Speciale Cattaneo 2/ Lugano, per sempre. La Lombardia non è la casa delle libertà

lugano2di Franco Masoni * – Nel 1834 Cattaneo pubblica e appoggia, negli Annali, il fransciniano Appello per una generale sottoscrizione a favore delle scuole pubbliche del Cantone Ticino: segue le involuzioni che minacciano le conquiste della riforma del 1830 e muovono la rivoluzione liberale del 1839, che non sarà l’ultima. Certo il Franscini scopre al Cattaneo le radici profonde dell’amore di libertà dei Ticinesi: le antiche tradizioni vallerane (forma che l’italiano regionale del Ticino preferisce all’italico “valligiano”) e montanare; l’abitudine, in tre secoli di duro protettorato dei Cantoni sovrani, alla disciplina e all’autodisciplina nel reggere le autonomie statutarie locali; il fiero distacco mostrato dai Protestanti locarnesi alla partenza per l’esilio; gli spazi di libertà spirituale aperti dalla presenza a Lugano d’una Scuola dei Padri Somaschi e più ancora d’una stamperia degli Agnelli milanesi, fucina di pubblicazioni antigesuitiche, poi filogianseniste, filoenciclopediche e democratiche non ammesse o gradite a Milano. Donde il fiorire a Lugano, sul finire del Settecento, secondo cronache del tempo, di ben cinque Club, non estranei, nel febbraio del 1798 (…) al proclama dei Luganesi di volere essere “liberi e svizzeri”.

 

Libertà che qualche Cantone sovrano saluta e si attua, il mese successivo, nella Repubblica Elvetica, imposta dagli invasori Francesi. Avversata per il suo centralismo nella Svizzera Centrale, trova divisi i Luganesi: favorevoli alcuni Club; fortemente contrari i reazionari e i campagnoli che, l’anno successivo, all’avvicinarsi dell’armata austrorussa del generale Suvarov, invadono a turbe la città, mettono a sacco la stamperia, cui fan colpa del contagio rivoluzionario, uccidono l’abate G. B. Vanelli che la dirigeva e due rappresentanti delle nuove autorità repubblicane. Ma le idee rimangono: nel 1815, un pronunciamento, vera rivoluzione liberale, rifiuta l’illiberale costituzione imposta; l’intervento federale reprime il moto, non l’amore di libertà che continua a infiammare Giuseppe Vanelli, il suo giornale, la sua stamperia, poi il Ruggia, i Radicali, il Franscini, la Riforma del 1830. Questi fatti, ben noti al Cattaneo per le amicizie, le relazioni e il flusso d’ininterrotte informazioni, tornano certo alla mente del Cattaneo, intrecciandosi con ira e delusione per il naufragare dell’epopea delle Cinque Giornate nell’ingloriosa riconsegna di Milano da Carlo Alberto agli Austriaci, mentre accompagna a Lugano la moglie malata e corre a Parigi, ove cerca – forte d’autorevoli credenziali e d’una rovente analisi delle Cinque Giornate, chiara in mente ma faticosa da stendere – di guadagnare i Francesi all’idea d’un intervento militare in Lombardia.

Lugano poteva apparire perciò la sua meta naturale, dopo quella missione, per stabilirvisi. Ma le sue molte lettere alla moglie da Parigi proclamano la volontà di proseguire per l’Inghilterra (…). La Francia non è però matura per un intervento: la missione parigina di Cattaneo cade nel vuoto. Il 30 ottobre 1848 torna a Lugano: vi rimarrà, esule a vita. Come mai, dopo quei ripetuti dinieghi? Pur in uomo
di carattere (testardo, diceva la moglie; timido e orgoglioso, scriverà Romeo Manzoni) il cambiar parere non dovrebbe stupire in
quei tempi volubili: in cinque decenni, più volte s’altera il quadro europeo, francese e lombardo, mutevoli anche le scelte di Cattaneo, dal seminario allo studio laico, dal rifiuto d’ogni parteggiare e d’ogni coinvolgimento in congiure e moti al “diavolezzo” (come lo chiamerà) delle Cinque Giornate, dal rifiuto della politica all’esserne investito e risucchiato (…).

In Svizzera, i Radicali avevano appena debellato il Sonderbund, lega separatista dei Cantoni cattolici e ottenuto, con paziente opera di mediazione tra il loro centralismo e il federalismo dei Conservatori, una nuova Costituzione. Dall’antica Lega di liberi Cantoni sorgeva lo Stato federativo: garantiti nella Carta Costituzionale diritti politici e libertà individuali; comuni l’esercito, la politica di sicurezza, il Governo: ora un Governo vero, il Consiglio Federale (non più un’impotente Commissione di dignitari dei Cantoni com’era la Dieta), la cui elezione era prevista per il 16 novembre e includeva il Franscini. Che doveva perciò lasciare il Ticino per Berna (…) e poi soprattutto
con un gran senso di colpa nel lasciare il Ticino, nel venir meno alla promessa e all’immane compito di farne uno Stato moderno, alla funzione di primo attore e generale ispiratore – storico, filosofo, politico, scienziato, economista, statistico – del Radicalismo ticinese. A chi affidarla? La risposta pare evidente.

Certo è che Cattaneo (ospite temporaneo in casa Franscini) rivide a Lugano l’amico prima della prevista elezione e solo il 16 dicembre successivo si decise a chiedere il permesso di dimora nella Casa Morosini in Via Pretorio a Lugano (…). Con l’intuito e la visione profetica dello storico poteva egli non aver inteso il disagio dell’amico, poteva non sentire rivolgerglisi contro l’incitamento con cui, da Milano, l’aveva spinto a tornare in Patria (…)?

Non che il Cattaneo potesse dispiacere ai Radicali svizzeri di allora, ancorché meno focosi di quelli ticinesi. Ai Giacobini preferiva l’Illuminismo prerivoluzionario, «mirabile […] fermento che [nel Settecento] si vedeva nelle nazioni», e aggiungeva: «È un fatto ignoto all’Europa, ma è pur vero: mentre la Francia s’inebbriava indarno dei nuovi pensieri, e annunciava all’Europa un’era nuova, che poi non riusciva a compiere se non attraverso al più sanguinoso sovvertimento, l’umile Milano cominciava un quarto stadio di
progresso, confidata a un consesso di magistrati, ch’erano al tempo stesso una scuola di pensatori: Pompeo Neri, Rinaldo Carli, Cesare
Beccaria, Pietro Verri non sono nomi egualmente noti all’Europa, ma tutti egualmente sacri nella memoria dei cittadini». Non ci pare quindi lontana dal vero l’ipotesi che a convincere il Cattaneo a rimanere vi sia proprio anche la missione che dalle spalle del cabilmente da Franscini. Per lui Cattaneo elabora il concetto dell’Università federale e il primo sfortunato messaggio per la federazione e il coordinamento didattico delle università esistenti; idee comuni a entrambi, fortemente anticipatrici, perseguite con fondamento
e metodo scientifici e aperture interdisciplinari (…). Come Franscini, anche Cattaneo perora, a lunga scadenza, l’Accademia ticinese: nel Ticino, ha incarichi dai Consiglieri di Stato, dalla Scuola, dai responsabili dell’amministrazione nel Cantone e nelle Città, da insegnanti, Presidenti di Mutue, politici.

 

(2-segue)

* Avvocato, già  presidente del Comitato
italosvizzero per la pubblicazione
delle opere di Carlo Cattaneo, presidente
dell’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

 

Filippo Ciani, Consigliere di Stato, affida a Cattaneo il progetto di riforma dell’insegnamento superiore nel Cantone. Le sue idee animano
la legge del 1852 sul riordinamento degli studi (…). Per oltre dodici anni tiene la cattedra di filosofia. Da Vico, Locke, Romagnosi, sviluppa la sua filosofia come somma delle scoperte di tutte le scienze, scienza delle scienze aperta a continua evoluzione; fondamento ne è il pensiero umano, affrancato da vincoli metafisici e teologici, capace di avvicinare la verità attraverso la ragione, l’intuito, la verifica sperimentale o deduttiva, il confronto, la contrapposizione, gli strumenti della libera indagine usati con rigore metodologico. Incoraggia le giovani generazioni ticinesi a formarsi per i tempi nuovi, a servire la causa della verità e del progresso attraverso la scienza e una forte
coscienza morale. In opere successive riprenderà, completerà ed estenderà il suo fondamentale Corso di filosofia, disciplina che intenderà sempre come sistema aperto. Indaga sui progressi operati dalle menti associate, scopre il valore economico del pensiero, della promozione e dell’intraprendenza economiche, delle conquiste intellettuali, quasi anticipando il moderno concetto di diritti immateriali. Significativo il suo metodo d’analisi: nelle scienze, in filosofia, nella storia, nell’affrontare problemi politici economici e giuridici, stringe i problemi all’essenza (…); prelude al positivismo, privo però d’ogni retorica, a un criticismo empirico che rifiuta tanto le certezze metafisiche quanto il nichilismo (…).

Per comprendere fino in fondo il suo anticlericalismo, non si deve perder di vista che obiettivo della sua sferza non è né la dottrina della Bibbia, né la persona del prete; bensì da un lato il clericalismo quando non difende il divino ma privilegi terreni e utilizza il divino a fini materiali e politici, quasi una forma di simonia all’inverso; dall’altro certi prelati che potevano apparire infiltrati nel clero lombardo dall’Austria a fini non proprio religiosi. D’altronde, sono gli scritti dei filosofi della tempra del Cattaneo che hanno contribuito alla catarsi, un secolo dopo, del Cattolicesimo, con il riconoscimento della libertà di pensiero (…). Oltre alla scuola, Cattaneo collabora a ogni livello anche in molti altri settori, come esperto, a progetti di leggi, ordinanze e misure esecutive, a prendere e sostenere iniziative per grandi opere di progresso tecnico, scientifico, agricolo, industriale, commerciale, ferroviario. Suo il progetto di legge sulle miniere, per consentirne lo sfruttamento favorendo il parallelo impianto di macchinari e d’industrie. Avvia idee, studi e progetti per la bonifica del piano di Magadino, un’opera immane, che concepisce forte dell’esperienza delle antichissime opere idriche e di bonifica lombarde all’origine della ricchezza agricola padana; vede nella zona enormi potenzialità e concepisce perciò una vera e propria nuova sistemazione del territorio, con l’incanalamento del Ticino, lo sviluppo viario e ferroviario, la bonifica delle paludi, per incrementare il reddito agricolo e ridurre la dipendenza dalle importazioni, controllate dall’Austria.

Un’opera di tale mole richiede la partecipazione di capitali, imprese e esperienze lombardi; ma proprio tali interventi, la mole dei lavori e degli interessi toccati faranno cadere il progetto; ripreso poi, morto Cattaneo, dal Governo liberal-conservatore, avviato a fatica e compiuto assai più tardi. Appassionato già dagli anni milanesi alla progettazione e costruzione di strade ferrate, Cattaneo si preoccupa di come estenderle alla Svizzera Italiana, di stabilire e far accettare ai vari Stati e organizzazioni economiche interessati i tracciati
più idonei. Ammira la concezione del Ponte-diga di Melide, che ha piegato la natura ai bisogni dei luoghi e segue perciò da vicino il progettista dell’opera, l’ingegnere Passquale Lucchini, specie i suoi rapporti e progetti in materia ferroviaria; ad essi farà capo per i suoi studi sul traforo ferroviario alpino; alle lodi che gli vengono rivolte per la scelta del tracciato del Gottardo, non manca mai di riconoscere i meriti del Lucchini (che sarà poi ideatore delle gallerie elicoidali per superare importanti dislivelli).

Inizialmente gli esperti svizzeri e stranieri preferiscono al Gottardo, per il grande traforo alpino, il Lucomagno, lo Spluga. Cattaneo e Lucchini, convinti che la variante Gottardo costi meno e renda di più, serva zone aperte allo sviluppo e consenta di meglio rifornire la Germania a distanza dall’Austria e dalle sue pressioni politiche e militari, proiettano la loro fiducia in quantità di scritti, progetti, relazioni, in innumerevoli contatti per convincere avversari e dubbiosi. A questo indefesso operare la Svizzera Italiana deve il trionfo del tracciato del Gottardo, cui finalmente anche l’Italia aderisce, vivente Cattaneo, il quale non vedrà l’accordo fra tutti i confinanti, concluso poco dopo (…).

Una sfida che interessa Cattaneo, come a testare la bontà dei suoi progetti e insieme delle sue visioni tecnico-economiche. Come già in Lombardia per le ferrovie, i combustibili, il Monte sete, l’agricoltura, anche in esilio Cattaneo promuove iniziative anticipatrici, perlopiù sfortunate. Per esse, o per cattivi investimenti del fratello, deve colmare anche gravose perdite. Il bisogno di fondi perciò può aver contribuito a creargli quella fama d’ingordo che Giovan Battista Pioda riporta in una infelice lettera al fratello Luigi dopo il noto diverbio col Cattaneo: in un rapporto all’autorità federale dell’ottobre 1865, il Consigliere di Stato Luigi Pioda diffidava dell’affidabilità d’un rappresentante d’una compagnia (sostenuta dal Cattaneo) che ambiva all’appalto dell’opera ferroviaria. Cattaneo, di parere opposto, affrontò il Pioda al Caffé Terreni (ora Olimpia) di Lugano, e lo tacciò di mendacio; l’altro ribatté che lui, come insegnante, era suo dipendente; Cattaneo diede lì per lì le dimissioni dalla cattedra e non se ne lasciò dissuadere nemmeno dall’amico Lavizzari. L’episodio cela forse un raffreddamento dei rapporti tra i capi radicali superstiti e il Cattaneo, di cui censuravano le relazioni con due deputati dell’opposizione liberalconservatrice, Polar e Lurati, ferventi gottardisti, e con il Consorzio che essi sostenevano per l’opera del Gottardo. La critica, in realtà, trascura che mai il Cattaneo, pur avendo per così dire ereditato dal Franscini la parte d’agitatore d’idee e ispiratore dei Radicali, era stato partitante (…). Anche qui par d’avvertire un parallelo col Franscini, amareggiato, negli ultimi anni di Consiglio federale, dal distacco dei suoi Radicali ticinesi e da certe loro decisioni poco liberali (…).

Anche a Lugano, che dopo i moti milanesi subisce angherie e blocchi dal Lombardo-Veneto, il Cattaneo è attivissimo per la causa d’Italia. Nella stamperia dei Ciani, la Tipografia della Svizzera Italiana, pubblica L’Insurrezione di Milano. Entra poi in collaborazione con la Tipografia Elvetica di Capolago, fondata nel 1830 da Moderati, passata a Radicali e divenuta stamperia risorgimentale d’importanza capitale. All’arrivo del Cattaneo, il radicale Repetti s’è assicurato tutte le azioni della tipografia tipografia. Cattaneo, secondo il Caddeo, le s’avvicina «verso l’aprile o il maggio del 1849» col «progetto dell’Archivio Triennale», poi della raccolta Documenti della guerra santa d’Italia, apparsa tra il luglio 1849 e il 1851, quindi dei tre volumi Carte segrete ed atti ufficiali della polizia austriaca (…). Subisce (soffiata o tradimento) l’arresto e la condanna a morte del Dottesio e la violenta divisione tra gli esuli per il dissidio tra Unitari e Federalisti. Si diradano i collaboratori e sostenitori, si riducono ai soli Federalisti puri, Cattaneo, Ferrari e pochi altri. Ironia della sorte, gli Austriaci la considerano invece un covo mazziniano.

Insistono perché Berna faccia rispettare il principio di diritto internazionale per cui chi gode dell’asilo deve astenersi da ingerenze in affari d’altri Stati. Il Governo ticinese cerca di resistere, ma col blocco del 1852, il Lombardo-Veneto espelle quasi seimila Ticinesi.
Cresce la pressione sul Governo federale, sul Consiglio di Stato, sugli esuli. Molti di loro s’impegnano a rispettare la neutralità, altri rifiutano, si tengono nascosti, se trovati vengono espulsi; non il Cattaneo, che continua a operare apertamente. Nella primavera del 1853, per far cessare le angherie contro il Cantone, il Repetti accetta la chiusura dell’Elvetica; Cattaneo resiste, cerca di ridarle vita, fa stampare il terzo volume dell’Archivio, continua a scrivere per l’Italia.

Ma anch’egli si concentra ormai sempre più nelle attività d’insegnante, di consigliere, di studioso. Collabora a giornali locali (soprattutto alla Gazzetta Ticinese), a giornali e riviste italiani. Poi la situazione in Lombardia e in tutta Italia si distende: a fine 1859 Cattaneo riprende, con la seconda serie, l’edizione del Politecnico. Negli ultimi, importanti saggi, il suo pensiero è così anticipatore, democratico e insieme elitario, da non fare i proseliti che meriterebbe. Il suo pubblico – come forse già quello degli allievi delle sue lezioni di filosofia al Liceo – non ne è forse sempre all’altezza. Manca al Cattaneo, nel Ticino, la cattedra universitaria universitaria con generazioni d’allievi capaci d’intendere, amplificare e diffondere il suo pensiero, rimasto perlopiù un’alta voce isolata. Ma la sua lezione torna attuale in tempi difficili. Lo è oggi, per le sue intuizioni interdisciplinari, la ricerca di spiegazioni a eventi e situazioni attuali anche nella geologia,
nell’antropologia, nell’archeologia, nella storia dei popoli, del pensiero e dei linguaggi; per la coscienza dell’attenzione che scienze,
arte, tecnica, economia e sistemazione del territorio si devono reciprocamente; per la sua apertura al progresso delle scienze e della tecnica; lo è in economia per avere, tra i primi, colto l’importanza futura, anche pecuniaria, delle idee, delle invenzioni, della comunicazione, della funzione imprenditoriale, delle scoperte; lo è per la convinzione della libertà della scienza e della ricerca ma anche della necessità di coniugarle con la tecnica; lo è, nelle scienze sociali, per aver avvertito le peculiarità e il valore dell’operare delle menti associate e però insieme del salto di qualità che viene dai geni, che con il pensiero e con le opere segnano le vie del futuro. Lo è, nello scrivere, per la potenza e l’incisività del linguaggio, delle immagini, delle descrizioni, per la loro forza interiore, senza retorica. Lo è, nella politica, per la sua concezione liberale, laica, poco partitante e per aver inteso il pericolo del fanatismo; per la sua naturale concezione d’un federalismo che dal basso cresce verso l’alto in un bisogno d’unità nella diversità che dalla Città sale alla regione, alla Nazione, all’Europa.

Tutti aspetti che rendono ancora oggi importante la conoscenza delle sue opere. Più diffuse in passato, più note all’estero, avrebbero forse potuto cooperare a dar più forza, nella prima metà del secolo scorso, in Italia e in Europa, alla “politica della ragione” atta a contenere gli eccessi delle ideologie, dei nazionalismi, dei razzismi che hanno così drammaticamente scosso il secolo XX (…). Se i tempi fuggitivi e frettolosi in cui viviamo sapranno meglio intendere il suo retaggio spirituale (…), il viaggio a ritroso nel tempo, all’incontro con il Cattaneo, potrebbe rivelarsi un viaggio nel futuro; un Grand Tour ideale per andare a riconoscere, elementi essenziali d’una moderna geografia dello spirito umano, le scoperte fascinose d’un grande pensatore.
* Avvocato, già  presidente del Comitato
italosvizzero per la pubblicazione
delle opere di Carlo Cattaneo, presidente
dell’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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