Spending review, una sola certezza: il nulla assoluto!

di MATTEO CORSINI

Dario Franceschini, ministro di stretta osservanza democratica ha rilasciato questa dichiarazione: “Sulla spending review abbiamo impostato un lavoro nuovo e io credo finalmente efficace. Se ne parla da sempre. Noi abbiamo cambiato metodo: saranno i ministri a dirci come intendono tagliare la spesa dei loro dicasteri, non viceversa. In questo modo supereremo il metodo di confronto classico che vedeva i ministri agire come sindacalisti delle proprie strutture burocratiche, intenti a difendersi dai tagli che il Tremonti di turno chiedeva di effettuare. Ora saranno loro, in un confronto con Cottarelli, a proporre i tagli”.

Mi sono occupato di spending review varie volte, sottolineando i primi riscontri avuti dal neo commissario Carlo Cottarelli nei suoi incontri con alcuni ministri. In buona sostanza, il ritornello ministeriale varia tra il “si è già tagliato abbastanza” e il “quello che si risparmia su una voce lo si spenda su un’altra”. Ben inteso, sempre nell’ambito delle competenze dello stesso ministro. Su un punto concordo con Dario Franceschini: di ridurre la spesa “se ne parla da sempre”.

Appunto, se ne parla e basta. E più se ne parla, meno si taglia. Ora, l’idea che per passare finalmente dalle parole ai fatti, magari ottenendo anche solo il misero risultato di tagliare 32 miliardi in tre anni su una spesa che supera gli 800 miliardi annui, sia buona cosa chiedere ai ministri quali tagli debbano essere fatti, a me pare definibile tra il ridicolo e l’allucinante. Non credo proprio che l’atteggiamento dei ministri intenti ad “agire come sindacalisti delle proprie strutture burocratiche” tenderà a cambiare. E questo per il semplice fatto che i ministri non hanno mai agito come sindacalisti del proprio apparato burocratico, bensì come sindacalisti di se stessi (che è poi quello che fa ogni (buon) sindacalista: solo gli iscritti, peraltro sempre meno numerosi, sembrano non essersene accorti). A nessun politico piace l’idea di passare per quello che ha ridotto la spesa, perché la spesa crea consenso; perché i tax consumers sono più visibili e meglio individuabili singolarmente dei tax payers.

Ovviamente tra i tax consumers (quelli che vivono alle spalle di chi produce ricchezza) ci sono in prima fila coloro che appartengono alle strutture burocratiche ministeriali, e ogni ministro sa che il potere vero è nelle mani di queste persone, le quali fanno (o non fanno) tutto quello che vogliono e sono i decisori ultimi delle sorti di ogni provvedimento legislativo. Chiedere a un ministro come, dove e quanto tagliare equivale pertanto a chiederlo alle burocrazie ministeriali. La risposta dovrebbe essere intuibile. Al pari dei risultati della nuova versione della spending review. Il nulla assoluto.

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5 Comments

  1. Evil Wings says:

    il solito bla bla bla itagliota, tanto per far vedere che si fa qualcosa che, di solito, è pari al niente … tipo le varie riforme in discussione permanente e continuata da oltre 25 anni

    ma l’importante (per loro) è garantirsi le poltrone e piazzare parenti ed amici in qualche stipendificio di lusso garantito dallo stato

  2. Roberto Porcù says:

    Non so a voi, ma quando udii prima Monti e poi Letta riempirsi la bocca di spending review, a me tornò e continua a tornare in mente, Don Abbondio con il suo latinorum per inchiappettare la gente.
    Ci fu unTale che raccomandò di usare parole semplici: SI SI NO NO.
    Così il NO NO ai due preti falsi messi al governo dal comunista del Quirinale per disastrare i Cittadini e non sfiorare i privilegi della associazione a delinquere di stampo politico-burocratico glielo mando a dire io.

  3. eli says:

    cottarelli ci costerà 800mila euro in tre anni, più gli stipendi dei suoi collaboratori. avessero comprati i libri LA CASTA di rizzo e stella e, SANGUISUGHE di giordano e qualche altro…non saremmo arrivati alla somma di 100euro. li ci sono elencati i maggiori sprechi

  4. renato says:

    E’ una minestra riscaldata, come tante altre che i vari politicanti succedutisi nei vari ruoli governativi ci hanno già propinato con la faccia tosta di sempre. Mancava solo lui, una delle tante figure opache che di tanto in tanto fanno capolino, non si sa se per far contento il padrone che lo manda avanti perché a lui vien da ridere o perché in un accesso di esibizionismo non sanno trattenersi dal dire le più burlesche corbellerie. Dopo il triste viene il tragico. La tristezza e la rassegnazione stanno portando tutti a ramengo.

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