Alla fine vedrete che ci faranno rimpiangere anche la “culona”

di MATTEO CORSINI

“L’unione economica e finanziaria europea deve essere accompagnata da un’unione sociale. Questa unione sociale deve essere basata su una serie di valori che sostengano con forza i diritti di base, come già definito nella Carta europea dei diritti fondamentali. Questi non possono essere subordinati alla libertà di mercato di un singolo Stato europeo, ma devono avere sempre la priorità. Questo principio dovrebbe essere espressamente stabilito nella legislazione europea principale mediante una clausola vincolante di progresso sociale. In tutta Europa dovrebbero essere pagati gli stessi salari e dovrebbero essere applicate le stesse condizioni di lavoro alla stesso tipo di lavoro nello stesso posto. Non dovrebbe esistere né il dumping sociale né quello salariale.”

Questa è la posizione di S. Gabriel, F-W. Steinmeier, P. Steinbruck, ovvero del partito socialdemocratico tedesco, espressa in una sorta di articolo-manifesto firmato da alcuni esponenti di vertice; non ho messo anche i progetti di solidarietà tra Stati e mutualizzazione del debito, oltre all’invocazione di non meglio specificate politiche per la crescita e l’occupazione che tanto piacciono agli europeisti acritici di casa nostra.

Tutti coloro che si lamentano, magari non completamente a torto, della politica di Frau Merkel, dovrebbero leggere con attenzione l’idea socialdemocratica di unione sociale. Qualcuno potrebbe condividerla in toto, ma coloro che in Italia si spacciano per liberali e infarciscono i loro discorsi con la parola “libertà” credo dovrebbero riflettere prima di entusiasmarsi – come stanno facendo da qualche tempo – per le proposte avanzate dai socialisti francesi e tedeschi. In sostanza, l’unione sociale suona molto come unione socialista, nell’accezione sovietica del termine. I dettami dell’unione sarebbero sempre e comunque sovraordinati alle norme nazionali (come già in parte avviene) in misura molto più pervasiva rispetto a oggi, tanto da imporre una “clausola vincolante di progresso sociale”. Si tratterebbe, ovviamente, del progresso secondo l’idea di questi pianificatori della vita di tutti.

Le differenze naturali e attitudinali (forse anche caratteriali?) tra individui verrebbero cancellate per legge, in nome della lotta al dumping sociale o salariale. Lo stesso lavoro dovrebbe essere pagato in modo identico in tutta Europa, a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla qualità dello stesso, sulla produttività di chi lo svolge e dal contesto in cui opera. Lo stesso dovrebbe valere per la spesa pubblica e l’imposizione fiscale.

Gli estensori del programma ipotizzano un futuro luminoso. A me sembra un incubo.

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5 Comments

  1. Diego Tagliabue says:

    Piratenpartei??? Eher die Freien Wähler!!!

  2. Mauro Cella says:

    Solzhenitsyn, l’autore di Arcipelago Gulag, aveva profetizzato il fallimento dell’Unione Europea, da lui definito “un tentativo di creare l’Unione Sovietica coi negozi pieni”.

    Questo ha poco a che vedere coi proclami di gente che pensa ancora di vivere nel 1889 e molto a che vedere col fatto che, come l’URSS ai tempi, i leader UE sono non solo completamente ignoranti delle legge naturali dell’economia ma si arrogano di poterle cambiare a piacere.

    Nikita Khrushchev aveva capito che questo era ciò che avrebbe distrutto l’URSS (da molte sue frasi si ha quasi l’impressione che avesse letto e compreso Il Calcolo Economico nella Comunità Socialista di Ludwig Von Mises) e cercò di metterci una pezza “scimmiottando” il sistema di allocazione delle risorse e di creazione dei prezzi. Una sua frase resta immortale “Quando tutto il mondo sarà socialista, la Svizzera dovrà restare capitalista per dirci il prezzo di ogni cosa”. Lui, il segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, aveva capito che colle leggi naturali dell’economia non si scherza. I professori di economia e i leader “pro libero mercato” invece no. Per loro basta una firma su un pezzo di carta e tutto si sistema.

    Purtroppo c’è da dire che in questa loro catastrofica visione sono aiutati dall’elettorato europeo, che tuttora guarda all’URSS con nostalgia ed è profondamente imbevuto di nozioni assolutamente devastanti. Provate a spiegare la relazione tra stipendi, investimenti di capitale e produttività ed avrete reazioni da “studente universitario” del 1968. Manca solo che tirino fuori il Libretto di Mao (spassosissimo nella sua demenzialità, se non si sapesse quanti milioni di persone sono state messe a morte dal tiranno). La nozione che più risalta fuori è “Da ognuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, il fondamento su cui è stata costruita la base del successo del Marxismo. Inutile spiegare che in Germania, Svezia o Giappone gli stipendi sono alti perché gli investimenti sono assai cospicui e quindi la produttività elevata. E’ sempre una questione di “giustizia sociale”. Inutile spiegare che più un lavoratore è produttivo (e la produttività ha meno a che vedere colle ore lavorate che con gli investimenti) più può negoziare migliori condizioni col suo datore di lavoro. E’ sempre una questione di “sfruttamento”.
    In sintesi è inutile ragionare. La gente vuole la rivoluzione proletaria, però coi negozi pieni di cellulari e capi d’abbigliamento.
    E come aveva predetto Solzhenitsyn non avrà nè uno, nè l’altro.

  3. sandrolibertino says:

    M5S e Pirtenpartei potrebbero essere il nostro futuro I vecchi babbioni hanno finito di dirigere le nostre nazioni nella merda puzzolente

  4. ALFREDO says:

    CONDIVIDO, QUESTA EUROPA E’ UN INCUBO. IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, GRECO, SPAGNOLO, CHE DI FATTO ARRICCHISCE LA GERMANIA NON VA ASSOLUTAMENTE PAGATO A QUESTO RIDICOLO POTERE FINANZIARIO, I POPOLI LIBERI DOVRANNO CREARE SE E’ IL CASO UNA VERA NUOVA UNIONE.

  5. Greg says:

    Certamente piu che socialdemocratico mi sembra la risultanza di quanto avvenuto in Russia precedentemente , del resto tutto rimane nelle mani dei boiardi di stato , autoeletesi a maggioranze Bulgare.
    Speriamo non succeda in caso contrario sarebbe meglio vivere in satati non democratici del SudAmerica che in un Europa rettaa sulla politica di questi pseudo libertari.

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