Soprintendenze, con le prefetture il peggio della tracotanza italiana

di GILBERTO ONETO

Da sempre il più odioso simbolo del centralismo statale e dell’italianità più appiccicosa è individuato nell’istituto delle Prefetture, delle “Eccellenze” impomatate che – da Napoleone in poi – fungono da viceré, da satrapi, da proconsoli, da longa manus del potere centrale nelle province occupate. Prefetti e  Prefetture e il loro mediterraneo corollario di Viceprefetti, auto blu, timbri, unghie del mignolo a paletta, scorte, bandiere e squilli di tromba, sono da sempre al vertice  delle idiosincrasie di liberali e autonomisti. A questi sentimenti aveva saputo dare sapiente voce Luigi Einaudi che – però – da presidente della Repubblica non si era poi sbattuto più di tanto per modificare l’ambaradan. Anche peggio hanno fatto certi finti autonomisti degli ultimi decenni: uno ne ha addirittura fatto il capo per anni, un altro ha custodito per un po’ i “sigilli” dell’intero macchinario.

Ma c’è un’altra istituzione che merita uguale disistima e che – alla pari delle Prefetture – serve a rappresentare al peggio la tracotanza italiana: le Soprintendenze. Queste – lo dice la parola – dovrebbero sovrintendere (cioè dirigere, indirizzare e gestire) tutta una serie di tematiche a carattere culturale: l’archeologia, i monumenti, le belle arti, il paesaggio. Tutte cose importantissime in un paese che pretende di essere “bel” e che smargiassa di possedere una copiosa fetta del patrimonio artistico del mondo. Nella realtà le Soprintendenze non soprintendono a un fico secco ma sono un altro odioso e foruncoloso tassello dell’oppressione italiana sui cittadini. Può anche darsi che questi paludati e spocchiosi burocrati abbiano in qualche caso permesso la salvaguardia di qualche scampolo d’arte o abbiano impedito qualche scempio ambientale, ma se questo è successo è solo in base alla legge dei grandi numeri. Per il resto si tratta di migliaia di funzionari, di travet, di azzimate zitelle meridionali, di frustrati  ciondoloni scampati alla disoccupazione intellettuale o sottratti a ben più vitali attività, come la raccolta delle olive o lo spargimento del giuso. Sono un costo spropositato per la comunità e un fastidio perineale per i contribuenti.

Naturalmente ci vogliono regole e qualcuno che le faccia rispettare, e che impedisca alle frotte di furbacchioni e di ignoranti che scorazzano per lo stivale di distruggere quel che va preservato e di rendere la vita meno gradevole alla comunità. Ma le Soprintendenze (e non solo loro) sono la più pacchiana negazione dell’esigenza di disporre di coerenti e oneste linee di comportamento.  Perché una norma funzioni in campo culturale e ambientale necessita di tre condizioni basilari: oggettività, competenza e universalità. Deve cioè essere redatta sulla base di principi “scientifici” oggettivi e riconosciuti, deve essere applicata e verificata da gente che sa quel che fa e deve riguardare tutti i soggetti, gli oggetti e gli ambiti territoriali. Un esempio per chiarire: un regolamento sulla qualità formale dell’architettura deve essere costruito su caratteri di oggettività culturale e storica  e deve essere chiaro e semplice. Chi ne controlla gli esiti deve essere culturalmente e professionalmente competente e non un maneghetta che ha vinto un concorso. L’ambito di applicazione deve essere totale per un dato territorio: non esistono aree di pregio e non, aree protette e non, aree di parco e non, aree di vincolo e non. Tutto il paesaggio è ugualmente prezioso.

Oggi non funziona così. Non esiste alcun regolamento o indicazione cui fare riferimento e ci sono aree considerate degne di tutela e altre abbandonate all’incuria più totale. Se si ha la sfiga di rientrare all’interno di qualche perimetrazione si finisce in balia di un funzionario che decide – quando va bene – sulla base di sue personali capacità o gusti, o umori. Se va mare si entra in comportamenti da Codice Penale, resi possibili proprio dall’inesistenza di norme chiare. Si finisce nella mani adunche di un travet  invidioso e rancoroso, che dall’alto della sua discrezionalità, si inventa adempimenti, prescrizioni, ingiunzioni, intoppi o peggio.

In un paese civile ci sarebbe chi controlla l’ottemperanza alle norme sulla base di indicazioni oggettive e inoppugnabili, e – nei casi più complessi – basterebbe una commissione di esperti (professionisti in pensione, vecchi professori, intelligenti cultori della materia) in grado di esprimere pareri gratis, senza che chi li ha chiesti debba cacciare un centesimo e che i commissari prendano neppure un rimborso spese. Tutto alla luce del sole, con tempi rapidi, senza troppi bolli e carte.

Chi ha avuto a che fare con una Soprintendenza, ha sperimentato una diversa musica, si è rovinato il fegato e smagrito il portafoglio. Il risultato è almeno stato di qualità? I nostri vecchi non avevano Soprintendenti e hanno fatto città e paesaggi bellissimi, opere d’arte straordinarie.

Nella migliore delle ipotesi le Soprintendenze sono una costosa inutilità. Nella peggiore (e cioè nella realtà) sono un altro strumento dell’oppressione culturale (e non solo) sulle terre occupate dallo Stato mafioso, massone e comunista.


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11 Comments

  1. lucano says:

    Per liquidare un popolo si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.
    E qualcun’ altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. (Milan Kundera)

    “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio – GIUSEPPE GARIBALDI -”

    “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti – ANTONIO GRAMSCI -”

    “L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’ unità ci ha perduti.
    E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali – GIUSTINO FORTUNATO – ”

    “Se dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone – GAETANO SALVEMINI -”

    “Era l’epoca buona, dell’abbondanza sotto il re Borbone. Come dite?… No?… E vi ingannate l’anima! Ogni pancia era senza il vuoto che c’è adesso! Il peso, corrispondeva al giusto, con la bilancia! Parola mia…credetemi signori, che se non fosse stato per il tradimento io non starei qui a fare il pezzente… – FERDINANDO RUSSO – ”

    “Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti. – GIUSEPPE FERRARI -”

    “Si è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale – LUIGI EINAUDI -”

    “Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti – BENJAMIN DISRAELI – ”

    “…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI -”

    “Il 1860 trovò questo popolo del 1859, vestito, calzato, industrie, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia, tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto. La pubblica istruzione era fino al 1859 gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Nobili e plebei, ricchi e poveri, qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica – CONTE ALESSANDRO BIANCO DI SAINT-JOROZ -”

    “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’ uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani. A facchin della dogana, a camerieri a birri, vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizzarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala. –FRANCESCO PROTO CARAFA, Duca di Maddaloni – ”

    “Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo – Lettera del sindaco di Moliterno (PZ) al primo ministro Giuseppe Zanardelli 1901 -”

    “Nel secolo precedente, il Meridioned’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita. Luogo di principale attrazione Napoli, verso cui, ad ondate, tanti svizzeri, soprattutto svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità estere – CLAUDE DUVOISIN, Console svizzero, 2006 -”
    “”

    “Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme –FRANCESCO SAVERIO NITTI – ”

    “La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola – INDRO MONTANELLI – ”

    “Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli – GIACINTO DE SIVO – ”

    “Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirsi dei suoi Stati – CAVOUR (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone) – ”

    “I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno – NAPOLEONE III (lettera a Vottorio Emanuele II, 1861 ) ”

    “Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura – MCGUIRE deputato scozzese, 1863 – ”

    “Tra le osservazioni fatte sui disordini del Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici – GEMEAU generale francese, paragona gli insorti polacchi con i briganti, 1863 – ”

    “L’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato ‘liberalismo’, si stanno barbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra. Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza – NOCEDAL deputato spagnolo, 1863 – ”

    “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case – CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandoflo, 1861 -”

    “Quelli che hanno chiamato i piemontesi e che hanno consegnato loro il Regno delle Due Sicilie sono un’impercettibile minoranza. I sintomi della reazione si vedono ovunque – JORNAL DE DEBATS, novembre 1860 – ”

    “Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani. – HERCULE DE SAUCLIERES, 1863 – ”

    “Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli. – L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863 – ”

    “Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli è necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civiltà ed in questo progresso l’abbruttimento della società? – TEODORO SALZILLO, 1868 – ”

    “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita – LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863 – ”

    “Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate – MASSIMO D’AZELIO – ”

    “In un solo mese nella provincia di Girgenti, le presenze dei detenuti nelle prigioni furono 32000. Non si turbino! Ho qui il certificato, la nota è officialissima, 32.000 presenze in carcere, solo nei trenta giorni del mese. Ed ora, codeste essendo le cifre, io domando all’onorevole ministro dell’Interno: ne avete ancora da arrestare? – FRANCESCO CRISPI – ”

    “Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare più paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini di ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati, e poi eziando senza processo, o gettati nelle carceri o crudelissimamente uccisi. – PAPA PIO IX, 30 settembre 1861 – ”

    “Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercè dei loro padroni. L’immoralità dell’amministrazione ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro. Si è pagato la camorra come i plebisciti, le elezioni come i comitati e gli agenti rivoluzionari. – PIETRO CALA ULLOA – ”

    “Posso assicurare alla Camera che specialmente in alcune province, quasi non vi è famiglia, la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi. Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuole avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni specie di persone al Governo sospette. – PASQUALE STANISLAO MANCINI, intervento alla Camera, 1864 – ”

    “Non parliamo delle dimostrazioni brutali contro i giornali; non parliamo dell’esilio inflitto per via economica; non parliamo delle fucilazioni operate qua e là per isbaglio dalle autorità militari; ma degli arresti arbitrari di tanti miseri accatastati nelle prigioni senza essere mai interrogati. – IL NOMADE, giornale liberale 12 settembre 1861”

    Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato. (George Orwell)

    Per liquidare un popolo si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.
    E qualcun’ altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. (Milan Kundera)

    “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio – GIUSEPPE GARIBALDI -”

    “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti – ANTONIO GRAMSCI -”

    “L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’ unità ci ha perduti.
    E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali – GIUSTINO FORTUNATO – ”

    “Se dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone – GAETANO SALVEMINI -”

    “Era l’epoca buona, dell’abbondanza sotto il re Borbone. Come dite?… No?… E vi ingannate l’anima! Ogni pancia era senza il vuoto che c’è adesso! Il peso, corrispondeva al giusto, con la bilancia! Parola mia…credetemi signori, che se non fosse stato per il tradimento io non starei qui a fare il pezzente… – FERDINANDO RUSSO – ”

    “Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti. – GIUSEPPE FERRARI -”

    “Si è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale – LUIGI EINAUDI -”

    “Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti – BENJAMIN DISRAELI – ”

    “…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI -”

    “Il 1860 trovò questo popolo del 1859, vestito, calzato, industrie, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia, tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto. La pubblica istruzione era fino al 1859 gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Nobili e plebei, ricchi e poveri, qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica – CONTE ALESSANDRO BIANCO DI SAINT-JOROZ -”

    “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’ uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani. A facchin della dogana, a camerieri a birri, vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizzarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala. –FRANCESCO PROTO CARAFA, Duca di Maddaloni – ”

    “Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo – Lettera del sindaco di Moliterno (PZ) al primo ministro Giuseppe Zanardelli 1901 -”

    “Nel secolo precedente, il Meridioned’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita. Luogo di principale attrazione Napoli, verso cui, ad ondate, tanti svizzeri, soprattutto svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità estere – CLAUDE DUVOISIN, Console svizzero, 2006 -”
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    “Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme –FRANCESCO SAVERIO NITTI – ”

    “La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola – INDRO MONTANELLI – ”

    “Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli – GIACINTO DE SIVO – ”

    “Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirsi dei suoi Stati – CAVOUR (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone) – ”

    “I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno – NAPOLEONE III (lettera a Vottorio Emanuele II, 1861 ) ”

    “Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura – MCGUIRE deputato scozzese, 1863 – ”

    “Tra le osservazioni fatte sui disordini del Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici – GEMEAU generale francese, paragona gli insorti polacchi con i briganti, 1863 – ”

    “L’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato ‘liberalismo’, si stanno barbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra. Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza – NOCEDAL deputato spagnolo, 1863 – ”

    “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case – CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandoflo, 1861 -”

    “Quelli che hanno chiamato i piemontesi e che hanno consegnato loro il Regno delle Due Sicilie sono un’impercettibile minoranza. I sintomi della reazione si vedono ovunque – JORNAL DE DEBATS, novembre 1860 – ”

    “Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani. – HERCULE DE SAUCLIERES, 1863 – ”

    “Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli. – L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863 – ”

    “Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli è necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civiltà ed in questo progresso l’abbruttimento della società? – TEODORO SALZILLO, 1868 – ”

    “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita – LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863 – ”

    “Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate – MASSIMO D’AZELIO – ”

    “In un solo mese nella provincia di Girgenti, le presenze dei detenuti nelle prigioni furono 32000. Non si turbino! Ho qui il certificato, la nota è officialissima, 32.000 presenze in carcere, solo nei trenta giorni del mese. Ed ora, codeste essendo le cifre, io domando all’onorevole ministro dell’Interno: ne avete ancora da arrestare? – FRANCESCO CRISPI – ”

    “Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare più paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini di ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati, e poi eziando senza processo, o gettati nelle carceri o crudelissimamente uccisi. – PAPA PIO IX, 30 settembre 1861 – ”

    “Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercè dei loro padroni. L’immoralità dell’amministrazione ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro. Si è pagato la camorra come i plebisciti, le elezioni come i comitati e gli agenti rivoluzionari. – PIETRO CALA ULLOA – ”

    “Posso assicurare alla Camera che specialmente in alcune province, quasi non vi è famiglia, la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi. Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuole avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni specie di persone al Governo sospette. – PASQUALE STANISLAO MANCINI, intervento alla Camera, 1864 – ”

    “Non parliamo delle dimostrazioni brutali contro i giornali; non parliamo dell’esilio inflitto per via economica; non parliamo delle fucilazioni operate qua e là per isbaglio dalle autorità militari; ma degli arresti arbitrari di tanti miseri accatastati nelle prigioni senza essere mai interrogati. – IL NOMADE, giornale liberale 12 settembre 1861”

    Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato. (George Orwell)
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    Irsina Irsina

    Davide Auletta L’Italia meridionale – osservò all’inizio del secolo Salvemini – è oggi di fronte all’italia settentrionale quello che prima del 1859 il Lombardo-Veneto di fronte agli altri paesi dell’impero austriaco. L’Austria assorbiva imposte dall’Italia e le vers…Altro…
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    Mirko Pacifico Forse queste testimonianze ci fanno capire qualcosa. Sono troppe ne ho lette solo alcune Daniele Battista
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    Giancarlo Sankara Calabria SACROSANTO
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    Giuseppe Nappo Ne ho lette solo alcune, ma mi sono bastate. Giovanna Mormone
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    Pasquale Passaro Il sud si deve ribellare
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    Francesca Iacobsen Mi ricorda tanto l’occupazione sionista in Palestina. .. criminali i savoiardi, criminali i sionisti!
    Mi piace · Rispondi · 29 minuti fa

    Elio Antonio D’alessandro .
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    Agostino Max Miccichè il nuovo oltraggio è quello dell’Itaglia che vuole diminuire i fondi strutturali (ex FAS) quelli per lo sviluppo del sud , tanto per cambiare
    Mi piace · Rispondi · 48 minuti fa

    Francesco Pastore Arianna Zizzi
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    Dino Brasiello Domani in piazza Dante a Napoli contro manifestazione
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    Matteo Difra https://www.youtube.com/watch?v=ioTrjOU5hwc “so fratelli a noi, ci vengono a liberà…………”

    Uh’ Mamma Mimmo Cavallo
    http://www.youtube.com
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  2. MIGOTTO SANDRO says:

    Articolo da far leggere a tutti gli studenti e da far capire e imparare a memoria. Il dott. Oneto racconta una verita’ con la quale noi “addetti ai lavori” ci scontriamo quotidianamente.

  3. CARLO BUTTI says:

    A proposito dell’appunto fatto a luigi Einaudi: non mi risulta che il Presidente della Repubblica, nel nostro ordinamento, abbia il potere di modificare la Costituzione; né quello di “arrabattarsi” per indurre il governo o il parlamento a farlo.

  4. radetsky says:

    Spot on, Oneto.

    Non se ne puo’ piu’ di queste risme di levantini italioti prezzolati corrotti e scassamaroni… A proposito, Maroni – che fa?

    Art.1 disatteso alla grande, ma intanto ci rifacciamo con pagliacciate burocratiche tipo Regione Alpina o Macroregione… Almeno sul 75% delle risorse fiscali trattenibili in situ – cheffaii?…

  5. nick says:

    La settecentesca Cittadella di Alessandria, una delle più belle e grandi del mondo, appartenente al Demanio, sta per essere affidata per cinquant’anni (sic) a privati che la gestiranno, si capisce, a scopo di lucro.
    Nessuno, politici locali compresi, si è mai mosso per ottenere fondi europei per la sua salvaguardia, da quando è stata dismessa dai militari.
    Sono tutelate cose immonde come i Sassi di Matera e si lascia tranquillamente che qualche privato bene immanicato gestisca a suo piacere una struttura che potrebbe ospitare uno dei più grandi musei militari d’Europa.
    Sarà come vendere il Colosseo, ma nessuno, tanto meno la Soprintendenza, se ne preoccupa.
    Quanto alla proposta di commissioni che possano prendere il posto dei burocrati strapagati, ricordo che qualche decennio fa esisteva la figura dell’Ispettore onorario della Soprintendenza, che conosceva bene il territorio e non percepiva stipendio.
    Ma, (chissà perché?) si è preferito farne a meno….

  6. indipendentista says:

    La burocrazia italiota paradossalmente fa anche cose buone: molti amministratori lestofanti mutandari (gente che magari in campagna elettorale si atteggia pure a “secessionista”) sono stati sgamati grazie a prefetti e soprintendenti.

  7. sandrone says:

    Santa Caterpillar salvaci tu!

  8. renato says:

    Applaudo ! E se permette aggiungo un po’ del mio. Oltre due anni fa ho inoltrato un esposto, completo di documentazione, alla Procura della Repubblica competente. Trascorsi due anni senza che nessuno si facesse vivo ho pensato di ricordare “rispettosamente” alle eccellenze che io ero ancora in attesa di conoscere la loro illuminata decisione. Ho spedito la mia richiesta per raccomandata senza la ricevuta di ritorno per non suscitare la ipersensibilità di certi servitori dello Stato, quasi sempre di origini levantine. Sono trascorsi più di sessanta giorni e non ho ancora ricevuto cenno della loro magnanimità. T’è capì ?
    Chi pensa di poter modificare il comportamento di chi proviene da certe latitudini non ha capito niente. A meno che……………

  9. luigi bandiera says:

    Verissimo!!!

    Io facendo i miei soliti sproloqui parlo di stato e para, li metto dentro tutti. E se siamo costretti da certe organizzazioni di stampo mafioso a versare il pizzo chiamato tasse e ecc., anche canone, vuol dire che non ne usciremo se non uscendo dall’itaglia.

    Basta leggere le leggi TALIBANE per capire che sono scritte con la cultura di un altro mondo, il meridione.

    Non sono chiare e sono molto contorte.

    Contengono riferimenti a leggi che sono del tempo dell’impero roMagno.

    Una domanda mi scappa di fare ai lettori:

    come mai della civilta’ romana e’ rimasto solo pochissima cosa, a parte il suo diritto, il numero dei cesari e dei colli?

    Sta crolando anche lei ma Venezia e’ ancora in buono stato in considerazione del tempo trascorso.

    C’e’ o no differenza nelle vedute e nel fare?

    Morto l’impero romano ed e’ morto tutto, tranne il loro modo di pensare e di fare, magnare e basta?

    Morta la Serenissima e’ rimasto tutto come prima sebbene l’itaglia abbia fatto di tutto per distruggerla.

    Ma forse sono un po’ di parte… in bonaparte.

    Vedo troppa poca voglia di fare e tanta tracotanza.

    Oltre all’ ECCELLENZA ci manca il DON.

    Bacio le mani…

    Salam

    • Pedante says:

      Sarà perché come ogni impero che si rispetti, Roma invase e il mondo e si lasciò invadere dal mondo.

      Il Portogallo, paese una volta all’avanguardia della scienza e delle arti, non ha mai ricuperato il suo posto di onore dopo la sua colonizzazione del Brasile, e il diffusissimo meticciato tra gli europei e gli schiavi/lavoratori africani.

  10. Tabernae argentariae director says:

    Bravo Oneto !
    Le sovrintendenze ai beni “nostri” sono tra le peggiori istituzioni statali, peggiori anche delle prefetture, perché studiano, periziano, giudicano, dispongono, impongono, segnalano, denunciano, crocifiggono ….!!!

    Da sempre fanno il bello ed il brutto tempo dovunque, tiranneggiando i privati…e le Amministrazioni Locali con i loro diktat assurdi !!!

    La Magistratura, però, molto spesso ha punito sovrintendenti e tirapiedi, assolvendo le misere vittime e condannando gli onnipotenti burocrati !!!
    Che gioia, che boccata d’ossigeno, che iniezione di speranza vedere (i milanesi ricordino..!) un Napoleone sculacciato, una Lucia sconfessata…..!!!

    Bravo Oneto, esponi al pubblico ludibrio gli oppressori, i nemici della nostra gente, di qualunque genere e specie !!!

    La libertà comincia da lì !!!

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