17.488,00) ed i suoi 20.000 forestali. Confrontiamoli con i 3.000 dipendenti della Regione Veneto (abitanti 4.862.581, Pil procapite 28.889,61) ed i 400 forestali della Regione Piemonte (abitanti 4.374. 052, Pil procapite 30.500,00).
      Possiamo dire che la Regione Sicilia abbia bisogno di più dipendenti ed in tale misura per sopperire ai bisogni di una maggiore popolazione, maggiore economia o maggiori foreste? direi proprio di no, anzi dovrebbero essere molto minori rispetto alle due regioni padane.
      Possiamo dire che questi 18.000 dipendenti e 20.000 forestali abbiano un vero posto di lavoro? sicuramente no. Già mi immagino che il dipendente pubblico veneto non si ammazzi di lavoro, se in Sicilia ce ne sono 6 volte tanto posso immaginare che esista un ufficio con un impiegato che lavora ed altri 5 che lo stanno a guardare a braccia conserte oppure che ognuno lavori 1 ora al giorno svolgendo lo stesso lavoro di un impiegato veneto.
      Questo avviene perché è sia tollerata una maggiore evasione fiscale in Magna Grecia, sia perché ci sono massicci trasferimenti di denaro proveniente dalle tasse dalla Padania al Sud dell’Italia. Ma l’impiegato siculo con un finto posto di lavoro, il dirigente che lo assume e non lo controlla probabilmente non ha idea del costo che rappresenta e del freno che comporta allo sviluppo ed oggi al mantenimento economico.
      Immaginiamo invece che in italia vi sia una confederazione come quella svizzera, ogni Cantone stabilisce la propria pressione fiscale, versa un 15 % allo Stato per le sue funzioni (parlamento, difesa, giustizia, esteri), non ci sono trasferimenti tra cantoni.
      Ecco che allora ogni singolo dipendente pubblico siciliano, quello con un reddito procapite di € 17.488,00 per poter mantenere tutti i posti statali fasulli si vedrebbe una tassazione molto superiore in termini assoluti dei più benestanti veneti e piemontesi. Penso che allora la domanda in Sicilia di eliminare i posti di lavoro fasulli, tagliare le tasse e dirottare questi dipendenti verso mansioni vere e produttive, turismo, agricoltura.
      In poche parole, e scusate la lungaggine, il conflitto d’interessi esiste solo se non c’è equivalenza tra tassati e beneficiari.
      Adottando il modello svizzero cesserebbero gli sprechi ed i comitati d’affari chiamati partiti non avendo più alcun potere d’arricchimento, d’interposizione, di generare favori e voto di scambio ben presto sparirebbero.

      • Giovanni Birindelli says:

        Quando lei dice che “il conflitto d’interessi esiste solo se non c’è equivalenza tra tassati e beneficiari” dice esattamente quello che sostengo io, solo che applica questo principio solamente sul piano territoriale e non anche su quello individuale.
        Mi spiego. Sulla soluzione “territoriale” che propone lei (nessun trasferimento fra cantoni) sono totalmente a favore, naturalmente. Ma la sua soluzione “territoriale” e quella “individuale” di Hayek non solo non si escludono, ma si rafforzano a vicenda. Anche in una situazione in cui ogni cantone non ricevesse trasferimenti dagli altri, se chi riceve denaro “pubblico” può votare per chi lo elargisce allora questa sarebbe una situazione in cui non c’è equivalenza fra tassati (non parassiti) e beneficiari (parassiti), e i risultati sarebbero gli stessi.
        Bisogna attaccare il mostro contemporaneamente da tutti i lati possibili, non solo da uno.

        • Dino Caliman says:

          D’accordo con voi,ma oltre a questo di difficile decisione moolto politica, si potrebbe più facilmente chiedere : Snellire le pratiche su carta,se ne avvantaggiano le PMI togliendo i costi occulti, diventando più competitive all’estero.lo Stato diventa più efficiente, con i risparmi (i sindacati per come siamo messi non dovrebbero aver nulla da dire se faranno servizi utili alla collettività)diminuisce la pressione della spada di damocle dei debiti.https://secure.avaaz.org/it/petition/Eliminare_gli_abusi_di_potere_nelle_PMI/
          Il partito più grande in Italia è formato dai 18 M rappresentato tra i titolari e dipendenti + relative mogli e figli. E’ li dove le persone si sfruttano (con il loro lavoro dato dal bencmark del loro titolare, non nelle grandi strutture). Persone pratiche, concrete che non si fanno tante illusioni, e confidano sulla loro buona volontà e capacità. Responsabili verso la famiglia e la società, non si capacitano di quello che avviene ai vertici di chi determinano le nostre vicissitudini o fortune. Il partito o movimento che si preoccupa di risolvere i problemi di questi signori è in grado di governare l’ Italia. Poi non saremmo più costretti a fare discorsi di politichese( non parlo quì dentro)

  4. pippogigi says:

    La spesa pubblica è la causa di tutti i mali. Già negli anni settanta alcuni economisti avevano previsto la crisi fiscale degli stati europei occidentali, nel senso che prima o poi si sarebbero trovati costretti ad aumentare le tasse oppure diminuire la spesa pubblica. Nella vicina italia invece si è seguita un altra strada, si sono aumentate le tasse e la spesa pubblica, con le conseguenze che tutti vediamo.
    La crisi ha una data d’inizio: 1992, governo tecnico Amato-Ciampi, invece che tagliare la spesa pubblica si decise di aumentare la tassazione. Da allora la spesa pubblica è sempre aumentata con conseguente aumento della tassazione e del debito pubblico, aumento del debito pubblico che significa maggiore tassazione futura per gli interessi. Il crollo dell’economia e dei consumi era inevitabile.
    L’analisi ricalca quella che fece alcune settimane fa Beppe Grillo: di fronte ai risultati elettorali e alla loro analisi giunse alla conclusione che esistono due italie ed una vive alle spalle dell’altra. I padani non poterono che esclamare “ma va?”, visto che sono decenni che lo affermano e lo dimostrano.
    L’analisi ha un errore di fondo, non tiene conto degli astenuti. Quindi tecnicamente (vado a braccio perché non voglio usare la calcolatrice) abbiamo 40 milioni di elettori, gli astenuti sono il 50%. Rimangono 20 milioni di elettori.
    I dipendenti pubblici sono 4 milioni, supponiamo che solo 3 milioni votino e voti il loro coniuge, sono 6 milioni di voti.
    Le partite Iva sono 8 milioni, supponiamo che solo 4 milioni votino e votino per i cleptopartiti italiani. Ci sono poi i pensionati, oltre alle pensioni “vere”, quelle di chi ha versato i contributi, ci sono le pensioni “finte” invalidità (vere e false), sociali, babypensioni, pensioni d’oro. Mettiamo che escludendo gli astenuti e quelli che votano per altri partiti siano due milioni i percettori di pensioni “finte” che votano per i cleptopartiti.
    Il totale fa 12.000.000.
    Ora se (sempre a braccio) il PD riceve il 30% dei voti ed il PDL un altro 30% di voti abbiamo un totale del 60% di voti di 20 milioni che fa 12 milioni.
    Questo dimostra che nonostante qualunque porcheria possano fare i cleptopartiti tradizionali possono contare su un elettorale stabile e fedele che sa che qualunque cambiamento non potrà che essere un cambiamento in peggio per loro. Sanno che la mucca che viene munta per mantenerli è ormai moribonda, ma ogni giorni di mungitura in più è un giorno di sopravvivenza per loro. E probabilmente si autoilludono che le cose si sistemeranno da sole.
    Occorre anche ricordare che questo elettorato che si avvantaggia della cleptocrazia italica ha in gran parte una precisa collocazione geografica.
    Detto questo l’unica arma che hanno i padani per ottenere la libertà non è certo la via elettorale ed il passaggio da Roma, come ha fatto la Lega.
    Un arma è lo sciopero fiscale, non violento, si fa da casa senza scendere in piazza. Niente soldi vuol dire far cessare il motivo principale di esistenza dei partiti italiani, ormai dei comitati d’affari senza ideologia, ed il loro elettorato.

  5. Giacomo Consalez says:

    Le stime di Luigi Valente non tengono conto del peso dell’astensionismo. Se a votare va poco più della metà degli aventi diritto, allora il peso degli elettori condizionati dalla spesa pubblica raddoppia. Le percentuali non saranno quelle indicate, ma la questione resta.

    • Carlo M says:

      Vero. Bel pezzo cmq.

    • Gian says:

      detto così significa che il 50,9% diventa il 101,8%, mi pare troppo…

      io invece avrei dei dubbi sul metodo di stima, mia mamma è pensionata con il minimo, neppure 500 euro compresa la reversibile di mio padre. Francamente non vive di pensione, senò sarebbe già alla Caritas, quindi in molti casi i direi che i pensionati non sono affatto condizionati dalla spesa pubblica ne devono fare a meno per forza e penso sia così anche per una parte degli imprenditori.

      Certo è che l’idea di stimare chi vive di spesa pubblica è buona e il tentativo va apprezzato, un consiglio il conteggio andrebbe anche georeferenziato o regionalizzato.

  6. Tito Livio says:

    Quindi se il padre lavora nel pubblico e la mamma nel privato un figlio voterà per il partito della spesa pubblica e l’altro per quello contro? stessa cosa per gli amici?
    Interessante invece questa rilevazione:
    http://www.ilgiornale.it/news/esteri/detroit-dichiara-bancarotta-936969.html

    disoccupati votano più cdx che csx e 5stelle, pensionati 35% cdx e 40% csx ma il dubbio più grande è quale è il partito
    socialista in Italia? il Pdl? il Pd?
    ma è davvero aumentata in modo esponenziale la spesa pubblica in italia ?

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-06-03/paradosso-debito-sale-064221.shtml?uuid=AbBD8b1H

    • Giacomo Consalez says:

      Ma perché rimpiangere che la spesa pubblica diminuisca? lo sfacelo in cui viviamo è frutto di 52 anni di MMT ante litteram: 1950-2002. Da allora l’italia agonizza facendoci pagare le bollette di mezzo secolo di follia.

      • Tito Livio says:

        Una cosa è “credere” che la spesa pubblica sia un male sempre e comunque altro è il mondo reale. Tagli della spesa pubblica in una situazione come questa crea ulteriori buchi di bilancio, deprime l’attività economica, fa aumentare il rapporto deficit pil. Comunque non capisco, si dice sempre e ovunque che in Italia si spende troppo invece nella realtà dei fatti si è speso troppo per gli interessi sul debito perchè sui servizi si è speso meno che in altri Paesi “virtuosi” in Eu (già nell’1981). Ma ripeto se una persona crede che la spesa pubblica sia un male sempre e comunque perché Rothbard, perchè Hayek, perchè Mises, perchè il nazismo il fascismo il comunismo ecc ecc non so che dire, rispetto le posizioni di tutte le fedi.

    • Luigi says:

      E’ questo il bello, Tito: i partiti socialisti in Italia sono pressoché tutti. Forza Italia nacque come forza liberale e si è trasformata in un ibrido quasi del tutto socialista nel tempo, a prescindere dal nome che ha adottato. Il pd è proprio socialista, e così tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, chi più e chi meno, perché nessuno di loro può permettersi una campagna di privatizzazioni. Potranno parlare di liberalizzazione di qualche mestiere, come accadde per i tassisti, ma nessun partito ti dirà mai che vuole far ritirare lo stato dalla previdenza sociale, dalla sanità, dalle infrastrutture. E’ qualcosa di impensabile per un partito perché perderebbe tutti i voti di quel settore che vuole smantellare.

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