Speciale Referendum Lombardia 1/ Armati di fionda vogliamo votare!

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di STEFANIA PIAZZO – Era il 1980 e un pullman degli anni ‘50 tondo e panciuto, tentava la scalata dei tornanti di Folgaria per la settimana bianca. A bordo, la mia classe delle superiori, la 3° A dell’Istituto agrario Stanga di Cremona. Fu talmente epico il viaggio e memorabile la guida del bidello Franchino per il metodo e il coraggio di condurre quel “coso”, che ne uscì un articolo, il primo articolo della mia vita, sul giornale della scuola, “La Fionda”. Imparammo che volere è potere, basta usare il cuore e fare le cose perché ci si crede. Franchino aveva una meta e una sfida per non perderci la faccia. Esattamente quello che tocca oggi ai lombardi addormentati e rassegnati davanti al loro primo referendum alla catalana. Non passare per fessi.

Lo sentiamo già dire negli ambienti della politica, dell’autonomismo e dell’indipendentismo: “Tanto, non cambia niente”. D’altra parte l’afasia della politica e il silenziatore alla cultura fanno dire che davvero il cittadino non può nulla davanti ad un sistema che è immutato e immutabile. Siamo stati derisi, siamo stati traditi. Non si crede più a niente. Non ci si emoziona più per nulla.

Un tempo i cambiamenti passavano per le armi. Poi abbiamo subito le saghe cinematografiche dei telefoni rossi e l’incubo nucleare. Oggi basta un clic in Borsa. L’abuso di potere, finanziario e dei partiti che alzano la mano per votare ciò che serve a chi li comanda e non a chi li vota, è il mostro da cui non riusciamo a difenderci. E’ quello che succede a non essere più sovrani.

Oggi abbiamo come Davide contro Golia, un solo colpo, da tirare a mano, con la fionda. Non abbiamo 300mila baionette, né carri armati, allegoria davvero di una pasticciata e improbabile stagione di tragedia all’italiana, ma un referendum per portare la Lombardia sul terreno dell’autonomia. Funzionerà? Non è questo il punto.

Dare spazio e voce a questo spiraglio di democrazia di cui si sta facendo portabandiera il Comitato referendario InSIeme per la Lombardia promosso da Alex Storti, amico di cordata in questa avventura, è un atto di onestà intellettuale per chi vuole unirsi nella traversata. E’ un viaggio della società civile che anticipa e strappa ai partiti il vessillo ideologico di una battaglia per le autonomie. Decide la gente, è il cittadino che sposta l’asse del potere nelle mani di chi paga le tasse e non in quelle di chi vive o vivrà di un vitalizio.

Sabato scorso, al tavolo che all’Hotel Cavalieri, con Roberto Bernardelli, Romano Bracalini, Giancarlo Pagliarini e Chiara Battistoni,   ha illustrato le ragioni e non solo, dell’impegno verso il SI’, Storti ha ripercorso gli aspetti tecnici, indispensabili per capire quando si potrebbe votare, in una election day con il voto amministrativo che coinvolge la metà dei cittadini lombardi e la stessa Milano (non uno scherzo) o col referendum che Renzi vuole per approvare le sue riforme, e quindi in autunno 2016. Ma non è la data a fare la differenza. Forse Maroni opterà per trattare prima e poi dire: ho portato a casa 100 euro in più in nuove competenze per la Lombardia. Ma non è questo ciò che piace.

Votare! Vogliamo votare! Non per un partito che ha sfruttato un sogno di libertà per fare bottino elettorale, ma perché il bene della libertà si raggiunge se c’è giustizia sociale, e non c’è giustizia sociale senza equilibrio dei poteri, di nuove competenze per avere equità nella ripartizione di spesa e delle risorse. Non si archivia con un trattato di armistizio la legittima richiesta di autonomia di una regione che vale come tre regioni baltiche, o come Israele e Palestina messe insieme.

Sarà un referendum alla catalana, che inaugura per la prima volta nella storia del Nord, una consultazione sui poteri  da farsi “devolvere”. Il metodo di aggregazione delle forze sul territorio può essere anche un laboratorio politico ma ha un orizzonte anche più lungo. Autonomia? Nel processo per riscrivere i diritti dei lombardi “Milano altra capitale”, ha detto Storti, “non è solo una città, ma una altra capitale, una città regione che ha diritto di rivendicare a questo punto uno status di autonomia in nome dell’articolo 118 della Costituzione, svolgere funzioni amministrative e di governo senza strappi costituzionali ma, con tutto il rispetto, senza attendere che siano i prefetti a decidere come e quando affrontare un’emergenza immigrati come quella che abbiamo vissuto in Stazione Centrale a Milano”. Milano può far da sé, non è  lo Stato a dover organizzare l’ordinaria amministrazione.

“Questo referendum lo prendiamo sul serio. E’ questo il problema, non per noi, ma per i partiti. Li abbiamo sfidati. Abbiamo sottratto in particolare al monopolio di un partito questo referendum, occorre che si autoaffermi non solo il diritto di votare, ma l’autocoscienza dei lombardi a fare insieme questo cammino”. E perché no?

 

Personalità aderenti per ora al Comitato:

Alex Storti, promotore del Comitato referendario

Romano Bracalini, giornalista

Giancarlo Pagliarini, politico e imprenditore

Chiara Battistoni, ingegnere

Giulio Arrighini, segretario Indipendenza Lombarda

Roberto Bernardelli, presidente Indipendenza Lombarda

Stefania Piazzo, direttrice lindipendenzanuova.com

Paolo Luca Bernardini, professore universitario

Giacomo Zucco, direttore centro ricerca

Alessandro Ciuti, business manager

Fabio Bertazzoli, portavoce Tea Party Lombardia

Nicolò Petrali, giornalista

Natascia Finotto, avvocato

 

Soggetti aderenti per ora al Comitato:

Movimento Avanti, Movimento Indipendenza Lombarda, Tea Party Lombardia

 

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2 Comments

  1. Roberto says:

    Bella iniziativa, nulla in contrario, se non fosse che votare alla catalana é utopia per il semplice motivo che l’esistenza della lega che ti frega, sará un cappio al collo, fará di tutto per impedire ilmagico sogno.. purtroppo

    • Marco says:

      Ma che dici. La Lega ci porterà dritto all’indipendenza. La Loro. nel senso che potranno campare a nostre spese per altri 20 anni. Buffoni.
      Un referendum alla catalana. ma fatemi il piacere. Una domanda: quanti voti per poter dire di aver vinto? la metà +1 degli aventi diritto? La metà + 1 di quelli che andranno a votare? La metà più 1 dei 4 gatti che vogliono l’indipendenza? Tanto per sapere.

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