Speciale Terra Insubre 3 / O l’indipendenza o le macerie

italia

 

Sabato 30 gennaio a Concorezzo Terra Insubre celebra 20 anni di attività culturale ma non solo. Sabato, negli spazi dell’agriturismo La Camilla,  interverranno il prof. Stefano Bruno Galli, Adolfo Morgani, Roberto Stefanazzi su “Gilberto Oneto e la sua opera in difesa dei popoli padano-alpini”, a seguire la presentazione del libro “Il Ducale, la bandiera della Lombardia”, con Giancarlo Minella; Giubiana, candelora, sant’Antoni del Purscel, i giorni della Merla: i riti di passaggio della tradizione insubre, con Massimo Centini. A chiudere, la cena.

 

 

di ROMANO BRACALINI

Giannini, che era Giannini, tenne in subbuglio l’Italia statalista per quattro anni, dal 1944 al 1948, prima che L’Uomo qualunque, da lui fondato, venisse  fagocitato da democristiani e fascisti, secondo la formula italiana “se il nemico non lo puoi eliminare, abbraccialo”, e l’abbraccio non potrà essere che mortale. Grillo, sprovveduto eroe di una rivoluzione improbabile, avendo arruolato il peggio dell’elettorato incolto (chi si piglia si assomiglia) conosce il primo e forse definitivo crollo ad appena tre mesi dal clamoroso exploit di febbraio. Un fuoco di paglia. Ci voleva poco, per la verità, a pronosticare che la vita di questo movimento d’accatto e transeunte sarebbe stata breve. Perfino in un Paese come l’Italia, dove l’improvvisazione è la regola, sarebbe bastata la pur minima conoscenza storica per evitare una delusione così cocente. Grillo, sgradevole macchietta, sempre in arretrato di un bagno, con quel microfono in mano che arringa la plebe accorsa ai suoi sproloqui, non ha calcolato (perché non ne ha i mezzi culturali e psicologici) che la plebe è portata ai voltafaccia più clamorosi, quando non ti si rivolta contro impiccandoti al primo distributore. Grillo, nella propria pochezza politica, non merita tanto; basta che scompaia perché questo è il destino di tutti i tribuni del popolo, anche di quelli migliori di lui.

Tra i partiti antistato, anche per la Lega pare sia cominciato il declino. Il fatto è che la Lega di Maroni, piuttosto fumosa e vaga nei programmi, convince sempre meno con l’idea della macroregione che non si sa cosa sia e non riscalda i cuori. Entrambi, grillini e leghisti, hanno dimezzato i voti. Vuol dire che milioni di voti sono tornati liberi ma non sanno più dove dirigersi. Nello scenario di macerie, tolti i riferimento d’obbligo per i seguaci di Pd e Pdl, un terzo dell’elettorato, che ha creduto nella protesta e perfino nell’idea folle del cambiamento, è in attesa di un nuovo progetto sostenuto da alcune idee forti, non dalle cazzate di Grillo. Nel movimento Cinque Stelle convivevano anime contrapposte, sinistra e destra, nordisti (ex leghisti) e sudisti statalisti in cerca d’impiego come il palermitano Crimi, impiegato statale al tribunale di Brescia; una accolita di becerume d’ogni genere, chiacchiere tante ma scuola poca, gente come la Lombardi che del fascismo ha un’idea che ha avuto il plauso del camerata Ignazio La Russa. Squallido panorama animato da un esercito di dilettanti, che s’è segnalato unicamente per la difesa dei privilegi e dei rimborsi. La Lega, ormai ridotta al lumicino, non tornerà più ad ad essere quella che era, e difficilmente chi l’ha abbandonata sarà propenso a tornare. Serve un nuovo progetto indipendentista che coaguli le diverse anime del secessionismo nordista disperso in mille distinguo. Metterle insieme non sarà facile; perché prevale sempre lo “spirito di divisione italiano” vecchio di secoli. E tuttavia c’è ormai uno scontro insanabile tra la politica tradizionale, italianista, statalista -non importa se con diverse gradazioni di destra e di sinistra-, e il fronte di quelli che non ci stanno e vogliono fondare una nuova nazione fuori della cornice tradizionale dello stato italiano. Ci sta riuscendo il Belgio, di fatto diviso tra fiamminghi e valloni. E’ sulle macerie del movimento Cinque Stelle e della Lega, ormai simulacro di se stessa, che il nuovo progetto indipendentista può trarre ispirazione e forza.

La Lega aveva un progetto che col tempo si è ridimensionato, essendo difficile fare la rivoluzione con il permesso della Questura. La storia ci ammonisce che i cambiamenti radicali, l’avvento di nuove  nazioni non sono mai il risultato di un compromesso, di un patteggiamento consensuale con il potere. Le leggi difendono lo status quo. Non permettono effrazioni o forzature all’ordine costituito. Bisognerà trovare forme di disobbedienza civile, per un graduale processo di opposizione e di rivolta. L’Europa burocratica non è un ostacolo. Com’è sorta, può decadere. Sono sempre stati i popoli i soli e unici protagonisti del cambiamento, gli artefici delle rivoluzioni, solo che lo si voglia. Tutto viene al momento opportuno ed ora, con la caduta dei partiti antistato, il progetto diventa più possibile e chiaro. Già dal Veneto ci arriva il primo segnale che conforta e rafforza i nostri propositi. Per un nuovo Lombardo-Veneto indipendente. E l’Italia, con i suoi servi e parassiti, fuori dai coglioni!

(da Lindipendenzanuova.com,  maggio 2013)

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