Sovranisti, indipendentisti, anzi no, patriottici. Da destra a sinistra scopri le differenze

tricolore-incazzato

di MARIO DI MAIO – Ogni tanto necessita di provare a fare un po’ di chiarezza, specie quando si moltiplicano gli interrogativi e le incertezze di una situazione che in Italia è sempre confusa e talvolta enigmatica.

 Ad esempio, la Lega, quando era indipendentista, veniva combattuta giorno e notte “per difendere la sovranità su tutto il territorio di un’Italia una e indivisibile” il cui patriottismo veniva incoraggiato con ogni mezzo, e propagandato al massimo il 2giugno e il 4novembre. Oggi, viceversa, e’ molto più in auge il 25 aprile, data in cui si commemora la liberazione dal fascismo, perché “il fascismo è arrivato al governo con la Lega che è diventata sovranità, e quindi ” necessariamente ” razzista.
La verità è che a partire dal secondo dopoguerra si è impadronita del potere la famigerata “casta” , cui anche la magistratura con le sue correnti è tutt’altro che estranea; la casta si autodefinisce democratica e “aperta”, ma si rinchiude e si ” blinda” all’interno delle istituzioni, servendosi anche sfacciatamente dei dipendenti pubblici. Ma il suo capolavoro è stato sicuramente la convergenza tra democristiani e comunisti, che, dopo essersi combattuti per decenni a spada tratta si sono addirittura “democraticamente” fusi..
La casta sta cercando di far passare le elezioni del 4 marzo e del 26 maggio in semplici voti “di protesta”. Adesso, piaccia o no, sta alle nuove aggregazioni politiche possibili l’onore e l’onere di trasformarli in voti ” di sfratto”.
Risponde il direttore
Caro Mario, la fotografia che lei fa è corretta. Ma il trasformismo attraversa tutto il sistema dei partiti. Prima la sinistra era contro il tricolore, come lo era la Lega. Poi la sinistra è diventata patriottica, come oggi la Lega, che ha abbandonato il progetto secessionista e federalista dato che il motto è “Prima gli italiani”. Sono sparite padanie verdi, indipendentismi e sono apparsi i sovranismi. Direi che tutto cambia, tutto scorre. E il voto del 4 marzo e del 26 maggio lo dicono chiaramente. Quel voto non è di protesta, è di più. E’ di disperazione, perché il mercato politico offre una opposizione sgangherata, un centrodestra che non esiste più. Ma il voto del 26 maggio non ha cambiato l’Europa anche se ha vinto la Lega. Le maggiornanze, già si sapeva, erano e sono altre, E più l’Europa sarà sorda, più di questa sordità ne farà incetta la Lega nazionale. Più si parlerà di sbarchi più aumenterà il consenso nella pancia elettorale. Chiudono le imprese, il lavoro qualitativamente scende, qualcuno dovrebbe dire qualcosa, se non di sinistra, almeno di leghista, ma non della Lega di oggi.
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