Spendig review: non è un taglio e la seconda fase raderà al suolo l’Italia

di FABRIZIO DAL COL

La spending review, ovvero il provvedimento volto a modificare le spese dello Stato a cui vanno ad aggiungersi la ”manovra salva Italia”, varata con Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201, e il decreto “Cresci Italia”, sarà completata in via definitiva con l’applicazione della seconda fase che, a breve, sarà discussa e approvata in Parlamento. Alla luce dei fatti e dei risultati poco soddisfacenti, se non addirittura inesistenti, fin qui conseguiti con la prima fase e a quelli che si riveleranno molto presto devastanti se non addirittura in grado di radere al suolo il paese quando l’adozione della seconda fase della legge darà forma e sostanza agli effetti fino ad oggi ancora non visibili, si definiranno finalmente in modo chiaro ed inequivocabile la consistenza e il fine della suddetta legge. Si vedrà pure che non si è trattato di revisionare la spesa ma di visionare e calibrare diversamente tutti i costi dello Stato.

Il prof. Monti, prima del suo insediamento al governo ha utilizzato volutamente e furbescamente in lingua inglese il termine spending review per i provvedimenti ben sapendo che nell’immaginario collettivo si sarebbe invece fatta strada l’idea di un significato diverso del suddetto termine ovvero che i tagli e i risparmi sui costi della macchina statale previsti da questo termine inglese e tanto invocati dai Cittadini si sarebbero realmente realizzati, quando invece si sapeva esattamente il contrario. Il problema sta solo nell’uso ambiguo del termine, che nella dicitura in italiano significa tutt’altro: infatti con il termine revisione s’intende un esame per controllare ed eventualmente correggere errori, difetti o imperfezioni che, guarda caso, non significano affatto tagliare, eliminare e risparmiare. Diverrà tra non molto evidente a tutti, anche se l’aumento del debito pubblico già appare oggi una conferma , che la spesa pubblica è stata nella realtà frazionata allo scopo di aumentarla e spalmarla così successivamente in più anni approfittando della legge costituzionale sul tetto di spesa approvato precedentemente : così facendo, non si è fatto altro che causare un incremento della spesa in conto interessi. Gli effetti della suddetta legge si renderanno visibili e palpabili in tutta la loro gravità e diverranno presto responsabili del passaggio dal fenomeno recessivo a cui oggi è sottoposta l’economia italiana, a quello più pericoloso ma meno conosciuto e cioè depressivo, dal quale sarà poi impossibile pensare ad una crescita se non attraverso la completa demolizione dei costi dello Stato.

Quando il premier Monti chiamò i tecnici Bondi, Giavazzi e Amato per svolgere, chissà mai il perché, il ruolo di tecnici dei tecnici e per sistemare i conti dello stato, lor signori sono riusciti a produrre esattamente il contrario di ciò che, con la recessione in corso, si sarebbe dovuto fare. Infatti hanno tagliato ( si fa per dire) l’occupazione privata vedi art. 18 provocando la diminuzione dei consumi e scoraggiato gli investimenti per non aver provveduto all’unico taglio che invece avrebbero dovuto fare, quello della burocrazia. Ovviamente nessuno di questi tecnici si è preso la briga di controllare se il loro lavoro nel frattempo non avesse contribuito ad elevare piuttosto che abbassare le tasse sui quei poveri cristi che sono i Cittadini. In sostanza, si è aumentata la spesa pubblica per finanziare tutto ciò che invece si sarebbe dovuto tagliare e contemporaneamente per conseguire l’avanzo primario necessario (oggi già disponibile) da vantare in Europa e il pareggio di bilancio previsto per l’inizio del 2013, anche questo da dare in pasto ai tecnocrati europei. Si è trattato di operazioni tutte realizzate con l’inasprimento fiscale, con tasse, gabelle, addizionali, accise e tagli agli enti locali, che non possono essere considerati veri tagli ma  semplici “revisioni” in quanto saranno recuperati in autunno dagli stessi enti con l’inevitabile aumento dei tributi locali.

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6 Comments

  1. Nicola says:

    Gli utili italioti non si ribelleranno MAI!
    La prox generazione sarà governata dai nuovi italiani (con genitori rumeni, croati, sloveni, africani…) che studiano e lavorano mossi dalla “fame” di rivalsa ed affermazione….con buona pace di noi genitori itaLIOti.

  2. mv1297 says:

    Se si vogliono cambiare le cose, non serve la violenza o aspettare. Basta uno sciopero di alcune categorie (in primis quella dei metalmeccanici) ad oltranza, dopo aver fatto
    una buona scorta di vieveri per sè e per la propria famiglia. Poi completa disobbidienza per qualche settimana o mese. Il sistema crollerà.

  3. ennio says:

    Domenico, gli italioni stanno facendo le valigie e non sto scherzando.

  4. Roberto Porcù says:

    Nessuno si ribella. Per tutta l’estate non un filo di pioggia, poi questa arriva e ci si meraviglia se fa disastri.
    La ribellione arriverà, non so quando, ma sono certo che per la Casta sara una bufera e, dopo tanto bel tempo, anche se ne meraviglierà.
    Le “unbrela” le useranno solo i Cittadini.

  5. DOLFINI BRUNO says:

    E’ tutto vero:si usa una lingua straniera per confondere il
    popolo, per giustificare il ladrocinio nelle tasche degli
    italiani da parte della CASTA .”LA CASTA” ha condannato
    Tanzi e sta’ tranquillamente facendo la stessa cosa :
    LA CASTA mette continuamente le mani sui conti correnti
    dei risparmi delle famiglie. LA CASTA dice di tener in ordine i conti dello Stato,uno Stato che è LA CASTA stessa. Il guaio è che il giro del denaro non produce
    niente ed il futuro è buio pesto.LA CASTA vuol salvare
    sè stessa ed affonda lo Stato.LA CASTA ha portato
    il denaro fuori dall’Italia (vedi Tanzi) e,quando l’Italia
    affoghera’,LA CASTA puo’ tranquillamente uscire dai
    confini della Repubblica,lontano dalla poverta’ nazionale.
    Insisto: bisogna andare ad elezioni subito e distruggere
    LA CASTA :manca il pane sulla tavola degli italiani!
    Sinceri Saluti. Grazie.

  6. Domenico says:

    Ma agli italioni evidentemente va bene. Nessuno che si ribelli!

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