Sovranisti, i primi nemici dell’autonomia

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di STEFANIA PIAZZO – Autonomia autonomia per piccina che tu sia…. Ma non si può neppure affermare questo. Non si sa cosa sarà concesso come spazio di autonomia prevista dalla Costituzione, nella trattativa tra Lombardia, Veneto e il governo. Gia un ano fa, nel vedere i filmati di leader del Carroccio parlare di grande regalo di Natale (dopo l’annuncio di Conte che qualcosa ci sarà dopo il 15 febbraio), qualcuno aveva persino detto che sembrava di assistere ad un annuncio con una pistola puntata. Della serie: sorridi e dì che sei felice del piatto di lenticchie. Poco o tanto, di speciale cosa c’è in questa autonomia? Cos’ha la Lombardia di speciale dopo il referendum consultivo? Il Corriere della Sera a fine anno 2018, in un fondo a firma di Ferruccio De Bortoli, tornava sul tema delle pensioni, di cittadinanza, su quelle sopra i 1.522 euro che non sarebbero state rivalutate chissà per quanto (ricconi, si intende, 1500 al mese è pensione d’oro) e titola,  Regioni prese in giro (occhiello) – Autonomia poco speciale.

Il poco è fondamentale. Perché correttamente De Bortoli passava in rassegna i ministri in cerca di autore, trasparenti come il poco del titolo azzeccato. “… del resto far convivere l’impronta sovranista della coalizione con il sussulto nostalgico federalista, ammesso che ci sia ancora, di una sua componente equivale alla quadratura del cerchio. Un esercizio acrobatico (…). La ministra agli Affari regionali Erika Stefani ha parlato di un percorso nuovo per il trasferimento delle competenze alle Regioni. I presidenti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, sono però preoccupati (…). Sanno che le resistenze provenogon dai ministeri a guida grillina. E non solo”.

A distanza di un anno si capisce bene la pasta di chi governava.

E allora dove nascevano le resistenze? La faccenda diventava interessante. La ministra alla Salute, Giulia Grillo, avrebbe dato risposte “ritenute irridenti dalla Stefani”. Ma attenzione: “Anche il titolare dell’Istruzione, Marco Bussetti, avrebbe fatto molte resistenze”. Perbacco, ma non era leghista? Amico di Giorgetti?

“Il paradosso politico è quello di due governatori leghisti, Fontana e Zaia, posti nella scomoda condizione di sperare che un governo amico non mandi all’aria un’intesa raggiumta con l’esecutivo guidato dall’odiato Pd. Nel suo libro “Il rito ambrosiano”, Maroni teme che si voglia mantenere lo status quo. “Salvini all’epoca dei referendum – scrive l’ex governatore – non si dannò l’anima. Anzi qualcuno sostiene (ma io non gli credo) che abbia fatto il tifo per il no”.

Chissà se al Corrierone saranno mai arrivate le smentite dei ministri interessati o se il ministro (ex) Bussetti,  si sarà prodigato in una difesa dell’autonomia scolastica, materia peraltro che già è prevista dalla Costituzione… anche senza il referendum…

Ma tanto, frega qualcosa alla Lega o ai nuovi ministri il referendum?

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2 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Chiunque la può pensare come vuole, ma SALVINI se voleva veramente le autonomie per LOMBARDIA e VENETO sarebbe rimasto al suo posto a combattere per ottenerle. Ha invece optato per la fuga.
    E’ chiaro che le mezze calzette al governo di prima e anche a quello di adesso le autonomie non saranno nemmeno prese in considerazione, salvo non prevalga alla fine che è più vantaggioso disarmare la LEGA su questo fronte trovando un accordo onorevole con i governatori delle regioni interessate.
    Tutte le parole magiche esternate prima, durante e dopo i due governi CONTE erano chiaramente per creare una cortina fumogena e prendere tempo.
    Il tempo è basilare in ogni faccenda e prendere decisioni è il compito di ogni governo. Le conseguenze relative a mancati impegni o promesse o addirittura a referendum comportano anch’esse delle conseguenze che si faranno sentire ad ogni prossima campagna elettorale.
    In campo nazionale la LEGA ed il CX hanno ancora qualche possibilità, mentre in campo regionale le cose potrebbero cambiare specie nel VENETO e LOMBARDIA.
    La pazienza con le mezze calzette è finita ed è tempo che coloro che vogliono mettersi in politica siano all’altezza dei compiti a cominciare dall’aver ottenuto una laurea, ad avere un curriculum vitae con molti impegni professionali e non, fedina penale immacolata, sapere almeno parlare due lingue estere, essere di fede cristiana, competenze specifiche almeno in un settore ben preciso, etc..etc.. per questo ogni candidato non dovrà più essere nominato ma scelto dal Popolo secondo le qualità e competenze che ogni candidato saprà sfoderare dal suo passato professionale e non.
    Comunque i signori che siedono adesso sia alla Camera che al Senato la maggior parte di essi sono destinati a scomparire se gli italiani ritorneranno a ragionare e pensare seriamente e non pensando solo al tornaconto personale. Se tutto ciò detto non avverrà il destino del bel paese è già scritto e non sarà certo positivo ma fallimentare. Forse solo allora i VENETI potranno avere la loro indipendenza, nel frattempo è giusto combattere ugualmente per l’autonomia e l’indipendenza nello stesso tempo tanto lo scopo è preparare una classe dirigente pronta a prender in mano il destino del VENETO quando l’Italia dovesse soccombere sotto il peso del debito pubblico che continua ad aumentare inesorabilmente e che con le mezze calzette che abbiamo avuto ed abbiamo non si va da nessuna parte.
    Tralascio di parlare dell’Europa….perché questa Europa è un coacervo inestricabile di fallimenti.
    WSM

  2. caterina says:

    Chi occupa una poltrona per via politica e’ costituzionalmente ostile a qualsiasi cambiamento che provochi qualche scossone e pero’ gli conviene far finta di assecondare l’onda autonomista, ma si adopera nei fatti perche’ nulla cambi… e’ per questo che nel 2014 per iniziativa di Plebiscito.eu i Veneti hanno in massa votato per l’Indipendenza…. ed ora si sta aspettando che altri in Europa facciano con successo lo stesso percorso perche’ allora sara’ l’Europa a pronunciarsi…. e siccome la felicita’ dei Popoli, si noti, non degli Stati, e’ il principio ispiratore sbandierato da sempre, non potra’ smentirsi, pena perdere di significato e politicamente sparire perche’ inutile.

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