Sono le idee , non i ricchi, all’origine della modernità. Chi non sa si fotte da solo

di REDAZIONEKEEN MEDIOEVO

«Perché la scienza e la democrazia sono nate in Occidente, insieme all’arte figurativa, ai camini, al sapone, alle canne d’organo e a un sistema di notazione musicale? Perché è accaduto che per parecchie centinaia di anni a partire dal XIII secolo, soltanto gli europei avevano gli occhiali e gli orologi meccanici? E successivamente telescopi, microscopi e periscopi? Il merito di tutto quel che è accaduto in materia di sviluppo della civiltà va attribuito alla circolazione delle idee. Sono le idee, più che le “forze economiche e materiali”, all’origine della modernità.

Sono le idee che spiegano perché “la scienza sia nata soltanto in Occidente”.» Paolo Mieli, «Corriere della Sera», 9 dicembre 2014

Rodney Stark, LA VITTORIA DELL’OCCIDENTE – La negletta storia del trionfo della modernità

Quarant’anni fa, nei migliori college e nelle migliori università americane, il primo e più popolare corso del primo anno era «Western Civilization». Non soltanto copriva le linee generali della storia dell’Occidente, ma comprendeva un excursus storico di arte, musica, letteratura, filosofia e scienza. Da tempo però questo corso è sparito dalla maggior parte delle brochure dei college con il pretesto che la civiltà occidentale non è che una delle molte civiltà e che per noi studiarla è etnocentrico e arrogante.

Questo è un libro decisamente fuori moda.
Vi sono confutate le opinioni comuni circa la storia dell’Occidente:

Più che un’immane tragedia, ai fini dello sviluppo della civiltà occidentale, la caduta dell’impero Romano è stata il fatto in assoluto più benefico. I molti soporiferi secoli di dominazione romana hanno visto due soli significativi fattori di progresso: l’invenzione del cemento e l’ascesa del cristianesimo, quest’ultima avvenuta nonostante i tentativi dei romani di impedirla.

I «Secoli Bui» non ci sono mai stati; al contrario si è trattato di un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui l’invenzione del capitalismo. I crociati non hanno marciato verso oriente per conquistare terre e bottino. Si sono indebitati fino al collo per finanziare la propria partecipazione a quella che consideravano una missione religiosa. I più ritenevano improbabile la possibilità di sopravvivere e tornare in patria (e i più non tornarono).

Anche se la maggior parte degli storici continua a ignorarlo, radicali cambiamenti climatici hanno avuto un ruolo importante nell’ascesa dell’Occidente: un periodo di clima insolitamente caldo (dall’800 al 1250 circa) fu seguito da secoli di freddo estremo, oggi comunemente noti come Piccola Glaciazione (dal 1300 al 1850 circa).

Nel XVII secolo non c’è stata nessuna «rivoluzione scientifica»: quei brillanti successi sono stati semplicemente il culmine di un normale progresso scientifico, iniziato nel XII secolo con la fondazione delle università da parte di filosofi della natura.

La Riforma non ha portato alcuna libertà religiosa, ma ha semplicemente sostituito repressive e accentratrici Chiese cattoliche con altrettanto repressive e accentratrici Chiese protestanti (nella maggior parte dell’Europa protestante divenne un grave crimine celebrare la Messa).

L’Europa non si è arricchita drenando ricchezza dalle sue colonie sparse per il mondo; al contrario sono state le colonie ad aver drenato ricchezza dall’Europa, nel contempo acquisendo i benefici della modernità.

E si affronta il tema del confronto con l’islam o con l’Asia, non eludendo il problema del motivo per cui la modernità si è sviluppata soltanto in Occidente.

Questa è la storia, volutamente ignorata, che Stark si appresta a raccontare.

«Sviscerare questo argomento non è etnocentrico; è l’unico modo di arrivare a una comprensione informata di come e perché il mondo moderno è emerso con queste caratteristiche. Nell’Antichità, nell’ambito di molte tecnologie cruciali, la Cina era molto avanti rispetto all’Europa. Quando però i portoghesi vi arrivarono nel 1517, trovarono una società arretrata in cui le classi privilegiate ritenevano più importante azzoppare le ragazzine bendando loro i piedi che sviluppare tecniche agricole più produttive, nonostante le frequenti carestie. Perché? Perché il potente impero Ottomano dipendeva da stranieri occidentali per dotarsi di flotte e armamenti? Com’è stato possibile per un pugno di funzionari inglesi, coadiuvati da pochi ufficiali, di carriera e non, dell’esercito regolare inglese, governare l’enorme subcontinente indiano? Numerosi sono stati i tentativi di dare una risposta a questi interrogativi.

Attualmente parecchi autori attribuiscono tutto ciò alle favorevoli condizioni geografiche: l’Europa gode di un clima mite, di un territorio più fertile e di abbondanti risorse naturali, soprattutto ferro e carbone. Ma, come ha fatto notare Victor Davis Hanson nel suo libro Carnage and Culture, «Cina, India e Africa sono particolarmente ricche di risorse naturali e godono di stagioni produttive più favorevoli di quelle dell’Europa settentrionale» (Hanson, 2001, p. 16). Per giunta un tempo gran parte dell’Europa era coperta di foreste di alberi di alto fusto, difficili da disboscare, così da consentirne la coltivazione o il pascolo, fino a quando non si ebbero attrezzi in ferro. Non c’è di che stupirsi se per molto tempo in Europa si ebbero culture di gran lunga inferiori a quelle del Medio Oriente e dell’Asia. Altri storici hanno attribuito il successo dell’Occidente alle armi da fuoco e all’acciaio, alle navi a vela o a un’agricoltura più produttiva (Diamond, 1998; Cipolla, 1965). Il problema è che queste «cause» fanno parte dell’interrogativo a cui si vuol dare una risposta: perché gli europei si impongono nel campo della metallurgia, della cantieristica navale e dell’agricoltura? Le stesse obiezioni sorgono di fronte all’affermazione che sia la scienza ad avere il segreto della «supremazia occidentale» (Mendelssohn, 1976).

Altrettanto dicasi della tesi marxista secondo cui tutto questo è dovuto al capitalismo (Marx ed Engels, Manifesto del Partito Comunista).Ma allora, perché scienza e capitalismo si sono sviluppati soltanto in Europa? Nel tentare di spiegare questa cruciale singolarità culturale ovviamente mi soffermerò sui fattori materiali – è ovvio che la storia sarebbe stata alquanto diversa se l’Europa non avesse avuto ferro e carbone o sbocco sul mare. Ciononostante, le mie spiegazioni non si baseranno in primo luogo su condizioni e forze materiali. Al contrario darò il primato alle idee, anche se attualmente in ambiente accademico è assai fuori moda. Lo faccio perché sono pienamente d’accordo con l’illustre economista e storica Deirdre McCloskey, secondo cui «forze economiche e materiali non sono state le cause della nascita e dello sviluppo della modernità». Ovvero, per citare il sottotitolo del suo bel libro: «Perché l’economia non può spiegare il mondo moderno.» Parafrasando ironicamente Karl Marx, McCloskey affermava che l’Europa è arrivata alla modernità grazie «all’ideologia» (McCloskey, 2010, pp. 6 e 8). Se Marx era sincero quando escludeva la possibilità che le idee fossero la causa di «imposture ideologiche», ci si chiede perché si sia tanto sforzato di comunicare le sue idee socialiste invece di prendersela comoda e lasciare che il «determinismo economico» facesse il suo «inevitabile» corso. In effetti le cause materiali, tanto care a Marx, esistono essenzialmente in quanto gli esseri umani le percepiscono, in quanto le persone perseguono i propri obiettivi guidati dalle loro idee su ciò che è desiderabile e possibile. E dunque, per spiegare il motivo per cui così spesso la classe operaia non ha abbracciato la rivoluzione socialista, Marx e Engels hanno dovuto inventarsi il concetto di «falsa coscienza», una causa interamente ideologica.
Analogamente, sono le idee la spiegazione del perché la scienza sia nata soltanto in Occidente. Soltanto gli occidentali hanno pensato che la scienza fosse possibile, che l’universo funzionasse secondo regole razionali che potevano essere scoperte. E questo lo dobbiamo in parte agli antichi greci e in parte alla singolare concezione giudaico-cristiana di Dio come creatore razionale. Pertanto aveva certamente ragione lo storico francese Daniel Mornet quando affermava che la Rivoluzione francese non ci sarebbe stata se la povertà non fosse stata tanto diffusa, ma di certo non sarebbe scoppiata senza le filosofie rivoluzionarie, perché sono state «le idee ad averla messa in moto».

Nel momento in cui riconosciamo la supremazia delle idee, ci rendiamo conto dell’irrilevanza delle interminabili discussioni accademiche per stabilire se determinate invenzioni vennero messe a punto autonomamente in Europa o furono importate dall’Oriente. Ovviamente le invenzioni sono importanti di per sé, ma è altrettanto importante che la società le valuti quanto basta per farne uso. Per esempio, i cinesi inventarono la polvere da sparo molto presto, eppure molti secoli dopo non avevano artiglieria né armi da fuoco. Un’industria siderurgica fiorì nel Nord della Cina nell’XI secolo, ma i mandarini della corte imperiale dichiararono il ferro monopolio di stato e se ne impadronirono, distruggendo la produzione siderurgica cinese.
Questo libro spiega perché si verificarono queste battute d’arresto – e perché non si verificarono in Occidente.
Infine sarò altrettanto fuori moda dando peso a eventi specifici.
È ormai opinione comune che fatti come per esempio le battaglie, altro non siano che semplici orpelli nel grande fluire della storia; che il trionfo dei greci sullo sterminato esercito persiano a Maratona (490 a.C.) o l’affondamento della flotta persiana a Salamina (480 a.C.) abbiano semplicemente rispecchiato (per dirla con un noto storico) «qualcosa di più profondo di uno spostamento del potere economico dalla Mezzaluna Fertile al Mediterraneo» (Osborne, 2006, p. 60). Sciocchezze! Se i greci, in fortissima inferiorità numerica, fossero stati sconfitti, lo «spostamento» non sarebbe affatto avvenuto e probabilmente non avremmo mai sentito parlare di Platone o di Aristotele.
Ovviamente i greci hanno vinto, Platone e Aristotele sono esistiti, e la civiltà occidentale si è sviluppata. È questa la storia che intendo raccontare.»

L’Autore
Rodney Stark è sociologo della religione e docente di Scienze sociali presso la Baylor University, in Texas. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo: La vittoria della Ragione, Ascesa e affermazione del cristianesimo, La scoperta di Dio, Un unico vero Dio, Gli eserciti di Dio, Le città di Dio, A gloria di Dio, Il trionfo del cristianesimo, tutte edite da Lindau.

 
Indice dell’opera
7 Prefazione
PARTE PRIMA
Epoca classica (500 a.C.-500 d.C.)
17 1. Imperi in stagnazione e il miracolo greco
55 2. Il dio razionale di Gerusalemme
77 3. L’intermezzo romano
PARTE SECONDA
Secoli non così bui (500-1200)
111 4. I vantaggi della mancanza di unità
147 5. Aurora boreale sulla cristianità
189 6. Libertà e capitalismo
PARTE TERZA
Trasformazioni medievali (1200-1500)
225 7. Clima, peste e cambiamenti climatici
249 8. La ricerca del sapere
281 9. Industria, commercio e tecnologia
309 10. Scoprire il mondo
PARTE QUARTA
L’alba della modernità (1500-1750)
337 11. Conquiste e colonie nel Nuovo Mondo
371 12. L’impero dorato
405 13. La Riforma protestante: miti e realtà
433 14. Smascherare le falsità islamiche
465 15. La scienza diventa adulta
PARTE QUINTA
Modernità (1750-)
495 16. La Rivoluzione Industriale
515 17. Libertà e prosperità
541 18. Globalizzazione e colonialismo
563 Bibliografia
611 Indice analitico
PER INFORMAZIONI, COPIE SAGGIO, INTERVISTE ALL’AUTORE
Francesca Ponzetto
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One Comment

  1. Dan says:

    Ok e allora come mai adesso le persone di ingegno sono costrette a scappare proprio in posti come cina ed india per dare sfogo alle proprie idee ?
    Semplicissimo: perchè in quei paesi la miseria diffusa da modelli burocratici ed accentratori tipici proprio dei vecchi imperi ha costretto il sistema a purgarsi almeno in parte dei parassiti.
    Si è quindi potuta aumentare la libertà di azione e di pensiero, ottenendo tante nuove invenzioni.
    La morale è che anche da noi devono tornare dei secoli bui

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