Speciale Referendum 3/ Pagliarini: Miglio diceva, i partiti non mollano il potere. Col referendum occasione storica, comanda il cittadino

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di GIANCARLO PAGLIARINI – In tutto il mondo chi ha il potere non lo molla, né con le buone né con le minacce. Lo molla solo quando non ha proprio  più  alternative, solo quando è assolutamente  obbligato.
Miglio scriveva: “…chi detiene il potere è dominato da una essenziale preoccupazione: mantenerlo vita natural durante , e possibilmente trasmetterlo ad un successore di propria scelta”.
Dunque lo so anch’io che la Regione Lombardia può chiedere le  “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” previste dall’articolo 16 della Costituzione senza bisogno di un referendum. Purtroppo  è facile prevedere quali saranno i risultati.
Il  punto è un’altro: a mio giudizio l’importanza di questo referendum va molto oltre le forme di autonomia previste dall’articolo 16 della Costituzione.
Provo a spiegare i motivi.
1 Cominciamo con la Catalunya
Lo  Statuto di autonomia della Catalunya era stato approvato nel Luglio 2006 dal Parlamento Catalano e confermato con un referendum , ma il 28 Giugno 2010 il tribunale costituzionale spagnolo aveva bocciato quel testo, che prima era già stato massacrato a Madrid dal Parlamento. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e sono cominciate durissime proteste e manifestazioni non (solo) dei politici ma (sopratutto!) dei cittadini. Il 27 Settembre 2015 si  elegge il Parlamento della Catalunya . Partiti diversi tra di loro hanno fatto un passo indietro ed hanno presentato una lista unica per l’indipendenza. Il suo nome è  Uniti per il si (“Junts pel si” ) ed ha un solo obiettivo: la secessione dalla Spagna. Nelle liste elettorali i  leader dei due partiti più grossi sono al quarto e al quinto posto mentre ai primi tre posti ci sono rappresentanti della società civile, non dei  partiti. Come curiosità aggiungo che tra i candidati c’è anche l’ex allenatore del Barcellona Pep Guardiola, che oggi allena il Bayern Monaco .
Vedremo come andrà a finire, comunque la “lezione Catalana“  è questa:
a. Le cose si sono definitivamente mosse quando sono intervenuti in prima persona circa 2 milioni di cittadini. L’11 settembre 2013 si sono presi per mano ed hanno formato una catena dai Pirenei al mare, l’anno dopo cittadini con magliette rosse ed altri  cittadini con magliette gialle hanno formato la senyera (bandiera) Catalana  in due strade di Barcellona che formano una gigantesca V. Poi c’è stato  il referendum del 9 Novembre e pochi giorni fa , l’ 11 Settembre 2015, la via Meridiana è diventata la via della libertà.  Ho sempre partecipato a queste manifestazioni che si sono svolte col sorriso, senza urla e senza strilli
b. Sopratutto queste manifestazioni si sono svolte senza politici e senza segni di partiti. Questo è fondamentale!
c.Le elezioni di domani sono un esempio di federalismo: diversi (i partiti presenti nella lista “Uniti per il Si”  sono diversi) che lavorano assieme per raggiungere un obiettivo comune. Questo è l’abc culturale del federalismo.
2 Catalunya: cosa succederà il giorno dopo?
Sempre sulla Catalunya aggiungo che i discorsi che sento fare in questa campagna elettorale  sono un sogno , e presto in Europa avremo la Stato Catalano. Mancano  i riferimenti a come sarà l’organizzazione del nuovo Stato Catalano. Ci sono tantissime dichiarazioni di minore corruzione , minore burocrazia,  minori tasse eccetera e questo va benone ma  io spero che si formi anche una lista di “Uniti per la costituzione federale” . Certo, per un Catalano (o per i tanti che hanno scelto di essere Catalani) essere sudditi di Barcellona è sempre meglio che essere sudditi di Madrid ma sarebbe fantastico ed utile non solo per i Catalani ma anche per  tutta europa se si realizzerà in Catalonia una Costituzione nella quale la sovranità non è dello Stato centrale ma degli enti territoriali . Una Costituzione nella quale lo Stato sarà al servizio degli enti territoriali. Uno Stato senza sovranità che svolgerà i compiti che gli saranno delegati dagli enti territoriali, titolari della sovranità. Non è un sogno: questo è l’articolo 3 della Costituzione Svizzera. E non a caso la Svizzera da sei anni è il paese più competitivo del mondo secondo la classifica del Word Economic Forum, davanti a grandi (Stati Uniti, Germania) e piccoli (Singapore) paesi.
3 Veniamo a noi
In Italia gli obiettivi dei partiti politici  sono due: gestire il potere ed essere perennemente alla caccia di voti. Il concetto di “bene comune” è assolutamente sconosciuto e l’idea che la politica si debba fare per “milizia” , per un breve periodo , continuando a fare il  proprio lavoro e non per professione è considerata una follia . Ricordo che Miglio scriveva:  “Nel quadro delle riforme che dovranno essere adottate per rigenerare la repubblica è evidente che centrale sarà la preoccupazione di combattere l’appropriazione del potere, e, in modo particolare, la sua manifestazione più clamorosa: la politica come professione” (Come cambiare. Le mie riforme. Mondadori 1992)
Ecco,  io dico che questo referendum è anche uno strumento per cominciare a  “fare qualcosa”  per cambiare questa assurda situazione.
Perché con i referendum non comandano i partiti e i politici di professione, ma comandano i cittadini, che oggi non sono “cittadini consapevoli” : si discute e si ragiona poco . In compenso si strilla e si litiga tanto, e si vota per quelli che gridano di più e le sparano più grosse. I referendum sono uno degli strumenti per cambiare questa situazione.
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