Crisi: gli Stati sono in fallimento, preparate le valigie di cartone

di MAURIZIO PIGLIA*

Stavo per andarmene a casa dopo una giornata in ufficio abbastanza pesante, quando balza fuori la notizia del downgrade spagnolo, un gradino sopra a “junk” (spazzatura); poi scorro ancora le notizie e noto interessanti dichiarazioni del Fondo Monetario, addirittura, in stridente contrasto con il loro conclamato e continuo liberismo e principi di libera circolazione dei capitali, e mi sono detto: qualcuno dev’essere seriamente spaventato. Insomma, pare che la Spagna si stia facendo parecchio male, pare che a passeggiare per Madrid e Barcellona si vedano scioperi, homeless, disoccupati in fila, disordini e negozi vuoti.

Eppure, Rajoy non chiede il salvataggio e gli Eurocrati ci prendono per i fondelli e ci dicono che la Spagna “non ha bisogno di salvataggi”. Eh no, non hanno bisogno di un salvataggio, ma con la crisi bancaria che attraversano, un prete forse servirebbe di più, per l’estrema unzione. Perché vedete, al contrario di quel che NON vedete nei telegiornali di casa e quasi nemmeno nei media non mainstream italiani, è che in Grecia e in Spagna scommettono sul fatto che l’Eurozona andrà a pezzi, e, ovviamente, nessuno vuole tenere Euro in banche spagnole o greche e vederseli trasformare in qualcos’altro dalla sera alla mattina, e a mattina vederseli svalutati di un 30% minimo.

Il meccanismo e’ semplice: i depositanti spostano i soldi in Andorra, in Svizzera, in Lussemburgo e dato che le banche stanno in piedi con una cosa che si chiama “riserva frazionaria”, cioe’ hanno in cassa, in contanti, solo una piccola percentuale dei loro depositi, e il resto è “investito” in prestiti contro “assets” (immobili vuoti sulla Costa del Sol ad esempio) o prestato a municipalità, regioni o a uno Stato insolventi, beh, e’ un sistema che sta in piedi solo sulla fiducia. Ed e’ quello che sta succedendo in Spagna e Grecia: risparmiatori che vogliono i loro soldi, e banche insolventi che non possono distribuire fondi che non hanno. La gente capisce e la fiducia si perde. Nessuna situazione si alimenta così in fretta di sè stessa e delle sue paure come un “bank run”. E quindi, improvvisamente, il Fondo Monetario raccomanda che la Spagna (e altri Paesi in equilibrio instabile… attenzione…), prendano “provvedimenti, a livello nazionale” per impedire questo drenaggio di fondi, attenti bene, qui parlano di controlli sulla circolazione dei capitali.

Ma, scusate un momento, non è mica in Italia che c’é un limite al prelievo di contanti? E non è che la sorveglianza sul confine Svizzero è particolarmente aumentata? Di solito e’ buona idea vedere in anticipo i segni di quello che verrà. Io me ne sono andato nel 2007, allora era facile, e 420.000 euro acquistavano un milione di dollari neozelandesi; adesso ce ne vogliono 640.000 di euro per lo stesso milione di dollari neozelandesi. Andandomene nel 2007 nessuno mi ha fermato, anzi , mi hanno augurato buona fortuna. Nel prossimo futuro, potrebbero lasciarvi partire solo con le valigie di cartone, in cerca di miglior fortuna.

*http://www.letteradiborsa.it

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3 Comments

  1. Flik says:

    Nessuno l’ha fermato nel 2007 quando se ne è andato ?

    Si vede che lo conoscevano !

  2. Crapa de legn says:

    Con un cognome così, un “puro” Hojo de Monterrey tra le dita, gli occhialetti che nascondono uno sguardo da sparviero e l’opulenza che gli sprizza da tutti i pori…chi può dargli torto ?

    Vendiamo la catenina della cresima, il Simca 1000 come nuovo, le litografie di Teomondo Scrofolo, carichiamo tutto su un sulky rottamato a San Siro e trottiamo fin dove ci indicherà Maurizio !

    Là ci franno la festa !

  3. Andrea Zucchi says:

    Sottoscrivo e suggerisco di non farci guidare dall’avidità.

    Prendiamo atto, con coraggio unico, che ciò che abbiamo qui non c’è più, lo avevamo.

    Andiamocene con i soli vestiti che abbiamo indosso e forse, forse, eviteremo le ire della Santa Inquisizione.

    Restiamo a cercare di salvare il salvabile e le cose decideranno le nostre vite.

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