Spara al ladro che gli ruba l’auto. Subito in galera, gliela doveva regalare

furti autodi STEFANIA PIAZZO –  Grosseto: spara al ladro che gli sta rubando la macchina. Finisce in galera. E’ l’ultimo aggiornamento sulla giustizia italiana. Che dire? Ci sono opere incompiute del diritto. Come non capire infatti che tra le domande con un senso, sfumata l’emotività di un cordoglio, occorra chiedersi dove siano la legittima difesa e la certezza della pena?! Queste sono le aspirazioni e questi sono i diritti terreni che interrogano la politica sulla sicurezza nel dopo-cimitero, nel pendolo eterno tra vendetta e giustizia (il perdono è una categoria che spesso non ci appartiene).
Non sappiamo se la sinistra pianga un povero benzinaio, un tabaccaio. Un lavoratore. Di certo è garantista quando l’accusa incolpa i propri portatori intellettuali di ideologie, dai malati di magrezza, come Bompressi – 22 anni di condanna ma solo un anno e otto mesi di reclusione – a quelli riscattatisi scrivendo sulla stampa forbita o facendo gli inviati dall’Est, come Sofri. Senza che nessuno si chiedesse: ma quest’uomo cosa ci faceva in quei Paesi? Solo il re magio?
La giustizia che è stata regno dei Diliberto, dei Fassino, delle Baraldini, delle lobby dei perdonisti e della grazia non ricevuta (no, grazia,
disse persino la Corte europea dei diritti dell’uomo alle revisioni processuali chieste da Sofri, Bompressi e Pietrostefani), non ha mai
regalato virtuosi esempi di garantismo al cittadino qualunque. Anzi. Il dovere di difendersi è un vizio da giustizieri, reclamare sentenze
esemplari e condanne espiate è peggio che la barbarie del duello. Ma la verità sta proprio qui: nello strappo istituzionale consumato tra chi si sente irriso per la ruvidezza di una civile richiesta di sicurezza e chi disprezza gli uomini di armi.

 

Un giudice a Chioggia condanna l’aggredito a risarcire la famiglia del rapinatore a cui ha sparato, e persino il vescovo di Chioggia alza la voce. Ma non ricordate la condanna definitiva a 9 anni dell’agente emiliano che uccise in un inseguimento un uomo che non si era fermato al posto di blocco, più il danno erariale di 130mila euro che la Corte dei Conti gli aveva inflitto (neanche per il caso Parlamat
sentenze così sceriffesche). Così si conta un’altra vittima giudiziaria del totalitarismo pacifista per il quale nessuno digiuna o invoca
perdoni. Il cittadino, non abbiamo capito perché, deve porgere sempre l’altra guancia. Essere supino e remissivo. Eppure sta scritto persino nel Catechismo: «La legittima difesa può essere un grave dovere per chi è responsabile della vita d’altri».

Ma è anche un dovere molto laico, nell’esercizio della proprietà privata e di tutte le libertà di movimento economico e intellettuale. In uno Stato libero, s’intende, senza alibi ideologici.
Ne riparliamo alla prossima aggressione.

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4 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Si, e’ cosi’: siamo in uno stato di diritto… ma quale diritto? Quello del cittadino o del menga… o forse meglio, quello romano..?
    Se non si cambia registro, fra diversi secoli saremmo qua a fare gli stessi diskorsi.
    L’una e indivisibile ha FALLITO..!
    E ocio che ne vorrebbero fare un’altra piu’ grande l’URKA.
    Sara’, lo dicono gia’ ora, impossibile uscirne.
    O disincanto di massa o baratro gia’ sotto ai nostri piedi…

  2. Giancarlo says:

    Tutto vero Stefania Piazzo è personalmente ti ringrazio per non aver infierito oltre con altri innumerevoli casi di vergognosa ingiustizia italiota.
    Sta diventando sempre più difficile convivere con notizie impossibili da accettare.
    D’altronde ormai solo i politici non vedono lo sfascio in cui hanno condotto il paese.
    Se ne sono stati tranquilli e beati per decenni e adesso che dovrebbero scoprire che tutto sta andando a fondo, si attivano in malo modo, con preoccupante arroganza e naturalmente perseverando nel non toccare alcuno dei loro privilegi, ma intaccando sempre più i servizi ai cittadini che ormai mi sembrano diventati degli zombi senza più nemmeno carattere e spina dorsale.
    Carattere e spina dorsale che ci sono state spezzate da decenni di mal governo, mafie e corruzioni degli apparati statali per non citare così a caso della burocrazia asfissiante e cialtrona che ogni giorno si inventa cose astruse per rompere i cogl…..alla gente per bene.
    Per quanto tempo ancora dovremo parlare di tutto ciò ??????
    WSM

  3. caterina says:

    è la storia capovolta per colpa di una infinità di codici e codicilli di uno stato che non sa produrre altro e si riduce ad essere esclusivamente conservatore di se stesso…poveri cittadini illusi che credono di potersi fidare di lui… non esistiamo noi che non apparteniamo al suo mostruoso apparato, ma meglio così, siamo uomini liberi, nonostante le infinite vessazioni…

  4. gl lombardi-cerri says:

    L’obbiettivo dei giudici è ben preciso : impedire che i cittadini si ribellino ai soprusi.
    Non si sa mai………….

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